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Festival di Sanremo 2019

Sanremo tenuto a galla da Sanremo, grazie a Ornella Vanoni, Mia Martini/Rossi e il sing-along

Ci pensa la vecchia guardia a tenere su questa terza serata del Festival di Sanremo, con Ornella Vanoni mattatrice che si prende in giro e diverte divertendosi, ma soprattutto è il singalong che funge da fil rouge tra le serate e le serate. Resta comunque un senso di stanchezza generale che avvolge tutto questo Festival che stenta a decollare.
A cura di Francesco Raiola
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Virginia Raffaele e Ornella Vanoni (LaPresse)
Virginia Raffaele e Ornella Vanoni (LaPresse)
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Alla fine a dare una sterzata al Festival di Sanremo dello spettacolo ci pensa una cantante, ma lo fa quando non canta e senza essere in gara: Ornella Vanoni, esempio di come si possa riuscire a raggiungere un obiettivo giocando in casa, sfruttando al massimo i propri punti di forza. Era successo con Pippo Baudo, ieri, ad esempio: la nostalgia, insomma, Sanremo che parla di Sanremo, che trova le crepe in cui infilarsi, a volte con un metaracconto, altre volte con le novità come Rovazzi che da Sanremo Giovani arriva su quel palco come ospite padrone di casa. Alla fine si critica tanto Baglioni, ma quando canta si ferma tutto e parte il singalong, così come succede con Tozzi e Raf o per la bellissima esibizione di Serena Rossi che fa Mia Martini.

Eppure resta sempre l'impressione che qualcosa non vada, un senso di stanchezza generale che avvolge tutto questo Festival che stenta a decollare. Non importano tanto gli ascolti, la gente che sta meno davanti alla tv, non sono solo i numeri – che per un prodotto come questo restano fondamentali – a descrivere per bene quello che è un programma, ma l'impressione che siano i guizzi a riprenderlo, le intuizioni giuste. Chissà, forse domani, con meno intervalli, canzoni più trasmesse in radio, quindi conosciute, e soprattutto i duetti questo Sanremo ritroverà un po' l'energia di quello dello scorso anno. Sarà la musica a tirarlo su? Vedremo.

Questa sera, intanto, è finito lo spezzatino delle canzoni e ormai la consapevolezza è quella che tutti i cantanti sono più smaliziati, non si sente più l'emozione che una volta si leggeva nelle movenze, per non dire negli occhi di chi saliva su quel palco. Oggi i cantanti sono quasi macchine e paradossalmente l'esempio lampante sono i "giovani" più dei veterani, che arrivano su quel palco con una sicurezza che a volte stupisce. Nessuna sbavatura, tutto studiatissimo, dall'abito, ovviamente, allo sguardo, con voci tendenzialmente perfette. E forse questa perfezione un po' stanca. E aggiunge stanchezza a stanchezza.

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