Eurogames‘ non decolla. Il programma di Canale5, prodotto da Nonpanic, era nato con uno scopo ben preciso. Ilary Blasi e Alvin avevano espresso il desiderio di riportare le famiglie a riunirsi sul divano, come accadeva all'epoca dell'amatissimo programma ‘Giochi senza frontiere‘. Tuttavia, l'obiettivo di appassionare gli italiani, non sembra sia stato raggiunto. La trasmissione di Canale5, infatti, ha visto precipitare gli ascolti nell'arco di sole tre puntate. Fanpage.it ne ha parlato con Ettore Andenna, che è stato al timone di ‘Giochi senza frontiere' per ben 103 puntate.

Il flop negli ascolti di ‘Eurogames'

Andenna sta seguendo ‘Eurogames'?

Ho seguito la prima ora e mezza della prima puntata e dieci minuti della terza. Poi per me diventa una sofferenza, per cui non lo guardo.

Una sofferenza dettata dall'effetto nostalgia o non condivide l'impostazione del programma?

È una sofferenza perché hanno venduto ‘Eurogames' come il rifacimento di ‘Giochi senza frontiere'. Il mio dispiacere è che ora passeranno concetti come: ‘Non è più l'epoca dei ‘Giochi", ‘È stato un errore rifare i ‘Giochi', ‘I ‘Giochi' sono anacronistici'. Non è giusto. Dipende da come si fanno. L'anno prossimo, in estate, la Francia rifarà ‘Giochi senza frontiere', quelli veri, e faranno vedere come si fanno.

In effetti nell'arco di tre puntate, gli ascolti sono precipitati: da 3.068.000 e il 16% di share a 2.069.000 e il 10.6% di share. Cosa non ha funzionato?

Tutto. Ti svelo una cosa. La produzione mi aveva chiamato a luglio e mi aveva chiesto la disponibilità a una consulenza e io ho detto di sì. Dopodiché non ho sentito più nessuno.

Come mai hanno cambiato idea?

Non lo so, mi sono permesso di mandare una nota alla produzione dicendo che per rispetto non dico dell'età, ma almeno della professione, potevano dirmi: ‘Non ci interessa più' e che con la mia esperienza gli avrei permesso di evitare parecchi errori. Mi hanno risposto dicendomi che ero un frustrato. Io non sono un frustrato. Ripeto, sono solo dispiaciuto perché passerà il messaggio che ‘Giochi senza frontiere' è un programma finito.

Quali sono gli errori che ha rintracciato in ‘Eurogames'?

Sono errori che abbiamo già fatto noi e abbiamo risolto negli anni. Anche se tutti quegli errori insieme, come hanno fatto a ‘Eurogames', non li ho mai visti.

Mi può fare qualche esempio?

No, perché non voglio dare idee (ride, ndr). Io so esattamente, in ogni punto della trasmissione, dove intervenire. Avranno pensato: ‘Che cosa ci vuole a farlo?'. Bene, ora vediamo il risultato. Sono tutti errori che conosco a memoria e che a me sono evidentissimi.

Ci provo, un errore potrebbe essere il focus più sullo spettacolo che sulla gara?

Bravissima, si chiamano ‘Eurogames', i protagonisti della trasmissione dovrebbero essere i giochi. Devi dare risalto a quello, non al contorno. Durante una partita di calcio, ti fermi e mi fai un balletto? Fai degli stacchi sui telecronisti? Chi se ne frega di loro, a me interessa la partita di calcio. Poi non puoi partire dopo le 21:30 e finire a 00:15 quando il giorno dopo i ragazzi vanno a scuola. Anche il periodo è sbagliato. Sembra, tra l'altro, che ci siano sei autori per scrivere le battute a Ilary Blasi. Io non ne avevo nemmeno uno, non ne avevo bisogno. Se dovevo commentare il gioco, lo facevo per i cavoli miei.

Il successo di ‘Giochi senza frontiere'

Sono trascorsi 20 anni dall'ultima puntata di ‘Giochi senza frontiere' eppure quel programma è ancora nell'immaginario degli italiani. Come se lo spiega?

Era la trasmissione dell'estate, un punto di raccolta per la famiglia per più di 30 anni. Io mi divertivo a farla. Se reciti, la gente percepisce che non ti stai divertendo. La devi vivere con emozioni e sentimenti tuoi. Ci si divertiva a vedere nazioni in competizione tra di loro, non a livello bellico ma a livello ludico.

Alcune nazioni, però, non avrebbero esitato a ricorrere a degli stratagemmi pur di vincere…

Sì, gli ungheresi  e i cechi portavano i loro campioni olimpionici di triathlon e pentathlon con carte d'identità false. Per loro diventava un problema fare brutta figura. C'erano, addirittura, delle interrogazioni parlamentari se non vincevano. Gli italiani, per contrastarli, portarono la squadra dei pompieri mentre le donne erano la nazionale femminile di judo. Ci tenevamo anche noi a fare bella figura.

Sono nati degli amori tra i concorrenti?

Certo, ci sono stati anche dei matrimoni. Le squadre stavano tutte insieme. Già dal primo incontro, i concorrenti si guardavano, si studiavano. La festa finale, poi, era di una bellezza incredibile. Si mischiavano tutti i colori. Ci sono giovani che a distanza di 40 anni, ricordano ancora quell'esperienza meravigliosa.

Nei mesi scorsi, nel programma ‘Ciao Darwin' si è verificato un grave infortunio. È mai successo a ‘Giochi senza frontiere'?

