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Opinioni
Morto Fabrizio Frizzi: addio al conduttore Rai
26 Marzo 2018
15:00

Un “conduttore di prima fascia”, a Fabrizio Frizzi mancava solo Sanremo

Colloquiale, familiare, la sua era una popolarità dolce, non esplosiva. Ma Frizzi è stato davvero un conduttore di “prima fascia” (sorrideranno per questo i fan di “Boris”) e gli è mancato solo il tassello sanremese per completare una carriera televisiva brillante.
A cura di Andrea Parrella
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Morto Fabrizio Frizzi: addio al conduttore Rai

Se avessimo facoltà di tornare indietro nel tempo di qualche mese, ci troveremmo davanti a diversi articoli che, nel tentativo di dare un volto a Sanremo 2018, ipotizzavano una lista di conduttori papabili che avrebbero potuto calcare il palco dell'Ariston. In questo pantheon c'era Fabrizio Frizzi, che è stato vicinissimo a realizzare l'aspirazione massima di un presentatore italiano, la stella polare con cui fare i conti.

Frizzi, morto nella notte a Roma, era "un conduttore di prima fascia", citazione parziale che solleciterà l'attenzione dei fan di "Boris", serie tv di qualche anno fa. Una delle gag più note era ispirata proprio a Frizzi: Mariano (Corrado Guzzanti), attore alla disperata ricerca di un ruolo nella fiction "Il Beato Frediani", il nome dice tutto sul genere di prodotto, chiede al produttore Lopez (Antonio Catania) chi sia stato scelto per il ruolo da protagonista. "Un attore di prima fascia – risponde quello – Frizzi, Fabrizio Frizzi".

Perché ricordare questa battuta? Perché non è solo una battuta, ma in realtà è anche una scena sintomatica della popolarità  raggiunta da Frizzi tra gli anni Ottanta e Novanta. Una popolarità dolce, non esplosiva. Fabrizio Frizzi è stato un protagonista indiscusso della tv negli anni in cui la sovresposizione del mezzo, e quindi di certi volti che lo rappresentavano, aveva provocato l'invasione di altri ambiti. Un esempio lampante è proprio Frizzi, che negli anni del suo boom professionale aveva fatto il doppiatore oltre ad aver avuto ruoli in fiction, pur non essendo affatto il suo mestiere.

Tra lui e il pubblico si era costruito qualcosa di consolidato, un rapporto familiare, come abbiamo raccontato, una relazione di quotidianità che accostava il conduttore a persona di famiglia. Non è buonismo di natura luttuosa, è proprio la chiave di lettura dell'approccio professionale che aveva il presentatore.

Ben lontano dall'essere un fenomeno, allo stile brillante e ai fuochi d'artificio preferiva l'approccio rassicurante, non privo di ironia. Caratteri di normalità che sono l'essenza, la linfa vitale di una emittente televisiva generalista. Per queste ragioni Fabrizio Frizzi era un conduttore di prima fascia e per queste ragioni, anche se inizialmente con qualche muso lungo, non ci saremmo sorpresi a vederlo sul palco di Sanremo. Gli è mancato solo questo.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare la realtà che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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