Miriam Leone è bellissima, sgombriamo il campo di ogni ipotesi contraria. In uno slancio di euforia la si potrebbe definire Miss Italia imbattuta dal 2008, anno in cui lo divenne. Poi sono successe tante altre cose, tipo che è diventata un volto televisivo affermato e poi, di recente, ha deciso di darsi alla recitazione. Nelle ultime settimane il boom: è infatti protagonista di due serie tv in onda su due reti diverse, negli stessi mesi e spesso anche in contemporanea. La prima in onda su RAI 1, nazional popolare, ambientata nell'ottocento, il cui titolo basterebbe da solo per lasciarne dedurre l'entità: La Dama Velata. La seconda dai propositi innovativi, basata su fatti storici recenti e concreti, quelli degli anni di Tangentopoli, qualitativamente più elaborata e in onda su Sky: 1992 – la Serie

Se fosse per La Dama Velata e basta, Miriam sarebbe già inserita, di diritto, in quella cerchie di volti televisivi femminili celebri che, indipendentemente delle qualità attoriali, vengono relegati alla monotonia della fiction periodica, una prassi cui la tv del servizio pubblico ci ha educati. Mia mamma, accanita spettatrice di fiction RAI in modalità "mentre gioco a Candy Crash", ogni qualvolta veda la Leone dice ancora "com'è bella questa ragazza", come fosse ogni volta un'epifania. Probabilmente continuerà a dirlo per anni e da qui si può intuire che se la nostra Miriam è nei trend di Twitter ogni settimana non lo deve al ruolo istituzionale in La DamaVelata (che viaggia su una media di 5 milioni di telespettatori), bensì al rumore mediatico provocato dal personaggio di Veronica Castello in 1992. Il perché si capisce facilmente: nella serie evento di Sky la si vede più che spesso, per vincoli di copione, alle prese con scene di sesso esplicito, nudo, comportamenti promiscui funzionali alla volontà del suo personaggio di agguantare gli scopi professionali prefissi. Inutile dire che il nudo integrale, il sesso esplicito, la promiscuità, vanno innanzitutto letti come elementi di rottura rispetto al tradizionale. Sono modalità che il pubblico generalista non associa nemmeno lontanamente all'immagine di una ex Miss Italia, e tanto meno di una che per anni ha dato il buongiorno in tv ai figli.

 

Va aggiunto come all'attenzione dell'attrice siano giunti non pochi commenti, durante e dopo la messa in onda degli episodi di 1992, correlati proprio alla stigmate che è il sesso. Molti positivi, a denotarne la bellezza disarmante, ma altrettanti negativi, visto che l'effetto "cagna maledetta" l'ha travolta inesorabilmente (sotto braccio con Tea Falco). La pletora di scene spinte contamina una prova attoriale che da normale è precipitata senza rimedio allo stadio di pessima, per la sola colpa di aver interpretato il ruolo di una soubrette disposta a qualsiasi compromesso pur di riuscire a "sfondare" nel mondo dello spettacolo. Unita a questo aspetto c'è un'ultima motivazione, più intrinseca, la quale non è semplicemente legata al fatto che Miriam Leone stia letteralmente col sedere di fuori, o simuli una fellatio, ed ha a che fare con l'idea che il pubblico si sia fatto sull'intreccio tra mondo dello spettacolo e politica, specie negli anni in cui andava formandosi l'impero berlusconiano, fino ai giorni nostri.

Chi non si è mai lasciato andare al luogo comune che la valorizzazione del talento nel mondo dello spettacolo passi immancabilmente anche per l'accettazione di compromessi? E' un lerciume, quello impersonato da Miriam Leone, che in fondo ci rassicura, ci fa sentire moralmente superiori, immacolati, e mette chi osserva nella posizione di percepire come un privilegio l'idea di starne fuori, non appartenere al mondo descritto. Si tratta dell'altra faccia, contrapposta al lusso sfrenato, a quel benessere e ai benefici che derivano dal farne parte, che spesso legittimamente invidiamo. D'altronde è un discorso che va di pari passo a quello della questione politica, quella di Tangentopoli, riuscendo le disgrazie dei potenti, il crollo in miseria di molti di essi, a generare un inevitabile piacere in chi osserva.