Harry e Meghan Markle rompono con la famiglia reale britannica, lasciano l’Inghilterra e a poco più di un anno da quel momento decidono di raccontare a Oprah Winfrey – la regina della tv americana nonché loro vicina di casa nella villa da 14 milioni di dollari acquistata a Santa Barbara qualche mese fa, non esattamente un nome a caso – di essere rimasti incastrati in un fantomatico sistema che li ha strizzati, senza ricevere protezione e sostegno alcuno, con Meghan vittima di razzismo per il colore della sua pelle, i pensieri sul suicidio e il timore che la storia di Lady Diana potesse ripetersi. Tutto perfetto, il cerchio che si chiude e riporta la palla nel campo dei duchi di Sussex nel ruolo di vittime reticenti che hanno avuto il coraggio di ribellarsi e con i quali non è possibile non empatizzare. Tutto legittimo, perfino i più rigidi britannici saranno riusciti a immedesimarsi nel racconto della duchessa che sostiene serena lo sguardo di un’intervistatrice di mestiere come Oprah, accarezzandosi il pancione, mentre procede nel suo racconto, mina dopo mina, con quel tono di voce morbido e commosso (doppiaggio vivace a parte), certamente sincero.

Un terreno che sembra – legittimamente –  preparato per suscitare negli inglesi la stessa simpatia della quale divenne oggetto Diana dopo quella intervista del 1995 che fece tremare la corona inglese e che la aiutò a conquistare il sostegno indiscusso dei sudditi. La polarità perfetta: da un lato “lei”, la principessa triste, dall’altro “loro”, i cattivi del film. Se non fosse, nel caso di Harry e Meghan, per l’inconsistenza di quel “Loro”, gli aguzzini razzisti preoccupati di quanto sarebbe stato scuro Archie dei quali hanno scelto di non fare i nomi. E qui, diversamente da quanto accadde alla sfortunata prima moglie di Carlo, emerge la prima crepa nella parete del castello di accuse dei duchi di Sussex. Lady Diana, in quell’intervista, ebbe il coraggio di andare fino in fondo, di fare nomi e cognomi, riferimenti precisi, di tracciare l’identikit del “nemico”.

Lady Diana e il principe Carlo
in foto: Lady Diana e il principe Carlo

In tre in quel matrimonio troppo affollato”. Così Diana confermò che il suo Charles, l’uomo che aveva sposato anni prima, non aveva mai davvero allontanato Camilla Parker Bowles (il suo primo amore, oggi sua moglie) dal suo cuore e dal suo letto. Un contesto, fatti, nomi. Con Meghan e Harry non accade, e non accade nemmeno di fronte all’incontestabile capacità di Oprah di porre le domande più feroci mantenendo intatto il livello di intimità dell’intervista. Come quando chiede a Harry se, senza Meghan, avrebbe mai avuto il coraggio di distaccarsi da quella famiglia nella quale aveva dichiarato di sentirsi intrappolato. E lui ammette che no, non lo avrebbe fatto, prima di Meghan non aveva avuto i mezzi per comprendere la dimensione della sua clausura. Si dice deluso dal padre, lontano dal fratello, ma con un abile colpo di coda – d’altra parte, è stato cresciuto per imparare l’arte della comunicazione – li assolve. Sostiene che non è loro la colpa, sono “in trappola”, esattamente come lo era stato lui prima di conoscere l’attrice che gli avrebbe aperto gli occhi. Non sono loro i cattivi dunque, diventano figure sullo sfondo di una corte che non ha mai davvero rivelato i suoi segreti.

Ma la colpa non è nemmeno di Elisabetta, la nonna regina per incontrare la quale Meghan aveva dovuto imparare incredula a fare un profondo inchino (“L’inchino? Ma è tua nonna!”, avrebbe detto a Harry). La regina non c’entra, non è lei l’autrice del commento razzista che ha spinto Harry e Meghan a fare armi e bagagli. Resta “il comandante in capo”, specifica il figlio di Diana, con la quale ha un bellissimo rapporto tanto da averla sentita – via Zoom, Elisabetta ha 94 anni, altro elemento che aggiunge umanità alla narrazione – più spesso nell’ultimo anno che in passato. Non è il principe Filippo, eventualità per smentire la quale è stata addirittura Oprah a correre ai ripari, affrettandosi a dichiarare in una nota diffusa dopo la pubblicazione dell’intervista che “né la Regina né il principe Filippo sono gli autori dei commenti razzisti”. Altri birilli che si abbassano. Sarà Kate Middleton allora, colei che aveva fatto piangere Meghan per un banale inghippo sull’abito da damigella da fare indossare alla figlia Charlotte. Ma non è nemmeno Kate, che Meghan descrive come una brava persona, stando bene attenta a non intaccare l’aura di santità che avvolge quel delizioso cyborg in grado, uno dei pochi casi al mondo, di lasciare l’ospedale poche ore dopo un parto fresca come una rosa.

Meghan Markle e la regina Elisabetta
in foto: Meghan Markle e la regina Elisabetta

E allora chi? È la domanda chiave, l’unica alla quale Harry e Meghan avrebbero dovuto rispondere. Parliamo – parlano – di razzismo, un tema troppo sensibile perché lo si lasci aleggiare nell’aria come un fantasma. Lo rimarca lo stesso Harry quando, a fine intervista, dichiara di essere stato messo spalle al muro, che non poteva non fare qualcosa, non lanciare un messaggio chiaro di fronte a un argomento che avrebbe finito per coinvolgere milioni di altre persone nel mondo, non la sola Meghan e il figlio Archie. Ma pur avendo isolato l'importanza del concetto sceglie di restare sul vago, spianando il terreno alla nota diramata da Buckingham Palace che ha fatto sapere che “la famiglia affronterà la questione in privato”. “Una bomba”, è stata definita l’intervista a Meghan e Harry. Una bomba che avrebbe avuto le potenzialità per innescare un cambio di passo se fosse stata davvero questa l’intenzione. Ma i duchi di Sussex, evidentemente, avevano altri obiettivi. E così è solo sceneggiatura.