Vincenzo Mollica, dopo 40 anni al Tg1 a raccontare il mondo dello spettacolo italiano e internazionale, anche attraverso la sua storica rubrica Doreciakgulp, è pronto a lasciare la Rai e a salutare il pubblico televisivo che lo ha tanto amato. Reduce dal successo di “Viva RaiPlay” con Fiorello, dove ha prestato la voce a un pupazzo irresistibile in pieno stile Muppet, il giornalista si racconta a Fanpage.it, ricordando i 39 anni vissuti al servizio del Festival, dove dallo storico balconcino del Teatro Ariston ha raccontato voci e volti della kermesse musicale più famosa d'Italia.

Ricorda il primo Sanremo come corrispondente?
Era il 1981 e Alice vinceva il Festival con “Per Elisa”, scritta dal grande maestro Battiato e Giusto Pio. Andai a intervistare il patron Gianni Ravera e gli chiesi quale caratteristica dovesse avere una canzone per vincere il Festival e lui con molta semplicità mi disse: ‘Deve essere liberatoria come una bella pisciata'. Mi colpì perché fu la stessa risposta che mi diede il direttore d'orchestra Gorni Kramer!

Qual è stato il momento più difficile e più bello dei Festival che ha vissuto?
Il momento più difficile è stato sicuramente quella sera, in cui quella persona ha tentato di buttarsi già dal cornicione e Pippo Baudo, con grande bravura, andò per cercare di dissuaderlo. L'ho vissuta con grande emozione perché ero sotto in platea. Ho vissuto uno dei momenti più teneri nell'ultimo Festival che ha fatto Lucio Dalla con Pierdavide Carone. Lucio è morto una settimana dopo. Siamo stati spesso insieme in quei giorni e mi ha raccontato un sacco di cose che conservo gelosamente.

Le polemiche sono un elemento imprescindibile al Festival? Quest'anno si è discusso sui testi di Junior Cally e sulle dichiarazioni di Amadeus su Francesca Sofia Novello e la sua capacità di stare "un passo indietro" al fidanzato Valentino Rossi
Di Sanremo ne ho fatti 39 e sono arrivato a 67 anni. L'ultima cosa che ho capito di questo Festvial è che esiste un pre-festival che è fatto di polemiche, di un festival fatto di canzoni e un post festival fatto di oblio. Tutte le polemiche sono fuori misura se uno pensa che Amadeus dice delle cose sessiste vuol dire che non conosce la persona. Forse ha sbagliato modo, ma non direbbe mai qualcosa contro le donne. È un professionista mite, perbene e di grande civiltà. Le polemiche fanno parte del gioco, tutto va preso nella giusta misura. Le canzoni contano, Amadeus ha scelto Junior Cally ma non bisogna mai demonizzare l'artista. Bisogna sempre capire qual è il valore dell'arte: è chiaro che Junior Cally ha preso le distanze rispetto alla canzone che ha scritto qualche tempo fa, una canzone imbarazzante ma quella che ha presentato a Sanremo è un'altra cosa.

Fiorello è uno dei protagonisti di questo Festival, com'è nata l'idea di trasformarla in un pupazzo super ironico a “Viva RaiPlay”?
L'idea è totalmente di Fiorello. Me ne ha parlato sei mesi fa e aveva in testa di fare un pupazzo che parlasse con la mia voce. La mattina, quando si svegliava mi mandava le battute, io mi svegliavo e ascoltavo, poi aggiungevo qualcosa di mio come la risata maldestra sulle parole strane come ‘questo spacca!‘. Il successo che questo pupazzo ha avuto tra i bambini è stato un qualcosa che mi ha reso molto felice.

Amadeus è la persona giusta al posto giusto per questo 70esimo Festival?
Sì e farà un bel Festival che sarà fatto di racconto. Mi piace la sua umiltà e il suo modo di essere, è un lavoratore infaticabile la passione che ci mette sul lavoro è pazzesca. Inoltre è molto educato, mi piace come entra nelle case delle famiglie ogni sera.

Chi vedrebbe come direttrice artistica del Festival?
Se dovessi in qualche modo sparigliare le carte vorrei Sophia Loren che ama la musica in maniera straordinaria e la conosce molto bene.

Quali sono le sue canzoni preferite?
Sono quattro: ‘Il ragazzo della Via Gluck di Celentano, Quattro marzo di Dalla, Vita Spericolata di Vasco e Piove di Modugno.

Cosa si augura e cosa augura al pubblico che, almeno in tv, non la vedrà così spesso?
Che la televisione recuperi la buona educazione. Dobbiamo recuperare una televisione del comportamento e che sia rispettosa. Spesso la barbarie e l'inciviltà dominano questa tv.

Una volta che andrà in pensione, farà un libro?
In tanti mi hanno chiesto un libro di memorie. Non lo scriver mai perché quello che ho vissuto grazie al mio lavoro in Rai deve andarsene via con me. Ho vissuto momenti di grande confidenza con gli artisti che mi hanno regalato l'amicizia. Se un editore volesse invece intitolare un volume da me firmato che si intitoli ‘Prima che mi dimentichi di tutto' con tutte pagine bianche sono disponibile a darlo gratis. Sono arrivato in rai in punta di piedi. L'insegnamento più bello che le persone che ho incontrato nel mio percorso mi hanno regalato è l'umiltà. Viviamo una televisione in cui tutti urlano e non si capisce nulla. Fellini faceva dire a Benigni ne ‘La voce della luna': "Se tutti facessero silenzio forse qualcosa potremmo capire”.