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Il Collegio, il capo progetto Luca Busso: “Calo inatteso, spero in un Collegio 7 negli anni 2000”

Alla vigilia dell’ultima puntata del docureality di Rai2, Luca Busso analizza il brusco calo di ascolti della sesta edizione, rallentata dai ritardi del bando: “Abbiamo avuto pochissimo tempo per prepararla”. Sulla possibilità di un Collegio 7 dice: “Bisogna chiederlo alla Rai, nel caso lo ambienteremmo negli anni Duemila”.
A cura di Andrea Parrella
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Si chiude con l'ultima puntata del 14 dicembre Il Collegio 6. Se la quarta e quinta edizione del docureality avevano reso questo programma una certezza di Rai2, nonché un vero e proprio fenomeno televisivo, con questa edizione ambientata nel 1977, c'è stato un brusco calo di ascolti. Ne parliamo con Luca Busso capo progetto e responsabile della realizzazione del programma, che analizza questa crisi e immagina un possibile futuro per Il Collegio.

Qual è il bilancio di questa sesta edizione?

Dal punto di vista della risposta del pubblico non è quello che ci aspettavamo, per diversi motivi. Il calo c'è stato, soprattutto se si pensa ai dati delle ultime due edizioni. Magari era incredibile ciò che facevamo prima, siamo arrivati a coinvolgere 2 milioni di telespettatori con un programma dai costi ridottissimi.

C'entrano le colpe della rete?

Il cambio di programmazione iniziale non ci ha aiutati, ma non giudico questo aspetto perché non rientra nel mio lavoro. Non vuole essere un alibi, ma uno degli elementi è che abbiamo avuto davvero poco tempo per realizzarlo.

Come mai?

Non è un segreto e non vuole essere una giustificazione, ma per quanto riguarda questo programma Banijay non detiene i diritti del format, che sono in mano alla Rai. Anni fa la direttrice Ilaria Dallatana lo acquisì, per poi fare un bando con le case di produzione esterne così da scegliere la proposta migliore per svilupparlo. Dopo alcuni anni la nostra proposta era scaduta e quest'anno è stato rifatto il bando molto a ridosso della produzione. Banijay si è aggiudicata il bando, ma non c'è stato un tempo vero per elaborare il tutto. La realizzazione è stata affrettata e siamo stati aiutati da un know how che avevamo già.

Per quanti altri anni sarà ancora in vigore la concessione? 

Questo non lo so, dipende da regolamenti interni alla Rai che non conosco.

Insomma, è un'edizione da buttare?

Assolutamente no, ci sono cose di cui sono molto soddisfatto. Si è parlato di molti temi, di questione sessuale, di musica, di costume, di sindacato, di nazismo, di Porci con le Ali.

C'è il rischio che vengono sacrificati e compressi in favore della resa scenica in prima serata.

Credo che spesso i temi non vengano sottolineati quanto meriterebbero, giustamente si dà molto più spazio agli elementi da reality, come i rapporti e le amicizie tra i ragazzi. Va bene così, per carità.

Avete capito da subito che i risultati non sarebbero stati quelli delle scorse stagioni?

Non penso che questa sia stata la migliore edizione, ma nemmeno la peggiore. La percezione che noi avevamo non era così negativa, magari può anche essere un format che è arrivato alla sesta edizione ed ha bisogno di rifiatare, essere rinfrescato. Va anche ricordato che con le sue sei edizioni qui in Italia Il Collegio è stato un programma fortunatissimo, negli altri paesi non ne hanno superate due.

La novità che ti è piaciuta di più quest'anno?

Ad esempio nella puntata sei abbiamo sostituito i ragazzi con i genitori e secondo me ne è venuto fuori un momento di confronto molto bello tra ragazzi e adulti.

Come si può rinnovare Il Collegio?

Il canovaccio generale è quello, però magari si può riflettere su vari aspetti, anche in considerazione di una risposta del pubblico che quest'anno ci obbliga a immaginare un rinnovamento.

La scelta di inserire Beatrice Kim, che non voleva essere definita ragazza o ragazzo, è stato un elemento di novità. 

Sì, l'ho trovata molto interessante. Una cosa così quattro anni fa avremmo fatto fatica a farla passare, mentre adesso è un argomento così diffuso tra i giovani da non averci dato problemi.

I personaggi che ti hanno colpito di più?

Mi viene in mente Maria Sofia, una ragazza che ha un'energia pazzesca, si fa portatrice di temi molto seri e lo ha sempre fatto con grande forza. Parte del funzionamento del programma la si deve a lei.

Gli anni Settanta sono parsi molto più simili a quelli che viviamo di quanto pensassimo. 

Sì, concordo, era un decennio complesso, forse meno vicino ai genitori di quanto non fossero gli anni Ottanta e Novanta delle altre edizioni. Abbiamo provato a toccare anche gli elementi più cupi e scottanti di quegli anni, ma non c'erano solo Moro e le Brigate Rosse, quindi abbiamo scelto un momento finale degli anni Settanta in cui c'è stata un momento di esplosione creativa.

Qualcuno suggerisce di organizzare la prossima edizione negli anni 2000. Forse i tempi sono maturi?

Io già quest'anno avevo pensato al 2001, visto l'anniversario degli attentati. Ognuno di noi ricordo dove fosse quel giorno e sarebbe stata una bella suggestione. Magari ci proviamo l'anno prossimo.

Percepisci che l'esperienza continuerà o ci sarà una battuta d'arresto?

Oggi è difficile dirlo, è tutto nelle mani della Rai e questa domanda va rivolta a loro. I margini credo ci siano e bisogna vedere se ci sarà volontà di investire su un programma che abbia una fruizione diversa da quelli tradizionali.

Parli ad esempio di una possibile esclusiva su RaiPlay?

Forse sì, magari non faresti i numeri della Tv generalista, ma c'è anche da riflettere sul fatto che Il Collegio ha un pubblico giovanissimo che magari non può permettersi di stare davanti alla Tv fino a tardi.

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