Il 10 gennaio, il ciclone ‘Che Dio ci aiuti 5‘ ha travolto il palinsesto di Rai1. La serie televisiva con Elena Sofia Ricci e Valeria Fabrizi è stata accolta con grande entusiasmo, realizzando dati di ascolto addirittura superiori a quelli già ottimi della scorsa stagione. Solo un particolare della trama non ha raccolto il consenso degli spettatori, scatenando un'ondata di polemiche sui social. A far storcere il naso è stata la scelta degli autori e sceneggiatori di far morire in un incidente d'auto due personaggi molto amati: Guido Corsi (interpretato da Lino Guanciale) e il piccolo Davide (interpretato da Cesare Kristian Favoino). Un espediente narrativo utile a far evolvere la storia di Azzurra (Francesca Chillemi) ma che ha deluso gli spettatori che hanno seguito ogni tappa della storia d'amore tra Guido e la Leonardi. Fanpage.it ne ha parlato con Gianmarco Saurino. L'attore che nella serie televisiva interpreta il personaggio di Nicodemo (Nico) Santopaolo, ha detto la sua sulla polemica nata in Rete:

"Ho abbastanza fiducia negli sceneggiatori da pensare che se scelgono di prendere una decisione del genere è perché la perdita porta i personaggi che la subiscono verso altre direzioni. Optare per il divorzio, per la partenza o per la morte ha un peso specifico diverso sul personaggio che rimane. Quindi valutiamolo a fine stagione. Io capisco l'affetto degli spettatori, ci fa molto piacere, però negli Stati Uniti i personaggi muoiono ogni due puntate perché è bello cambiare. I personaggi talvolta concludono il loro percorso, non hanno più niente da dire. Secondo me fa parte del ciclo naturale del raccontare storie. Perciò mi sento di ripetere: valutiamo alla fine. Alla ventesima puntata capiremo perché si è dovuti intervenire in modo così drastico e magari si potrà dire: ‘No, non mi piace dove ha portato il personaggio, questa morte era inutile'. Sinceramente vado in difficoltà quando leggo ancora messaggi che dicono: ‘Ma quest'anno Guido non c'è?'. Basta, anche per lo stesso Lino Guanciale che deve sentirsi dire ‘Ma quest'anno farai Che Dio ci aiuti?' quando sta lavorando tanto a teatro e sta facendo altre serie di spessore e valore. Diventa un po' stancante".

Infatti al netto della scomparsa di questi due personaggi, vale comunque la pena continuare a seguire la fiction…

Certo, vale la pena per gli stessi motivi per cui hanno guardato le stagioni precedenti. Già nella scorsa stagione Lino Guanciale c'è stato per sole due puntate. Vista la caratura del personaggio, gli sceneggiatori hanno deciso di farlo andare via pian piano, con tranquillità. È una serie costruita bene perché parla di storie vicine alla vita di tutti noi, perché fa ridere e commuovere allo stesso tempo, perché è la vita che è così. ‘Che Dio ci aiuti' parla di questo, della vita di tutti i giorni e lo fa con grande accuratezza.

La quinta stagione di ‘Che Dio ci aiuti' sta riuscendo nell'impresa di battere i risultati già ottimi della quarta stagione. Le prime due puntate della fiction hanno registrato da 3 a 6 punti di share in più rispetto all'esordio di ‘Che Dio ci aiuti 4'. Come hai accolto questo successo?

Essendo abbastanza nuovo al mondo dello spettacolo televisivo, non ho l'abitudine di controllare i dati Auditel la mattina dopo. Quando giriamo non lo facciamo mai immaginando quanto successo farà una serie. Personalmente do tutto me stesso e cerco di assicurare un buon risultato. Devo dire che non osavo immaginare tutto questo riscontro. Sono convinto che arrivati alla quinta stagione, si sia creato un pubblico di affezionati nonostante le dipartite. E poi credo che questa serie sia una macchina perfetta, i personaggi sono strutturati nel dettaglio, quindi gli spettatori riescono a ritrovarsi.

Veniamo al tuo personaggio, nella quinta stagione gli spettatori stanno conoscendo un lato più intimo di Nico. Il ruolo del seduttore sta lasciando spazio a inedite fragilità causate da episodi familiari dolorosi come la perdita del fratellino. Quanto c'è del tuo bagaglio personale nella sua caratterizzazione?

Credo che l'aspetto divertente di questo mestiere sia che in ogni personaggio c'è una parte di te e una parte che non esiste. Anche in Nico c'è qualcosa di mio e qualcosa che appartiene a lui. Il gioco consiste proprio in questo: ritrovare la vita all'interno di un personaggio scritto su un foglio di carta. La fragilità di Nico sposa la mia fragilità rispetto ad altri temi, si assegna alle proprie paure (sebbene diverse) lo stesso valore di quelle del personaggio. Così si crea un essere umano con un suo bagaglio di vita, le sue sofferenze, le sue vittorie.

Ti sei fatto apprezzare anche nel ruolo dell'avvocato Massimo Altieri nella fiction ‘Non dirlo al mio capo 2'. Al momento quanto è concreta la possibilità di rivederti in quei panni?

Al momento non c'è nessuna informazione a riguardo. Non so se si farà ‘Non dirlo al mio capo 3', né se io sarò disponibile o impegnato con altro. Non so quali siano i programmi Rai, né quali saranno i miei. Credo che sia piuttosto presto per stabilirlo. Probabilmente tra sei mesi si saprà con più accuratezza.