La serie tv ‘Doc – Nelle tue mani‘ è stata accolta con straordinario entusiasmo. La prima puntata ha registrato 7.172.000 spettatori pari al 26.1% di share. La trama della serie è ispirata alla vera storia di Pierdante Piccioni. Il medico, a seguito di un incidente stradale, ha perso 12 anni di memoria. Il protagonista è Luca Argentero, che si è raccontato in un'intervista rilasciata a Fanpage.it.

L'attore ha commentato il successo ottenuto dalla fiction e ha parlato della necessità di interrompere le riprese a causa dell'emergenza Coronavirus (Le ultime quattro puntate andranno in onda in autunno). Ha svelato, inoltre, che la seconda stagione è un'ipotesi più che concreta. Al successo professionale, va di pari passo un importante momento personale. Luca Argentero e la compagna Cristina Marino stanno per diventare genitori. L'attore ha confidato cosa significa diventare papà in un periodo così delicato.

La prima puntata di ‘Doc – Nelle tue mani' è stata seguita da 7.172.000 spettatori. Si aspettava un tale riscontro?

Ce lo auguravamo. Nessuno, però, lo dava per scontato. Soprattutto in un momento come questo. Devo essere sincero, mi ha fatto molto piacere che la fiction sia stata apprezzata dal pubblico. Abbiamo ricevuto tantissimi commenti in cui ci ringraziavano di aver passato due ore con la testa altrove. Non ci può essere ringraziamento migliore.

In effetti, durante l'emergenza Coronavirus la tv sta assumendo un ruolo centrale.

Sì, c'è chi contribuisce in modo attivo tutti i giorni in prima linea, quello che possiamo fare noi attori invece è intrattenere. Ci sono tanti colleghi che in questi giorni leggono, recitano, cantano anche sui social. Sapere di essere riusciti ad alleggerire un po' le persone attraverso ‘Doc' è sicuramente motivante.

So che con la sua onlus 1Caffè, sta raccogliendo fondi per aiutare la Protezione Civile.

Sì, è una bellissima iniziativa. Con l'associazione 1Caffè, ogni settimana presentiamo un progetto a tempo indeterminato. Adesso stiamo sostenendo la Protezione Civile. Abbiamo raccolto quasi 1 milione di euro.

Tornando alla fiction, cosa significa interpretare un medico ai tempi del Coronavirus? 

È una responsabilità, che però abbiamo avvertito sin dal primo giorno, anche quando questa emergenza non c'era ancora. Abbiamo pensato che il camice meritasse il rispetto che si porta a qualsiasi divisa. Quando interpreti quel tipo di personaggio, devi avere uno scrupolo in più. Quel camice significa di più di un semplice costume. Questa è stata una preoccupazione di tutti.

Che preparazione ha affrontato per rendere credibile il personaggio di Andrea Fanti?

Ho fatto un training in ospedale per acquisire un po' di familiarità sia con il luogo fisico che con i movimenti: il modo in cui i medici si parlano tra di loro, quella che è la normale vita di reparto. A turno, tutti gli attori della serie hanno avuto modo di passare qualche settimana in reparto.

C'è stata una scena che l'ha messa più in difficoltà?

Beh, immaginare di risvegliarsi senza dodici anni di memoria, scoprire che non stai più insieme a tua moglie e che un figlio ti è morto, effettivamente è stato piuttosto complesso come percorso emotivo. Poi, ci sono state anche difficoltà più tecniche, soprattutto quando si trattava di fare i conti con pratiche specifiche dall'uso dell'ecodoppler a una semplice flebo. Era richiesta grande attenzione per rappresentare in modo credibile quel mestiere.

Ho trovato particolarmente intensi i momenti di sconforto di Andrea Fanti.

Il tentativo è sempre quello di provare a essere reali. La cosa più difficile per un attore non è emozionarsi, ma è emozionarsi più volte nell'arco di poco tempo. La stessa scena la fai, magari, dieci volte e per dieci volte devi andare a recuperare quelle emozioni. È la sfida più complessa.

La trama di ‘Doc – Nelle tue mani' è ispirata alla vicenda di Pierdante Piccioni. Qual è stata la sua impressione quando ha conosciuto la sua storia?

Che ero stato fortunato che me l'avessero proposta (ride, ndr). Da subito ho avuto la sensazione che fosse una bellissima storia da raccontare. Ho incontrato la prima volta Pierdante insieme agli sceneggiatori e ai produttori, che lavoravano già da tempo sul progetto. Ho ricevuto dalle sue mani, il suo libro. Poi abbiamo avuto modo di passare un po' di tempo assieme, di chiacchierare un po'.

