In soli due giorni la televisione di una volta ha dato una doppia lezione a quella contemporanea. Sono bastate due finestre temporali sul passato perché due personaggi enormi della storia televisiva italiana come Pippo Baudo e Corrado Mantoni si ritrovassero ancora una volta accomunati da un successo di ascolti. Il primo, Baudo, ha celebrato i suoi 83 anni con una serata speciale in diretta su Rai1, andata in onda venerdì 7 giugno. Il secondo, Corrado, si è trovato protagonista postumo dell'ultima, storica puntata della "Corrida" da lui condotta, trasmessa da Canale 5 sabato 8 giugno per ricordare il conduttore a 20 anni dalla morte.

Risultato? Due serate trasversalmente osannate dal pubblico, con la caratteristica comune di un occhio di riguardo al come eravamo.

Ma andiamo oltre la semplificazione dello scontro tra la Tv di un tempo e la Tv di oggi e proviamo ad esplorare meglio questo sentimento che ci induce a guardare indietro con tanta ostinazione. Qualcuno potrà dire che si tratta della solita e imperante nostalgia, quella tendenza sempre più abusata dalla televisione di andare a guardare al passato e sollecitare nel pubblico uno stato d'animo universale, dolce e amaro al contempo, corsia preferenziale per i nostri ricordi. Niente, d'altronde, è stato capace di catturare un dato momento storico con la stessa forza espressiva con cui lo hanno fatto le immagini trasmesse dalla televisione. Si parli di un fatto di cronaca, politico o sportivo, è indiscutibilmente così.

Ma non è solo questo, nel successo di Baudo e Corrado non può esserci solo l'indulgenza che ci spinge ad esaltare qualunque cosa sia legata ai nostri ricordi. Non può esserci solo la riverenza che si deve a chi ha fatto la storia. Pippo Baudo ha 60 anni di carriera alle spalle, Corrado Mantoni fu la voce che annunciò alla radio la fine della Seconda Guerra Mondiale. Sono due cose che non lasciano spazio alla banalità.

Quello che piace pensare a chi scrive queste parole è che il seguito dei due programmi sia stato invece un tacito inno alla professionalità, alla costanza, all'abnegazione e al garbo misti al talento che contraddistinguono questi due giganti della storia dello spettacolo. Una reazione istintiva alla legge di un tempo in cui il concetto di competenza, specialmente se rapportato alla televisione, sembra godere di una considerazione ai minimi storici, vista la semplicità con cui oggi, da perfetti sconosciuti, potremmo raggiungere una quantità sconfinata di persone con uno smartphone. La nostalgia della televisione di un tempo è nostalgia per la televisione in cui il talento non era appendice ma aveva un ruolo di primo piano.

Nella Tv di un tempo c'era più talento che in quella di oggi? Forse c'era solo più coraggio.