La serie Doc – Nelle tue mani è ormai giunta al termine. Giovedì 16 aprile, Rai1 trasmetterà l'ultima puntata. Le riprese della fiction sono state interrotte per via dell'emergenza Coronavirus. Per assistere al finale della prima stagione occorrerà attendere ancora qualche mese. Fanpage.it ne ha parlato con Jan Maria Michelini. In una lunga intervista, il regista ha svelato tutti i retroscena della serie con Luca Argentero: quando andranno in onda i nuovi episodi, come sono nate le storie narrate nella fiction, quali personaggi sono ispirati a fatti realmente accaduti, il training a cui si sono sottoposti gli attori, quando torneranno sul set per girare il finale e a quali disposizioni dovranno attenersi per lavorare senza rischiare il contagio del virus.

Gli ascolti hanno evidenziato numeri da capogiro e un dato in crescita ogni settimana. Da regista si è spiegato il motivo di tanto successo?

Credo sia un mix di una scrittura brillante e di un'ottima interpretazione da parte di Luca Argentero. È una storia vera e anche questo dà appeal. Inoltre, è una serie che credo abbia fatto un passo avanti nella qualità. Non vorrei dirmelo da solo, ma lo stanno dicendo gli spettatori.

In effetti, è un riscontro sorprendente.

Ci sono registi che non hanno mai visto una fiction Rai e stanno impazzendo per Doc, c'è chi la guarda due volte su RaiPlay, so di una bambina di 8 anni che si è appassionata. Non mi è mai successo che una serie unisse un pubblico così vasto. Sono felice anche perché è stato estremamente faticoso realizzarla. Ci ripaga di uno sforzo immenso.

Una serie tv che parla di medici, in onda ai tempi dell'emergenza Coronavirus. C'è stata una riflessione con la Rai a riguardo?

La messa in onda della prima puntata era stata stabilita per il 26 marzo già da giugno dell'anno scorso. Nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto. Ci siamo trovati di fronte all'incognita con la Rai: ‘Che facciamo? La facciamo uscire o no?'. Poteva sembrare non dico offensivo, ma quasi un voler approfittare del momento.

Cosa vi ha spinto a decidere di trasmetterla?

Ci siamo detti che in fondo è una serie che parla in positivo dei medici. È una fiction che può stare vicino agli spettatori in questo momento. Nei giorni prima della messa in onda avevamo dei dubbi. Figurati se le persone dopo aver visto le news, vogliono vedere anche una fiction che parla di medicina. E invece…è stato ripagato un lavoro che è stato estenuante.

La trama è ispirata alla vera storia di Pierdante Piccioni, che ruolo ha avuto nella creazione della serie? Era presente sul set?

È stato molto presente nella fase di preparazione. Ci ha aiutato a costruire il personaggio di Andrea Fanti nei dettagli. Ci ha raccontato tutta la sua esperienza in prima persona, mostrandoci delle slide fotografiche per farci rendere conto di cosa era successo nella sua testa dopo l'incidente. Ad esempio, ci ha fatto vedere le foto dei bambini da piccoli. Nella foto successiva erano due ragazzi di vent'anni con la barba, tanto che davanti al letto d'ospedale si è chiesto chi fossero. Io lo dico sempre a Pierdante che l'esperienza drammatica che ha avuto si è tradotta, in questo periodo, in conforto per milioni di persone. È un dono grande che ci ha fatto.

Come è ricaduta la scelta su Luca Argentero per il ruolo di Andrea Fanti?

Posso solo dire che è una scelta che ho molto, molto difeso. È un ruolo che gli si addice. Luca è un attore che è arrivato alla giusta maturità, il suo bagaglio di esperienze lo ha aiutato ad abbracciare un personaggio molto complesso. Entrare nella psicologia di un uomo che cancella completamente 12 anni di memoria è impegnativo e lui ha affrontato questo ruolo con una serietà incredibile.

