La quattordicesima puntata del Grande Fratello Vip è stata teatro della squalifica di Clizia Incorvaia, la concorrente del reality punita per aver attaccato Andrea Denver con offese pesanti, che hanno urtato la suscettibilità di buona parte dell'opinione pubblica. "Pentito", "sei un Buscetta", questo il tenore delle parole di Clizia Incorvaia, che hanno determinato una reazione immediata, sia dei tecnici che stavano ascoltando la conversazione dei due dal vivo, sia della produzione del Grande Fratello.

Il momento della squalifica e la reazione di Clizia Incorvaia

Al momento in cui Alfonso Signorini ha informato Clizia Incorvaia dell'accaduto, mostrandole le immagini, la reazione dell'oramai ex inquilina della casa è stata di grande imbarazzo, sfociato in un pianto inconsolabile e dichiarazioni che davano misura della sua consapevolezza rispetto alla gravità di quelle parole: "Voglio andare fuori, non so come mi sia venuta questa cosa, i miei amici hanno perso i loro familiari, questa cosa l'ho vissuta sulla mia pelle, l'ho toccata con mano. Io voglio andare fuori proprio perché ho un discreto background culturale […] Mi scuso con tutti, con il pubblico lì presente per questa caduta di stile. Merito di andare a casa, lo dico". Pur essendo nata a Pordenone, infatti, Clizia Incorvaia è cresciuta in Sicilia, precisamente ad Agrigento, con tutta la sua famiglia. Per giustificare quelle parole ha fatto riferimento a frasi puerili, che in Sicilia si pronunciano quando si è bambini, senza nemmeno rifletterci. Questo non l'ha esentata dal provvedimento, anche se lei stessa ha sottolineato che si sarebbe ritirata pure se questo non fosse avvenuto.

 

Chi era Tommaso Buscetta

Ma perché le parole di Clizia Incorvaia sono risultate così pesanti? Il riferimento a Tommaso Buscetta, al quale Incorvaia allude parlandone come un traditore, ha segnato il modo attraverso il quale l'opinione pubblica ha metabolizzato un personaggio estremamente controverso della storia d'Italia. Buscetta, mafioso affiliato a Cosa Nostra, è stato la pedina chiave per le inchieste di Giovanni Falcone. Dopo essere stato arrestato in Brasile, Buscetta accetta di collaborare con la giustizia, divenendo uno dei primi pentiti di mafia della storia, certamente il più illustre. Le sue rivelazioni a Falcone permisero al magistrato di ricostruire la struttura organizzativa mafiosa e comprenderne meglio le logiche, i comportamenti e gli attori protagonisti. Il maxiprocesso di Palermo prende forma partendo proprio dalle sue confessioni e lo stesso Buscetta dimostrerà di essersi pentito per il suo passato, motivando la scelta di collaborare con la giustizia anche come una ribellione a un sistema mafioso che non si reggeva più sui valori "sani" nei quali aveva creduto per anni. A spiegare bene questo aspetto è il recente film di Marco Bellocchio "Il Traditore", in cui è Pierfrancesco Favino a interpretare il collaboratore di giustizia. E non si tratta del solo documento audiovisivo per capire meglio la figura di don Masino (questo il suo soprannome in ambito malavitoso). Un altro film dedicato alla sua vita è "Il pentito" di Pasquale Squitieri, del 1985 e "Our Godfather: La vera storia di Tommaso Buscetta" di Mark Franchetti e Andrew Meier del 2019.

Tommaso Buscetta nella cultura di massa

Una scelta, quella di collaborare con la giustizia, che ebbe conseguenze irreversibili sulla sua vita privata. Il contenuto delle sue affermazioni metteva naturalmente in pericolo il sistema mafioso e questo lo espose a grandi rischi, tant'è che il sistema di protezione costrinse Tommaso Buscetta a vivere dall'altra parte del mondo e spostarsi di continuo con la sua famiglia, senza mai rimanere nello stesso punto per un periodo troppo lungo e, naturalmente, a vivere sempre sotto falso nome (con un falso nome è stato seppellito dopo la sua morte). Non sono certamente mancate le polemiche (ed ecco perché il personaggio è controverso), sia per la ormai nota crociera nel Mediterraneo negli anni Novanta, sia perché il suo ruolo chiave gli ha permesso di avere un tenore di vita spesso ritenuto al di sopra del dovuto, sia perché la notorietà ottenuta negli anni Novanta fu a dir poco spropositata. Il fatto di possedere una personalità di rilievo permise inoltre a Buscetta di avere un ruolo di primo piano nell'opinione pubblica. Una riabilitazione di Tommaso Buscetta che trovò contraria una parte dell'opinione pubblica, che considerava inopportuno il processo di beatificazione per un uomo con quel passato criminale.

Le accuse a Clizia Incorvaia

In conseguenza a tutto questo, le accuse verso Clizia Incorvaia e le sue parole sono state quelle di essersi fatta testimone di una cultura fondamentalmente mafiosa, puntando il dito contro il concetto di pentito, contro chi decide, assumendosi il rischio delle conseguenze, di dire la verità. Il tutto, naturalmente, da circoscrivere al contesto di gioco del Grande Fratello Vip. Accuse alle quali, non a caso, Clizia Incorvaia non ha saputo rispondere che ammettendo l'errore/orrore.