Il Collegio 4 continua a macinare record di ascolti e confermarsi uno dei fenomeni più interessanti della Tv italiana. Da settimane Fanpage.it prova a raccontare meglio i ragazzi protagonisti ponendo a tutti loro le stesse domande, così da capirne i gusti, le preferenze, i desideri. Allo stesso tempo proviamo a capire di più di un programma che genera molti interrogativi e curiosità nel pubblico. Cosa si nasconde dietro al docu-reality di Rai2? Lo abbiamo chiesto a Paolo Dago, curatore editoriale per Magnolia.

Dago segue diversi programmi della casa di produzione e segue soprattutto de Il Collegio sin dalla prima edizione, controllando la qualità dei contenuti e verificando che il programma corrisponda a ciò che è stato venduto alla rete. La sua responsabilità è quella di rappresentare un occhio esterno perché, racconta a Fanpage.it, "può accadere talvolta che gli autori, troppo dentro al programma, si lascino condizionare e possano smarrirsi". 

Salve Paolo, lei quindi segue tutta la realizzazione de Il Collegio?

Passo un intero mese in collegio perché è chiaro che bisogna essere presenti per capire cosa stia accadendo, si tratta di un programma che non ha niente di scritto e in cui tutto succede molto velocemente, quindi è possibile contribuire solo se si è lì.

Quante persone lavorano al programma?

Diverse decine. Il primo anno ce n'erano circa 80, tra cui tutte le persone di produzione, che si occupano di ogni necessità del programma, dai contratti agli aspetti burocratici; poi ci sono gli autori, i redattori, gli scenografi, i costumisti che devono essere presenti per qualsiasi imprevisto.

Come è suddiviso il lavoro sulle singole puntate?

Ci sono cinque autori fissi sul set e altri autori che nel frattempo, dopo aver seguito una settimana di vicende, tornano a Milano e iniziano a montare una puntata. La prima di questa edizione hanno iniziato a montarla il 7 di luglio ed è stata ultimata alla fine di settembre. Ci vogliono quasi due mesi per montare una puntata.

Parliamo di intere giornate di girato?

Esattamente. Ogni puntata che noi raccontiamo come una settimana corrisponde a 5 giorni di riprese. Quest'anno, infatti, con 6 puntate da realizzare siamo partiti l'1 luglio e abbiamo finito il 31 luglio.

Come si svolgono le giornate all'interno del Collegio? 

Ogni edizione frega sempre i candidati all'edizione successiva, perché dal programma non si ha la percezione del peso dello studio all'interno del Collegio. L'unica cosa che noi scriviamo prima di andare al Collegio Convitto di Celana di Caprino Bergamasco (dove si trova il Collegio, ndr) è il programma di tutte le lezioni. Prendiamo i libri dell'epoca, in questo caso degli anni Ottanta, estraiamo contenuti che ci interessano e li diamo ai professori che preparano quindi le loro lezioni. Poi partiamo con un programma di 4-5 ore di lezione al giorno, che possono allungarsi se una lezione riesce particolarmente bene. Se notiamo, ad esempio, che i ragazzi si lasciano prendere da una determinata questione, alimentando così anche il racconto di se stessi, decidiamo di farla proseguire.

Gli autori intervengono durante le lezioni per modificare degli aspetti e condizionare delle situazioni?

No, noi non interveniamo mai durante le lezioni.

Il Collegio arriva in Italia molto più tardi rispetto agli altri paesi (nel 2003 la prima edizione inglese di "That'll teach ‘em all"), in un'epoca televisiva diversa. Quali sono gli elementi che differenziano l'edizione italiana dalle altre?

Intanto il programma arriva tardi nonostante Ilaria Dallatana (fondatrice di Magnolia, poi direttore di Rai2 nel bienio 2016-2017) avesse avuto subito l'intuizione di prenderlo, perché in Italia nessun editore aveva voluto comperarlo. Quando Dallatana è arrivata a Rai2 la prima cosa che ha fatto è stata prendere Il Collegio per farlo sul suo canale. Era una passione e ci aveva visto giusto. Quello che abbiamo dovuto fare è stato prendere un programma che in Inghilterra durava un'ora e doverlo adattare alla prima serata di un canale generalista, costruendo puntate di due ore che hanno la struttura narrativa simile a quella di un film. A differenza di altri reality, al Collegio non abbiamo uno studio per una prima serata, tutto quello che succede, succede lì ed è una storia che molto spesso va costruita in montaggio. 