Pierdante Piccioni ha dichiarato a Fanpage.it che lei è stato bravissimo a interpretarlo. Quali sono i vostri rapporti fuori dal set?

Pierdante è un'ottima persona a prescindere dal valore professionale. Conversare con lui è molto piacevole, si ha la sensazione che ciò che gli è accaduto lo abbia profondamente migliorato. Ne ha fatto tesoro. Il tema della serie in fondo è proprio questo: da una situazione difficile riuscire a trarre qualcosa di positivo, imparare a cogliere ogni opportunità che la vita ti mette davanti per tirare fuori il meglio di te. Un tema incarnato non solo da Andrea Fanti, ma anche da tutti gli altri personaggi: ciascuno ha una sfida personale, verrà messo davanti a degli ostacoli in cui scegliere se dare il meglio o il peggio di sé.

A lei è mai capitato di fare un cambio di rotta così drastico come quello fatto da Piccioni?

Chi fa il mio lavoro si confronta perennemente con il cambiamento. Ogni volta che affrontiamo un progetto nuovo, vuol dire una città nuova, una storia nuova, una troupe nuova. Due o tre volte, nel corso dell'anno, capita di stravolgere la propria vita. Anche a livello personale. Dire alla propria compagna: "Guarda starò per i prossimi sei mesi in un'altra città", è un profondo cambiamento. Bisogna essere bravi a sapersi adattare alle nuove condizioni.

Andrea Fanti, quando si ritrova faccia a faccia con ciò che è diventato, non è affatto contento. Se Luca Argentero di 12 anni fa, si confrontasse con l'uomo che è oggi, sarebbe soddisfatto?

Sì, molto. Devo dire di sì. Sono molto fiero di come provo ad essere.

A causa dell'emergenza Coronavirus, le riprese di ‘Doc' sono state interrotte. Non teme che il feedback ricevuto dagli spettatori, possa influenzare il suo modo di interpretare Fanti quando tornerà sul set?

No, per un fatto puramente tecnico. A noi mancavano una manciata di giorni di riprese, giusto tre o quattro. Siamo stati un po' sfortunati in quello. Abbiamo girato il 98% della serie. Ci manca il 2% che però sono scene di raccordo, indispensabili per terminare il progetto. Più che influenzato, sono motivato. Tutti noi non vediamo l'ora di finirla e farla vedere. Il nostro settore è praticamente tra gli ultimi che riaprirà. Siamo tutti molto preoccupati. Speriamo di tornare sul set il prima possibile.

Secondo lei, c'è la possibilità che il percorso di Andrea Fanti non si esaurisca con la prima stagione?

Ce lo auguriamo un po' tutti. È bello quando capisci che una storia funziona. Senza spoilerare nulla, posso anticipare che la fiction è già scritta per avere un seguito. Difficile che si produca una serie del genere senza immaginare che possa proseguire. È un progetto enorme, un intero reparto è stato ricostruito. Tendenzialmente quando metti in piedi una cosa del genere è perché speri che poi abbia un seguito.

Come sta trascorrendo questo periodo di isolamento?

Guardo tantissimi film e serie. La considero una deformazione professionale. Mi interessa vedere quello che viene prodotto e come viene fatto. Ho appena finito ZeroZeroZero ed Elite, ho iniziato Ozark. Mi guarderò La casa di carta 4. Poi, mi piace tantissimo il fantasy, la fantascienza, i Marvel. Inoltre, avendo la fortuna di avere un giardino, cerco di stare più all'aria aperta possibile.

Lei e la sua compagna Cristina Marino avete già in mente un viaggio che vi concederete quando l'emergenza sarà finita? 

Sto per diventare papà quindi penso che me ne starò in casa (ride, ndr). Non penso che farò grandi viaggi. Almeno nei prossimi mesi, spero di starmene molto tranquillo a casa. Continuo con piacere la mia reclusione, anche se avrà dei confini più morbidi.

Come si vive l'attesa di un bebè in questo periodo delicato?

Non cambia la mia percezione della cosa o la mia ansia ed emozione. So che è un po' più difficile per una questione logistica. Negli ospedali in questo momento è tutto più complesso, però la stiamo vivendo molto serenamente, con grande entusiasmo. Siamo molto felici. Anche se oggi, chi è tranquillo fino in fondo? Forse nessuno. È normale che aggiungere stress a un momento così bello non è piacevole, avremmo preferito sicuramente vivercela con più tranquillità. Però è quello che è, va accettato con grande gioia lo stesso.