Noi avevamo una squadra, pagata dalla produzione, che provava tutti i giochi e indicava quelli da cambiare per evitare che i concorrenti si facessero male. C'era una cura maniacale della sicurezza del concorrente. Infortuni? Io ricordo un dito rotto e una caviglia rotta. Non per colpa del gioco. Un concorrente doveva calarsi da una corda, ma anziché fare così, per guadagnare tempo si buttò giù da 5 metri. Nonostante i materassi, se metti male il piede ti fai male. Comunque piccoli infortuni, nessun danno permanente.

La tv oggi e la lite tra Marco Columbro e Barbara D'Urso

Quella di ‘Giochi senza frontiere' era una tv diversa da quella odierna, tendenzialmente più urlata e che fa leva sulle polemiche…

Era una tv che comunicava. Oggi è difficile. Ci sono troppi talk show in cui si crea ad arte un marasma. La gente si infastidisce. C'è un contendere su situazioni inesistenti, ridicole, futili. All'epoca passavano messaggi reali, ora è molto più difficile che accada. Non si capisce niente e il conduttore dà la sensazione di non voler gestire la situazione, di lasciare fare perché dà l'impressione di una trasmissione calda e viva e invece è solo fastidiosa.

Ha seguito il recente scontro avvenuto a ‘Live – Non è la D'Urso' tra Marco Columbro e la conduttrice?

Al posto di Columbro o con Columbro dovevo esserci io. Mi hanno chiamato per partecipare a ‘Live – Non è la D'Urso'. Avevo una convention in Svizzera e non ho potuto andarci. In effetti, oggi si vuole esacerbare il personaggio a tutti i costi. Marco ha avuto un momento di grande successo, poi la vita l'ha portato ad affrontare un problema fisico da cui ne è venuto fuori. Capisco che si sia incaz**to per essere stato messo alla berlina. Tuttavia, è il ruolo di Barbara fare questo. Sono due situazioni che si scontrano ma si incontrano. No comment.

1070 euro di pensione e i problemi con il fisco

Com'è la sua vita oggi? 

Ho la mia vita da settantatreenne, con una bellissima famiglia. Dopo aver viaggiato tanto, mi piace godere della natura e delle cose che mi circondano. Vivo in apertissima campagna in un borgo con 20 persone. Siamo fuori dal mondo. L'unico che mi trova sempre è il fisco (ride, ndr). Sono 40 anni, ormai ci ho fatto l'abitudine. Continuano ad accusarmi di cose che non ho mai fatto.

L'accusano di non aver pagato le tasse?

Mi accusano di non averne pagate abbastanza, perché io le tasse le ho sempre pagate. Io prendo 1070 euro di pensione netti al mese. Ho sempre lavorato con istituzioni come la Rai, Antenna3, Mediaset. Ovviamente non facevano pagamenti in nero, era tutto regolare. Le tasse si era obbligati a pagarle. Mi contestano la mia residenza all'estero. Lo sanno anche i sassi che ho lavorato per vent'anni a Monte Carlo. Ho anche una piccola pensione dal Principato di Monaco, la minima. Non te la danno se non hai vent'anni di contributi. Il fatto che me l'abbiano data dimostra che ero residente là. Dopo anni di contestazioni, non avevo più i soldi per difendermi e ho detto: ‘Fate quello che volete'.

Molti suoi colleghi si lamentano della pensione o dei problemi con il fisco.

Non mi piangerò mai addosso. Con la mia poca pensione ci mantengo anche un figlio all'università, all'ultimo anno di medicina. Ti muovi in funzione di quelle che sono le tue possibilità. L'importante è affrontare tutte le fasi della vita, mantenendo la salute mentale e io sono serenissimo.

La rottura con la Rai e il ritorno in tv

Ancora oggi gode dell'affetto degli italiani. Come mai la Rai non le ha più dato spazio?

Me lo chiedono in tanti e me lo chiedo anch'io. Improvvisamente, nel 1996, la Rai mi ha tagliato fuori e non mi ha chiamato più. Negli ultimi 10 anni ho fatto quattro ospitate in Rai. Comunque non andrò mai in tv a piangere e a dire: ‘Non lavoro più'. È una questione di dignità. A me gratifica l'amore della gente. Quello che ho fatto forse non è stato così pessimo.

So che anche di recente ha lavorato in una tv locale.

Sì, in una televisione lombarda, ‘TelePavia'. Da aprile a maggio ho condotto un programma in diretta dalle 06:30 alle 09:30 del mattino. Ha scombussolato il mio metabolismo. Ero abituato ad andare a dormire dopo le 2 di notte ma ora dovevo alzarmi alle 4. Il mio fisico mi ha detto: ‘Ma sei scemo?'. Il 31 di maggio ho detto di non voler morire sul palcoscenico. Di recente mi hanno richiamato per propormi di fare un programma serale. Quello si può fare. Dovremmo partire entro il 15 di gennaio.

E cosa mi dice dell'allevamento di polli?

Se ne occupano mia moglie (Diana Scapolan, ndr), il mio figlio maggiore e mia figlia. Io mi limito ad arrivare in azienda e a dire: ‘Come avete lavorato bene, è tutto fantastico'. Sono orgoglioso di loro. Mia moglie, dopo essere stata in giro per il mondo per tanti anni, è diventata la classica chioccia con tutti i figli che le girano attorno. Io la chiamo ‘La padrona del maniero'. Quando ho sposato Miss Europa, pensavo che avrei viaggiato insieme a lei. Invece, si è piazzata in campagna e si è dedicata totalmente alla famiglia (ride, ndr). A lei piace molto essere responsabile dell'allevamento. I miei figli, seppure mi ammirino, hanno sempre trovato il mio lavoro effimero. Fanno altre cose.