Luca Argentero e Jan Maria Michelini sul set di Doc – Nelle tue mani
in foto: Luca Argentero e Jan Maria Michelini sul set di Doc – Nelle tue mani

Sappiamo che il personaggio di Andrea Fanti è ispirato a Pierdante Piccioni. Le storie degli altri dottori e degli specializzandi invece come sono nate?

Gli sceneggiatori Francesco Arlanch e Viola Rispoli hanno orchestrato una coralità che fungesse da specchio alla storia principale. Hanno dato una serie di colleghi al dottor Fanti, ognuno con una storia forte inizialmente nascosta.

Sorprende la loro credibilità, mi racconta il training a cui si sono sottoposti per vestire il camice bianco?

Sì, li ho portati al Gemelli. Insieme al primario di medicina interna, ho fatto in modo che ogni attore venisse affiancato da un medico da seguire come riferimento. Si sono avvicinati alla vita da reparto, hanno appreso come essere credibili quando formulano una diagnosi, hanno frequentato il Pronto Soccorso e una sala di chirurgia, dove hanno assistito a piccoli interventi reali. Si sono preparati con una serietà estrema. Sono arrivati sul set che avevano già l'atteggiamento dei dottori.

Le storie dei pazienti, invece, sono pura finzione o ispirate a casi reali?

Il professor Landolfi, primario di Medicina Interna dell'ospedale Gemelli di Roma, è stato un consulente magnifico. Ha collaborato con Francesco Arlanch e Viola Rispoli per trovare le storie di puntata, quelle dei pazienti. Quindi, dire ‘storie vere' forse è eccessivo, ma sono casi medici assolutamente veri, realmente accaduti o verosimili. Tutti i casi sono dei classici della medicina interna. Quello della medicina interna è un po' un lavoro sherlockiano. Tu arrivi con il mal di testa e quel sintomo può significare 200 cose. Il lavoro del medico è quello di andare a restringere pian piano le possibili cause.

Purtroppo le riprese di Doc – Nelle tue mani sono state interrotte a causa dell'emergenza Coronavirus.

Abbiamo provato a resistere fino a quando non è uscita l'ordinanza. Per alcuni giorni abbiamo indossato le mascherine e sul set c'era la misurazione della temperatura, fino a quando non è stato più possibile continuare. Abbiamo dovuto interrompere tutto. Mancava circa una settimana di riprese, dovevamo girare delle scene di ciascuna puntata rimasta.

Quando andranno in onda le ultime quattro puntate della prima stagione?

Andremo in onda in autunno. La speranza è di tornare sul set a giugno, però non lo possiamo sapere. L'Associazione delle Case di Produzione, la CPA, ci ha mandato una circolare, un protocollo provvisorio di come dovremmo essere organizzati quando riprenderemo a girare. È una cosa incredibile.

Quali sono le modalità in cui riprenderete a girare quando il lockdown sarà allentato?

Saremo vestiti quasi da sala operatoria. Poi ci sarà il dottore sul set e verrà presa la temperatura. Inoltre, se per allora saranno disponibili, probabilmente verranno fatti dei test sierologici e poi mascherine, occhiali, cuffia, distanze da rispettare, il divieto di entrare al personale esterno, cestini chiusi e disinfettati per i pasti. Insomma, non sarà piacevolissimo.

Intanto Luca Argentero ha dichiarato a Fanpage.it, che gli piacerebbe che si facesse la seconda stagione. Lei come la vede?

Con Luca speravamo di riuscire a colpire nel segno con questa serie per iniziare una serialità che potesse andare avanti. Già sul set avevamo la sensazione di stare facendo qualcosa di nuovo e bello. Ne ho avuto ulteriore consapevolezza quando montando e rivedendo gli episodi, in tutti i punti fortemente emotivi mi sono emozionato come se li stessi vedendo per la prima volta.