Quindi l'edizione italiana si distingue perché dà più spazio ai ragazzi? 

Gli inglesi si sono concentrati molto sugli aspetti didattici e sul paragone tra i programmi scolastici e gli esami di oggi e degli anni Cinquanta. Noi proponiamo il programma scolastico delle medie dell'epoca, che è comunque molto diverso da quello di oggi, ma quello che facciamo è raccontare molto di più i ragazzi, il loro modo di essere, le loro fragilità, cosa li fa arrabbiare. Ci sono personaggi un po' più forti, come accade in tutte le classi, altri che sono più di contorno, però in generale siamo riusciti negli anni ad avere racconti di classi molto diverse tra loro. Nelle edizioni straniere c'era un racconto molto più corale e risultava difficile ricordarsi dei singoli. Noi, dopo avere creato un ambiente che somiglia a una nostra savana, ci mettiamo dentro i leoni e creiamo il nostro documentario osservandoli (ride, ndr).

Come si ‘costruiscono' le storie de Il Collegio?

Diciamo che è molto difficile che un autore riesca a vedere tutto ciò che accade quotidianamente nel collegio. Ci sono cose che possono accadere in classe, altre magari dal preside e altre ancora, per qualche motivo, in camerata. Si parte da centinaia di ore di girato, ma quello che vediamo in Tv è solo una piccolissima parte del materiale a disposizione.

Di quante ore di girato parliamo per singola puntata?

Per ogni puntata ci sono circa 300 ore di girato, l'equivalente di 5 giorni seguiti con diverse telecamere, dalle 7 e mezza del mattino alle 10 di sera con la squadra al completo e nel corso delle altre ore con le telecamere fisse, più un team pronto a intervenire se qualcosa dovesse accadere nella notte.

Qual è l'elemento sorprendente per voi che realizzate il programma?

L'impatto dei ragazzi con la realtà del Collegio. Dalle interviste fatte agli alunni in questi giorni, emerge chiaramente come tutti ammettano di aver fatto un'esperienza molto positiva. Molti di loro non sono mai stati fuori di casa prima, per cui si trovano per la prima volta a stare un mese via di casa, senza poter sentire regolarmente i loro genitori perché noi gli permettiamo di telefonare a casa con un apparecchio d'epoca un paio di volte a testa in un mese. Mangiano cose che non gli piacciono, dormono in stanza con altre nove persone e, soprattutto, non si immaginano che le lezioni siano così dure. Quando i ragazzi si trovano davanti a questa situazione si comportano spesso in maniera diversa da come ci aspetteremmo. Alcuni che paiono arroganti ai provini.

In che modo scegliete gli aspetti cui dare risalto in puntata?

Si tratta di una scelta complicata che ci obbliga a grossi sacrifici. Le lezioni su Montale, su Palazzeschi e sull'Olocausto sono state riprese integralmente, ma purtroppo mandarle in onda risulterebbe noioso per il pubblico. A prevalere, di solito, sono spunti interessanti per raccontare qualcosa dei ragazzi.

Il Collegio è finto, è tutto preparato. Sul programma, come su tutti i reality, aleggia lo scetticismo di chi non crede all'autenticità del prodotto. I ragazzi sono condizionati dalle telecamere? Il collegio è recitato?

Nella prima edizione nessuno si aspettava di trovare ciò che ha trovato. I ragazzi che arrivano da una parte sono curiosi di scoprire dal vivo i luoghi visti in televisione, dall'altra non si aspettano minimamente l'impatto che questa realtà ha sulla loro vita quotidiana. Lo riscontriamo in quegli alunni che si ritirano subito, come accaduto quest'anno a Benedettagea Matera, solare e spigliata ai casting, che dopo due giorni non ha retto la nostalgia di casa e ha lasciato il programma. Va detto anche che lei era tra le più piccole del gruppo e comunque non è stata l'unica, perché è successo lo stesso a ragazzi più grandi. Secondo me questo dimostra che nonostante i ragazzi abbiano visto il programma e possano prepararsi, una volta arrivati al collegio si ritrovano a vivere qualcosa di completamente diverso. A chi pensa che recitino rispondo che se così fosse, avremmo venti potenziali premi Oscar all'anno in Italia.

