Un'altra volta, una nuova polemica prima di Sanremo ed è di nuovo Amadeus a fare la parte del cattivo. Dal passo indietro ai piedi puntati, la metafora resta nel campo ortopedico e il risultato non cambia: tutti contro il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo.

Nel 2020, di questi tempi, si discuteva della gaffe con Francesca Sofia Novello, apprezzata per la sua capacità di saper stare "un passo indietro" rispetto al compagno Valentino Rossi. Da quelle parole colpevolmente inconsapevoli ne veniva fuori un Amadeus sessista, soprattutto incapace a maneggiare certe tematiche così delicate e impreparato a reggere un festival che voleva essere di rottura rispetto al ruolo stesso della donna, spesso relegata al limitante appellativo di valletta in relazione a Sanremo. Secondo queste premesse Sanremo 2020 si preparava ad essere un disastro, un fallimento totale. Poi il peso delle polemiche è scemato e le cose non sono andate esattamente così.

Amadeus e Francesca Sofia Novello
in foto: Amadeus e Francesca Sofia Novello

In un anno sembra cambiato ben poco, pandemia a parte. Il bersaglio resta Amadeus, stavolta colpevole di essersi impuntato sul pubblico in sala e di aver minacciato di lasciare il Festival dopo le parole del ministro Franceschini, che eguagliando l'Ariston a qualsiasi altro teatro chiuso da mesi, ha messo un punto sulla possibilità di avere spettatori in platea a Sanremo. Risultato? Il mondo del teatro (e non solo) schierato contro il direttore artistico, descritto come un bambino capriccioso che quando le cose non si fanno come vuole prende il pallone e lo porta via.

Amadeus chiedeva certezze sul pubblico già ad agosto

Ad onor del vero, andrebbero però ricordati alcuni passaggi. È infatti dal lontano agosto che Amadeus prima e Fiorello poi ribadiscono congiuntamente di non essere favorevoli all'idea di una platea vuota. Questioni di ragioni televisive e di qualità dell'intrattenimento, condivisibili o meno ma tali. Ed è dal lontano agosto che, puntualmente, entrambi ricevono rassicurazioni dalla dirigenza. Era settembre quando il direttore di Rai1 Stefano Coletta, in una situazione epidemiologica certamente più serena di quella attuale, diceva che Sanremo si sarebbe fatto con un pubblico di tamponati. Ed era lo stesso amministratore delegato Salini, in quei giorni, a ribadire che Sanremo non si potesse non fare.

Il clima creato attorno a Sanremo è sempre stato quello della sostanziale certezza che, in un modo o nell'altro, il Festival si sarebbe fatto e questo, considerando le premesse del direttore artistico, lasciava intendere che la soluzione sarebbe stata con il pubblico, di paganti o di figuranti che fosse. Siamo passati per l'ipotesi nave da crociera su cui mettere il pubblico per 5 giorni, persino parzialmente avallata da Walter Ricciardi, braccio destro del ministro della Salute per quanto riguarda l'emergenza sanitaria; poi siamo arrivati al caos creato dalle affermazioni di Franceschini del 28 gennaio.

Amadeus e il direttore di Rai1 Stefano Coletta
in foto: Amadeus e il direttore di Rai1 Stefano Coletta

L'intervento del ministro Dario Franceschini

Il ministro interviene a dibattito già ampiamente avviato, con una sentenza che fa emergere un problema oggettivo di classificazione catastale del teatro Ariston, che renderebbe di fatto impossibile anche la soluzione dei figuranti in sala, adottata in questi ultimi mesi per diversi programmi Tv. In soldoni questo escamotage si può adottare solo in uno studio televisivo e non in un teatro, qual l'Ariston è. Una frase, quella del ministro, che detta due mesi prima avrebbe risolto ogni problema, ma che pronunciata a poco più di un mese da Sanremo getta tutti nel caos, visto che i lavori per l'organizzazione sono avviati e quello per approvare un pubblico di figuranti appariva solo come un passaggio formale.

Chi ha rassicurato Amadeus in questi mesi?

Risulta evidente che in questi mesi il direttore artistico dell'evento di spettacolo più importante dell'anno abbia ricevuto più di una rassicurazione da parte dei dirigenti di un'azienda pubblica che è emanazione del ministero dell'economia. È altrettanto evidente che adesso Amadeus si trovi quasi costretto a fare un Sanremo esattamente nelle condizioni in cui non avrebbe voluto farlo. Chi è pronto a puntargli contro il dito definendolo un irresponsabile, forse tiene conto solo di una parte della questione. Al netto degli accordi contrattuali e della soluzione che si troverà (perché lo sappiamo tutti che si troverà) è quanto mai chiaro che Amadeus si sia trovato in un affare più grande di lui, sbagliando a intestarsi responsabilità che non gli competevano e restituendo la percezione che i poteri del direttore artistico potessero influire anche sulle decisioni di tipo sanitario. Così come è chiaro che qualcuno abbia approfittato di questa sua inclinazione a fare da parafulmine.

Bisogna tenere conto di un ultimo aspetto, ovvero che le posizioni di Amadeus e della dirigenza Rai, per logica, non sono esattamente le stesse. Al conduttore che sale sul palco interessa che si possa fare uno spettacolo prima di tutto decente, quindi di successo. È più facile pensare che ai vertici, invece, interessi che lo spettacolo si faccia in ogni caso, visti i milioni che porta nelle casse della Rai.