(Qui le anticipazioni delle nuove puntate in onda in autunno).

Il 17 aprile arriverà su Sky Atlantic la serie Diavoli, di cui ha diretto gli ultimi 5 episodi. Ha dichiarato che la prima reazione che ha avuto quando ha letto il romanzo di Guido Maria Brera è stata di rabbia. Come mai?

Ero abbastanza digiuno di finanza, leggere il libro di Brera è un pugno nello stomaco. Ho scoperto che c'è in atto una guerra finanziaria globale di cui nessuno ha mai sentito parlare. Noi raccontiamo la crisi dal 2009 al 2011, che è risultata dal fallimento della Lehman Brothers avvenuto nel 2008. Ciò che mi ha sconvolto è come tutto ciò abbia influito sulla vita della gente. Ci sono persone che si sono suicidate e aziende che sono fallite.

Alessandro Borghi, Patrick Dempsey e Jan Maria Michelini sul set di Diavoli
in foto: Alessandro Borghi, Patrick Dempsey e Jan Maria Michelini sul set di Diavoli

È stato usato anche materiale di repertorio per calare la fiction nella realtà.

Sì, con l'altro regista della serie Nick Hurran abbiamo voluto inserire delle schegge di realtà e momenti anche forti come la morte di Gheddafi, l'arresto di Strauss-Kahn, la cattura di Osama bin Laden. La storia diventa la cornice degli eventi della fiction. C'è un'altra cosa interessante da dire. La serie non si schiera, non ci sono buoni e cattivi, lascia agli spettatori la possibilità di decidere da che parte stare.

Come sono Patrick Dempsey e Alessandro Borghi sul set?

Patrick è arrivato carico a pallettoni. Dal primo giorno era già immerso nel ruolo, preparatissimo, concentratissimo. È stato un gran piacere lavorare con lui. È un perfezionista. Vuole comprendere la scena fino all'osso per poter dare il meglio di sé. Alessandro Borghi è un attore straordinario, un puro, una persona estremamente sensibile e ricettiva. Anche lui si è preparato tanto. Siamo stati settimane a Londra per frequentare gli ambienti della finanza. Alessandro ha preso tutto questo e lo ha fatto suo. L'evoluzione del suo personaggio è straordinaria. È veramente un grande attore.

Tornando alla situazione attuale in Italia, come sta vivendo questa quarantena?

In questi anni sono stato a casa molto poco purtroppo. Il fatto di poter stare con i miei figli 24 ore su 24 è una cosa meravigliosa. Sto scrivendo, sto leggendo – una cosa che mi mancava tantissimo – sto riguardando qualche film e qualche serie, cucino, sto con i bambini e con mia moglie (Giusy Buscemi, ndr).

Da uomo di fede quale è lei, che effetto le ha fatto vedere Papa Francesco da solo in piazza San Pietro?

Un'immagine che segna la storia e che fa vedere che la Chiesa è viva, risponde alla realtà, si trasforma. Papa Francesco sta portando il fardello e lo sta portando in prima persona. Si vede che è provato. Lui insiste sulla solidarietà, loda coloro che sono vicini al prossimo, quelli che chiama "gli eroi della porta accanto". Sono morti tanti medici quanti sacerdoti, le due categorie che più sono state vicine agli ammalati. Questo è un periodo che può creare paura, ma ci sono anche i santi della porta accanto, che nessuno conoscerà mai ma che stanno aiutando chi ha bisogno.

Un'ultima cosa, mentre lavorava alla serie Doc ha mai pensato cosa proverebbe se sua moglie si dimenticasse di lei come è successo tra Giulia e Andrea?

Non ci ho mai pensato, bella domanda. Mamma mia, una sfida enorme. La speranza è che si riagganci la vocazione di partenza, quella di aver conosciuto una persona che è stata disegnata per te, per tutta la vita, e poterla riconoscerla un'altra volta. Penso che sicuramente capiterebbe.