Come scegliete i protagonisti? Quali consigli darebbe a un ragazzo che vuole partecipare al Collegio?

In realtà è molto difficile dare consigli, l'unico è essere se stessi. Il nostro obiettivo è sempre costruire una classe quanto più simile alla realtà, in cui siano incluse la maggior parte delle regioni italiane e tutte le tipologie di scuole, da licei a istituti tecnici. Cerchiamo di avere quelli che vanno bene, quelli che vanno male e magari anche qualcuno che è stato bocciato. Inoltre, pensando al modello delle serie teen americane, cerchiamo di avere tutti i "tipi" di ragazzi, a patto che mostrino una certa personalità. La capacità di raccontarsi senza filtri è la cosa che ci piace di più. Quello che consiglio, quindi, è di essere genuini.

Ho l'impressione che alcuni ragazzi ostentino la loro ignoranza, più facile da notare, anche perché consapevoli che la loro partecipazione al Collegio non penalizzerà il reale percorso di studi. Mi sbaglio se dico che questo rappresenta un limite per il programma?

Secondo me è vero che alcuni ragazzi partono dal presupposto che quella non sia scuola vera e quindi se ne disinteressano. Però è altrettanto vero che ce ne sono altri che normalmente tengono ai loro voti e cui va bene a scuola non ha intenzione di fare brutta figura in televisione. C'è anche da considerare che i ragazzi sono spesso stanchi: si gira a luglio, quando le scuole sono finite da due settimane, gli altri sono in vacanza e invece loro a fare lezioni su cose che per noi dovrebbero già sapere, ma che forse oggi non si studiano più, come la geografia. Per loro diventa quindi faticoso e può darsi che incida sul loro comportamento. Ma in generale io credo che tutti si comportino come sono abituati a comportarsi a scuola.

Che ci dice degli atteggiamenti dei ragazzi verso i professori, la loro maleducazione è l'elemento che più fa discutere?

Alcuni hanno difficoltà a capire che il tipo di rispetto da riconoscere nei confronti di un professore comporti cose diverse rispetto alle loro modalità di approccio ai docenti di oggi. Questo è un concetto che molti faticano a capire. Il professor Maggi lo spiega meglio di me sottolineando che da questa esperienza emerge come i ragazzi oggi abbiano un grande bisogno di confronto con gli adulti e quest'anno, a telecamere spente, tutti i genitori si sono messi in coda andando a chiedere suggerimenti al preside sulle pagelle dei figli.

Questo è un altro aspetto interessante, visto che oggi la figura del docente sembra aver perso di valore. 

Sì, i genitori stessi si mostrano più predisposti. Al Collegio mettiamo in punizione i loro figli, li obblighiamo a sbucciare patate, ma loro non dicono nulla, sono contentissimi e, anzi, si scusano se i figli si sono comportati male.

Sarebbe possibile un ampliamento del Collegio a una striscia quotidiana?

Non so che successo avrebbe, ma a me piacerebbe molto, visto anche il successo che hanno i nostri professori, avere uno spazio per mostrare alcune delle lezioni complete. Un po' di cose potrebbero trovare uno spazio alternativo. Il problema è che, essendoci alla base molto lavoro già con le puntate serali, per poter realizzare una cosa del genere ci vorrebbero molto tempo e molti soldi.

I ragazzi de Il Collegio vengono pagati?

No, assolutamente.

Quanto al Collegio 5 ci sono già conferme?

No, non ce ne sono, però visto come sta andando bene questa stagione, credo che ci sarà una quinta stagione. Internamente abbiamo già iniziato a pensarci, però aspettiamo sempre di parlarne con Rai. Non c'è niente di ufficiale.