Un’annata di fuoco in Rai, eppure non c’è spazio per parlarne. E nemmeno la voglia, almeno così è sembrato. La presentazione dei palinsesti per l’autunno 2020 è andata giù liscia come al solito, tra interventi autoreferenziali e grosse pacche sulla spalla per aver superato una fase 1 da coronavirus piuttosto impegnativa. Meriti legittimi, ci mancherebbe, la tv di Stato non ha arretrato tra le mille difficoltà innescate dalle misure anti-assembramento e dai limiti del distanziamento. Ospiti in collegamento, riunioni di redazione in streaming, chat e cellulari infuocati da comunicazioni spesso dell’ultimo momento. Cambi di programma, di registro e di scaletta, un periodo davvero complicato per i ‘servizi primari', nulla da dire.

Periodo che però ha portato con sé una serie di complessità anche dal lato umano e relazionale. Tanto per cominciare, al centro del dibattito pubblico è da settimane la questione Matano/Cuccarini, con lettere al vetriolo e risposte dalla redazione al femminile. La questione, liquidata con la motivazione di una scelta mirata al rilancio delle firme giornalistiche interne di viale Mazzini, non ha trovato accoglienza nelle argomentazioni sull’esclusione della Cuccarini da La vita in diretta e sulla conduzione in solitaria del giornalista Rai, rimasto silente già dalle prime saette.

Questione spinosa anche quella di Elisa Isoardi buttata in pista come concorrente di Ballando con le stelle dopo la chiusura de La prova del cuoco, con il passaggio del testimone cooking all’antesignana del genere, Antonella Clerici. “Aveva già preso altri impegni, troverà una nuova collocazione nel daytime 2021”, argomento chiuso e via.

Niente di più nemmeno su Fabio Fazio tornato su Rai 3 dopo il salto a pié pari su Rai1 e quello a gambe strette su Rai 2. Il conduttore aveva tuonato con un “se non mi vogliono me lo dicano" e poi il silenzio per settimane, a cavallo con le notizie di ridimensionamento compensi e nuovo piano Salini contro la presenza ingombrante degli agenti in Rai.

L’innominabile Eleonora Andreatta migrata a Netflix da Rai Fiction è passata in sordina come nome che per ben 25 anni ha dato lustro alla costola dell'audiovisivo attraverso il suo eccelso lavoro ma non ha trovato posto nel novero delle motivazioni per l’abbandono improvviso e la cessione per l’incarico ad interim di Salini. Più credibile ed esaustivo a riguardo è stato Paolo Del Brocco (Ad Rai Cinema) che in occasione dei nuovi listini 01 Distribution/Rai Cinema spiegò con il taglio compensi e una Rai sempre meno competitiva la possibile fuga di cervelli alla quale si stava diventando soggetti negli ultimi tempi.

Un clima disteso, pacifico, destinato alla celebrazione (legittima, ribadiamolo) del periodo difficile vissuto negli studi e mai nei corridoi, dove il nodo delle questioni è stato sciolto al massimo con un like o un tweet, lontani dalle sedi istituzionali. E se le domande sono state disattese nella loro complessità, derivata e non voluta, le risposte hanno trovato accoglienza nella semplicità dei loro intenti, al grido di ‘ripartenza’. Si riparte sì, a volte si spererebbe con un piede diverso e in un perimetro anche meno buonista.