Adrian‘, il cartoon ideato, scritto e diretto da Adriano Celentano, continua a suscitare dibattito. Gli ascolti sono crollati nella seconda puntata e accanto a chi rintraccia nel progetto il coraggio della sperimentazione e la capacità del ‘molleggiato' di reinventarsi, c'è chi storce il naso e ritiene che si sia fatto tanto rumore per nulla. In un'intervista rilasciata al settimanale ‘Spy', Rosita Celentano ha riportato il pensiero del padre: "Mio padre è soddisfatto, non è dispiaciuto. Non è ancora il momento di fare un bilancio perché questo progetto è agli inizi, mancano ancora diverse settimane… Solo una cosa è certa: con Adrian Celentano è diventato immortale".

La replica alle critiche

Come dicevamo, il cartone è stato accolto da diverse critiche, c'è chi ha parlato di frasi sessiste e chi di un attacco alla città di Napoli. Rosita Celentano ritiene sia futile interrogarsi sui motivi perché spesso i pareri negativi scaturirebbero dalla semplice volontà di attaccare Adriano Celentano e guadagnarsi "un momento di gloria": "Credo sia abbastanza irrilevante andare alla ricerca dei perché. Io credo che un artista genuino e coraggioso come mio padre faccia bene a fare quello che il suo istinto gli detta. I fan hanno già capito, semmai non lo capirà la piccola fetta dei non fan, i quali non vedono l'ora di attaccarlo per avere un momento di gloria. E comunque non è obbligatorio capire subito tutto nella vita…ognuno ha i suoi tempi".

Il trash rende passivi, Celentano rende attivi

Infine, Rosita Celentano ha parlato della scelta di andare in onda in prima serata, senza lasciarsi condizionare dalla gara degli ascolti, e ha riconosciuto a suo padre la capacità di rendere gli spettatori attivi, coinvolgendoli e spingendoli a dire la loro: "A volte è positivo sperimentare e non farsi soltanto condizionare dai punti Auditel. Va bene fare cose leggere che raccolgono una larga fetta di pubblico, ma è anche bello e giusto rischiare e proporre qualcosa che viene visto come una estrema novità. Sono le cose spesso credute ‘impopolari' che ci permettono di riflettere e crescere. Con mio padre si diventa spettatori ‘attivi' invece che passivi di fronte a programmi trash. Non mi vengono in mente altri programmi che dopo la messa in onda coinvolgano così tanta gente a parlarne".