Stefania Sandrelli e Gino Paoli hanno dato vita ad una delle coppie dello spettacolo più famose di sempre. L'attrice e l'artista sono stati legati per molti anni, mettendo al mondo anche una figlia, prima che l'amore tra loro finisse. Non senza burrasche e grandi liti, per quanto oggi i due abbiano un legame di affetto. Anche perché il temperamento di entrambi è notoriamente poco mansueto, come la stessa Stefania Sandrelli ha ribadito a Oggi è un altro giornoraccontando un noto aneddoto del passato, quando distrusse casa a Gino Paoli dopo aver scoperto che lui l'aveva tradita:

La casa gliel'ho distrutta perché gli ho trovato della sabbia nel letto e non era la mia. Lui se lo ricorda bene e zitto si è fatto rompere tutto quello che era rompibile. Gli ho rotto proprio le cose che costavano, quelle a cui teneva, mi sono stupita di me stessa e non so come abbia fatto. Sfogarmi così forse mi ha fatto sentire meglio, diciamo che non me l'aspettavo, così come non mi aspettavo di spaccargli tutto.

Serena Bortone, che ha condotto la trasmissione da casa perché positiva al Coronavirus, le ha chiesto se poi abbia perdonato Paoli: "Presi il taxi e tornai a Roma, però poi l'ho perdonato dicendogli che avevo un ticket che avrei potuto spendere. Ticket che alla fine non ho speso, però gli è stata bene come lezione, lo ha fatto riflettere". Ed ha aggiunto: "I tradimenti si possono perdonare, anche se lui ha sempre negato. L'ho tradito anche io, ma non per vendicarmi. Glielo confessai e lui reagì male, tant'è che poi è finita […] La fine di un amore è un mistero, così come l'amore stesso. Arriva, poi passa". 

Pochi rimpianti per Stefania Sandrelli, come lei stessa ha raccontato: "Mi manca di essere un po' meno esagerata. A me piace condividere tutto, persino il sonno, e a volte è un po' esagerato, non tutti sono disposti a farlo e io anche ne soffro. Mi ci sto abituando". 

L'attrice ha quindi parlato della malattia della figlia Amanda Sandrelli, che ha dovuto affrontare il cancro quando era poco più che trentenne: “Quando mi hanno detto la diagnosi, ho avuto paura. In quei momenti ti trovi su un crinale, senti la parola ‘cancro’ e pensi alla morte o alle mutilazioni. Da questo punto di vista, il lavoro del professor Veronesi è stato importantissimo: ha permesso alle donne di operarsi con la certezza di non essere mutilate”.