Antonella Clerici torna alla conduzione di un programma serale dopo il gradito ritorno nella fascia del mattino con È sempre mezzogiorno. Lo fa con The Voice Senior, edizione zero, over 60, di un format che aveva già albergato nei palinsesti Rai, per poi sostare nella sala d'attesa dei programmi da riprendere forse un giorno. La scommessa, vinta a pieni voti con il trionfo di Erminio Sinni e con ascolti fuori da ogni aspettativa, hanno consolidato l'idea che professionalità come quelle della Clerici sono difficili da tenere a lungo in panchina. Abbiamo raggiunto la conduttrice in macchina, mentre fa la pendolare per andare a lavoro, spostandosi ogni mattina da Arquata Scrivia, un paesino rurale in Piemonte, dove ha trovato la sua dimensione ideale, immersa nella pace della sua villa circondata dal verde.

Si è appena conclusa la straordinaria esperienza del primo The Voice Senior. Partiamo da una domanda apparentemente banale: cos’è che ha funzionato così bene?

Quando c’è un successo, c’è sempre una magia, non c’è mai un motivo solo. Probabilmente uno di questi è il fatto che in un momento storico particolare, dove gli over 60 finora erano visti come quelli che stavano in ospedale con il Covid ed erano i più martoriati da questa pandemia, abbiamo potuto vederli gagliardi, talentuosi, eleganti, testimoni di una seconda parte della vita bella e creativa, piena di sogni da realizzare senza quella tensione della gioventù che magari ti fa essere anche più arrogante. Il programma giusto nel momento più giusto.

La terza età che esce dall’incubo di isolamenti e tamponi, di curve sempre più preoccupanti. Simbolicamente, è stata una vetrina molto importante per la tv di Stato

Sì, un messaggio di speranza. E poi fammi aggiungere anche che tutti avevano un gran talento, noi non abbiamo fatto la Corrida. Le storie della loro vita hanno aggiunto quel plus emozionale, sono state fondamentali insieme alle loro aspettative, perché molti di loro semmai erano arrivati alla soglia del successo e poi hanno dovuto fare, volutamente o non, scelte diverse, virando su altro.

Con quale fine si sono presentati alle selezioni?

Un fine semplice, non volevano diventare famosi a tutti i costi, magari faranno qualche serata in più al pianobar o avranno l'emozione di essersi fatti conoscere meglio dalla loro cerchia di amici, ma non avevano il desiderio di stravolgere le loro vite.

Ha vinto Erminio Sinni. Tu avevi un altro preferito?

Erminio Sinni ha meritato questa vittoria, è un uomo buono e ha avuto il Covid prima di iniziare questa avventura quindi è stato rappresentativo del mondo degli over 60. Per me il vincitore però è relativo, una volta in semifinale o finale hai già vinto, nessuno è rimasto male, ognuno ha sentito di portare a casa una motivazione interiore superiore a una vittoria su carta. Elena Ferretti, ad esempio, che è arrivata seconda si è divertita molto e insieme agli altri sono diventati amici.

Si respirava un’aria ‘sana’ in questo The Voice e questo ha consentito una partecipazione transgenerazionale, non credi?

Abbiamo creato, come piace a me, un ambiente di serenità. Io amo lavorare in un clima disteso, senza contrasti né liti e competizioni. Devo dire che l’intenzione era quella di creare un’atmosfera non contaminata, e penso ci siamo riusciti.

Sinni ora lo rivedremo nel capodanno di Amadeus su Rai1 ma il pubblico lo vorrebbe di diritto a Sanremo 2021. Pensi potrà aprirsi questa finestra?

Questo non lo so, Sanremo è un programma di Amadeus e lui i suoi cantanti li ha scelti, quindi per me è chiaro che i giochi sono fatti. Tra l’altro, ha ben 26 cantanti, sono già tanti per consentire aggiunte. Però è bello che lo abbia invitato nel suo Capodanno, è stato come fare un grande regalo e da una persona generosa come Amadeus me lo aspettavo. L’ho vista come una carezza data al programma (The Voice senior, ndr) e a queste persone, lo ringrazio molto.

Insieme a Erminio Sinni ha vinto la sua coach, Loredana Bertè, che invece è sembrata agguerrita sin dall’inizio…

Lei voleva vincere. C’è stata tanta napoletanità in questa giuria, l’ho voluta fortemente perché in generale il Sud Italia rappresenta molto l’idea che io ho dello spettacolo. Io dico sempre che sono nata al Nord per sbaglio, avendo un carattere e un temperamento decisamente da donna del Sud. Avere Loredana che a 70 anni vive una seconda giovinezza, sia fisicamente che di testa, è stato un valore.

In generale, la giuria ha garantito lo show nello show, una sinergia particolare che ha alimentato l’efficacia dell’intrattenimento. Da amante delle ricette, quali sono stati gli ingredienti vincenti dei singoli giudici?

