Chi deciderà di vedere Ferro il docufilm in arrivo su Amazon Prime, prodotto da Banijay Italia, farà la scelta di attraversare la vita di Tiziano in molte delle sue sfumature. Tutti i non detti che i questi anni si sono susseguiti su copertine di giornali e stralci di interviste tv vengono finalmente sviscerati in una specie di liberazione terapeutica. La funzione purificatrice della verbalizzazione che ha trovato una delle sue strade nella musica e poi ne ha cercate delle altre, infilandosi nelle pieghe di quei silenzi che in questi venti anni hanno avvolto tante volte l’immagine di Tiziano Ferro.

Silenzi che hanno fatto male in primis a lui, incastrato nelle insidie dei suoi irrisolti personali e in quelli della sua immagine pubblica, con la quale dovere puntualmente fare i conti. Da ragazzotto di provincia, che sfogava nel cibo e nella scrittura le sue insicurezze, lo si segue nell’ascesa verso un successo inarrestabile, che lo ha costretto, per un periodo, a essere altro da sé, un sex symbol fisicato che nei bagni degli aeroporti veniva ‘vestito da etero’ da un personal stylist, per poi arrivare all'uomo che è oggi, capace di guardarsi davvero. Di ascoltarsi, fino in fondo.

Nei vari switch della sua vita si assiste alla maturazione di uno sguardo, che poi è quello che gli consente di fare il salto più grande, verso il coming out e l’affermazione di Tiziano nel mondo mentre Ferro era già un brand consolidato. È la crescita di un essere umano che decide di non bastarsi più e farsi aiutare per ritrovarsi, per dei versi un inno alla gioia e per altri il canto strozzato di chi, come accade a molti, avverte la costrizione dell'immobilità nella ricerca di nuove motivazioni.

In Ferro ci sono motivazioni ma anche spiegazioni. Quelle mancate quando sarebbe stato ‘utile’ decodificare alcuni suoi lati e tentare di comprenderne le spigolosità. Proprio queste ultime arrivano con un'urgenza di condivisione nel momento in cui in parte è riuscito a collocarle facendosene carico senza alcuna forma di pudore. “Sono un grande falso mentre fingo allegria”, un pierrot che all'improvviso mostra con orgoglio il suo sorriso e si offre un’occasione di rinascita senza particolari pretese dogmatiche, nella semplicità che, al pari dell'amore, sembra diventi un’altra indispensabile esigenza di vita.