Lino Guanciale si è raccontato ai microfoni di Fanpage.it. Nella lunga intervista (qui la parte relativa alla fiction ‘La porta rossa 2') l'attore ha passato in rassegna alcuni dei ruoli interpretati in tv negli ultimi anni, partendo da Guido Corsi. L'amatissimo personaggio ha fatto sognare i fan della fiction ‘Che Dio ci aiuti‘ con la sua intensa, tortuosa e romantica storia d'amore con Azzurra (Francesca Chillemi). Nella quinta stagione, è stata annunciata la morte di Guido. La scelta degli autori di segnare l'epilogo della storia di Corsi ha suscitato grande polemica. Gli echi delle proteste degli spettatori sono arrivati anche alle orecchie di Lino Guanciale:

"Impossibile non notare la protesta sui social perché sono stato sommerso di messaggi. Credo sia anche bizzarro che un attore finisca in trend topic su Twitter senza neanche essere presente in una serie. Io ringrazio veramente tantissimo chi ha amato quel personaggio. Per me è stato importante perché si può dire che quasi tutto sia cominciato da lì. Tanto affetto è commovente, davvero. Poi mi pare che la fiction stia avendo successo anche così. Se un personaggio non c'è più può dispiacere ma non è un buon motivo per smettere di guardare una serie. A me continuano ad arrivare messaggi di cordoglio. Io sono vivo e lotto insieme a voi (ride, ndr). Però ripeto, è un grande attestato d'affetto. I personaggi passano, le serie restano. Non è un dramma. Rubando la battuta a Cagliostro (personaggio da lui interpretato ne ‘La porta rossa 2'), la fine non esiste.

Dai, diamo una speranza agli spettatori. Leonardo Cagliostro è un fantasma e non è detto che anche Guido Corsi non possa tornare proprio in questa forma…

Sì, facciamo un crossover con ‘La porta rossa'. Leonardo Cagliostro che incontra Guido Corsi (ride, ndr).

Guanciale sul destino di Enrico Vinci e Claudio Conforti

Veniamo ora ad altri due personaggi da te interpretati che hanno riscontrato grande successo. Sei stato Enrico Vinci nella serie ‘Non dirlo al mio capo' e Claudio Conforti ne ‘L'Allieva'. Al momento quanto è concreta la possibilità di rivederti in quei ruoli?

Ovviamente si discute della possibilità di proseguire o meno con cose che hanno avuto un grande riscontro. A me tendenzialmente piace fare cose nuove, quindi è molto più probabile vedermi in nuovi progetti. Con la Rai stiamo cercando di trovare delle intese di calendario su proposte interessanti proprio in questo periodo. A quel punto capiremo cosa ci sta dentro e cosa no. Però, ripeto, per me sono prioritari i nuovi progetti.

Dato che senza di te Enrico Vinci e Claudio Conforti difficilmente possono esistere sul piccolo schermo, non avverti una certa pressione all'idea di deludere le attese degli spettatori?

Certo, si parla di due fiction che hanno avuto un ottimo riscontro. Il pubblico va rispettato però deve anche rispettare le scelte che un attore fa nel suo percorso. Sento la responsabilità perché a me fa piacere andare incontro ai desideri delle persone. Spesso, però, si ritiene erroneamente che questi lavori un attore li faccia cotti e mangiati. Sono sei mesi della propria vita che uno dà per fare una serie da 12 episodi. In quei sei mesi, se fai quello devi decidere di bloccare altri progetti. Per me l'aspetto economico dell'intera questione è il meno interessante, cerco di fare le mie scelte prevalentemente sul piano artistico. Poi c'è anche il rapporto con l'azienda perché la Rai può voler proseguire sulla scia di qualcosa che ha avuto un gran successo. È una mediazione simile a quella che avviene in altri lavori, tra ciò che uno vorrebbe fare e ciò che è opportuno fare.

Quindi cosa dobbiamo aspettarci?

La mia posizione è questa: se c'è materiale per fare la terza stagione, io lo valuto però con più attenzione che non sulla prima e sulla seconda. Se poi una serie che è piaciuta tanto non dovesse andare avanti, per gli spettatori ce ne saranno di certo delle altre altrettanto piacevoli.

In un'intervista rilasciata lo scorso anno a ‘Verissimo' hai dichiarato: ‘La tv era un modo per ottenere visibilità per i progetti a cui tenevo ossia quelli teatrali'. È ancora così?

Direi di sì. Questo non vuol dire che non mi diverta a fare televisione o non mi piaccia stare sul set però la priorità per me è il lavoro teatrale. La popolarità è uno strumento e non un obiettivo. È chiaro che a me fa piacere fare delle cose belle in televisione e spero di continuare così e di farne sempre di più interessanti anche per una mia crescita personale. Però sono contento che si siano raggiunti certi numeri perché garantiscono del seguito a progetti che altrimenti in molti non conoscerebbero.