Di Loredana, la sua anima rock, è sicuramente un piatto di penne all’arrabbiata, con una forte personalità. Gigi è un babà perché alla fine lui è un romantico, tira sempre fuori il cuore. Clementino è energia pura, una pietanza scoppiettante come fuochi d’artificio, direi degli struffoli colorati. Al Bano è il suo vino pugliese, quando penso a lui lo accosto a un bicchiere di vino buono che accompagna un panino, alla felicità semplice. Jasmine è fresca, è giovane, è stata il nostro sushi, un finger food moderno e misurato.

Clementino è stato la rivelazione di questo The Voice Senior. Musica e teatro nel suo curriculum gli hanno consentito di conquistare subito la scena di un palco così nazional popolare?

Dici bene, ha fatto molta gavetta, viene dai villaggi turistici un po’ come Fiorello, aveva capacità di improvvisazione e competenze. Lui davvero potrebbe essere uno straordinario one man show, al di là del suo percorso musicale. Ha quasi 40 anni ed è maturo al punto giusto per capire qual è la sua strada, mi auguro sarà consigliato bene.

Cosa resta adesso dopo tutto questo track track?

Ho qualche giorno di riposo, il mio track track dal 4 gennaio sarà È sempre mezzogiorno, che è molto importante perché come vedi per fare dei bei serali la fascia quotidiana serve molto. È un allenamento continuo e ti consente di tenerti stretto il pubblico. Per me poi, ritrovare il mio mezzogiorno è stato come tornare a casa, un po’ la mia coperta di Linus.

Una mattina Rai che in qualche modo è rinata dopo la parentesi de La prova del cuoco con Elisa Isoardi. Eppure tu hai sempre mostrato un certo fair play, anche quando gli ascolti sembravano scoprirle il fianco. 

Mi sento una donna semplice, sono nata in provincia da una mamma casalinga e un papà che aveva un negozio di vernici. Già inimmaginabile il successo che è arrivato e mi ha travolta. Mi sento come Cenerentola al ballo, a disagio in un certo ambiente, amo molto di più i people show che quelli con i vip. Anche gli amici che ho nel mondo dello spettacolo, sono amici veri, non mi sento effimera. Alla luce di questo, cerco di avere buoni rapporti con tutti, sono felice dei successi delle mie colleghe, come quelli di Milly Carlucci a Ballando o di Mara Venier a Domenica In. Nello specifico, con Elisa Isoardi, non siamo amiche strette ma sono contenta del suo percorso a Ballando perché è venuta fuori un Elisa che non conoscevo, ci siamo anche scritte. Sono molto serena sia quando le cose vanno bene come no, mi sento centrata e a 47 anni sarebbe problematico non esserlo.

Lo capisco ma vedere una forma di riscatto da un momento di fermo, che non ha consentito di tenere in panchina una professionalità solida come la tua più del dovuto, non è propriamente sbagliato. O no?

Beh sì (sorride, ndr), sono come la protagonista di Dirty Dancing, nessuno mi può mettere in un angolo. Si possono sbagliare delle trasmissioni in una lunga carriera come la mia, però adesso il mio direttore (Stefano Coletta, ndr) mi fa sentire amata dalla rete e per me è molto importante. Quando non mi sento tollerata, parte il disagio. Anche io ho le mie fragilità e ho bisogno di sentirmi ben voluta. Quando accade, rendo molto di più e dò molto di più anche umanamente.

Smorziamo un attimo il tono, parliamo dei tuoi outfit. Look con colori sgargianti, paillettes, lustrini, impossibile non riconoscerti da lontano. È un’espressione di una parte profonda di te tutto questo?

È un po’ come il torero che entra nell’arena. Vesto in modo sobrio normalmente, non mi piace mettermi in mostra, ma sul palco subisco una trasformazione. In scena voglio stupire, come avessi un evidenziatore giallo, tiro fuori quella parte di me un po’ folle, strettamente legata allo spettacolo. Un modo un po’ circense di stare al centro dell’attenzione, infatti quando mi cambio in camerino mi dicono che cambio anche espressione, quindi credo davvero di liberare proprio l’altra parte di me.

“Non è mai troppo tardi per un’infanzia felice”. Alla luce delle bellissime parole spese dal direttore di rete Stefano Coletta, dimmi: vorresti continuare a essere una certezza o una scommessa?

Una scommessa. Una certezza forse lo sono, ho una carriera piena però è bello essere sempre una scommessa perché vuol dire che la posta in gioco è sempre alta e che i dadi vanno tirati a qualunque età.

Dadi a centro tavola anche per questa fine del 2020. Cosa ti auguri per il 2021?

Abbiamo capito che la cosa più importante è la salute perché puoi avere tutto ma se non hai la salute non hai niente. Quindi bye bye 2020, che nel suo essere 20 e 20, fatto di rotondità, apre le porte a un 2021 che può sembrare più spigoloso come numero ma può portare con sé il bene prezioso dell’insegnamento, di una maggiore umanità, di un modo speciale di prendersi cura degli altri.