Opinioni
25 Novembre 2021
15:35

Perché c’è bisogno delle quote rosa a Sanremo, spiegato ad Amadeus numeri alla mano

Amadeus ha dichiarato che le quote rosa sono offensive per le donne e in un contesto come Sanremo il suo metro di giudizio si rifà solo al talento degli artisti. Quindi, guardando alle presenze femminili degli ultimi anni al Festival, si può pensare che le donne siano meno brave degli uomini? Decisamente non è così.
A cura di Ilaria Costabile

Fervono i preparativi per la prossima edizione di Sanremo, quella di febbraio 2022, l'anno della terza conduzione consecutiva di Amadeus, di cui già si parla ampiamente e attorno alla quale già emergono i primi dubbi e anche le prime dichiarazioni che generano qualche doverosa domanda. Il conduttore e direttore artistico del Festival, intervenuto durante la Milano Music Week, rispondendo ad alcune domande ha dichiarato che ritiene offensive le quote rosa nei confronti delle donne e che nella composizione del parterre di artisti in concorso, le sue sono da sempre valutazioni meramente artistiche. Ma qualcosa, a ben guardare, non torna.

Volendo prendere per buona l'affermazione di Amadeus, per certi versi anche condivisibile, perché se di una manifestazione incentrata sulla musica si tratta, è giusto che si facciano delle valutazioni in base alla qualità artistica e non utilizzando altri metri di giudizio, ma allora analizzando le presenze femminili nelle ultime cinque edizioni del Festival, si arriva ad un assunto a dir poco contestabile che proveremo a spiegarvi dati alla mano.

Quante donne c'erano a Sanremo negli ultimi 5 anni?

A partire dagli ultimi due Sanremo che hanno visto alla conduzione il presentatore di Rai1, vediamo che nel 2021 con 26 artisti in gara le donne ad esibirsi sono 11 di cui tre che fanno parte di un gruppo o un duo musicale. L'anno precedente, invece, nel 2020, il direttore artistico tra 24 interpreti selezionati per il concorso canoro, aveva scelto i brani di 7 donne, quindi poco meno di un terzo dei partecipanti era donna. Basterebbe già questo per arrivare all'assunto di cui sopra, ma per non giungere a conclusioni affrettate è bene riportare qualche altro dato. Negli anni precedenti, quindi nel 2019 e nel 2018, rispettivamente con 24 e 20 cantanti in gara, troviamo 6 artiste ad esibirsi e per finire nel 2017 e nel 2016 con 22 e 20 interpreti, le cantanti sono comunque sotto la decina.

Quindi, ricapitolando, se il metro di giudizio preso in considerazione è solo la bravura e il talento di ogni artista, significa che in questi anni gli uomini sono stati più bravi delle donne. È un sillogismo aristotelico che nella sua semplicità porterebbe a questa conclusione. Possibile che sia davvero così? Ovviamente no.

Perché c'è bisogno delle quote rosa

Tante sono le interpreti che in questi anni sono riuscite a mostrare la propria bravura, a conquistare il pubblico, ad essere riconosciute per il loro talento. Ma tante altre, invece, sono ancora nell'ombra. Ed è per questa ragione che, per quanto sia umiliante parlare di quote rosa, per quanto in una società che sia realmente inclusiva e paritaria questi discorsi dovrebbero essere superati da un bel pezzo, è necessario che in eventi rappresentativi del nostro contesto artistico e sociale, ci sia una presenza sempre maggiore di donne. Non perché il fatto di essere donne debba prevalere sulla bravura di un cantante o sulla bellezza di una canzone, ma perché se non si dà l'opportunità alle artiste di esprimersi in questi contesti culturali così importanti e fondanti del nostro Paese, non esistono abbastanza occasioni per far emergere certi talenti.

Nella musica italiana, come ha sottolineato anche Fiorella Mannoia, da sempre in prima linea per l'affermazione delle donne, c'è ancora una certa difficoltà nel vedere musiciste, cantautrici e numericamente, forse, gli uomini sono di più. Ma proprio per questa discrepanza numerica, allora, sarebbe auspicabile che le donne trovino sempre più spazio per esprimersi. Non si tratta di far prevalere il femminismo sulla bravura, a qualsiasi costo, si tratta invece di ammettere che, forse, se non ci fosse stata l'imposizione delle "terribili" quote rosa, in questi anni sul palco dell'Ariston avremmo visto molte meno donne di quante ne abbiamo ascoltate finora.

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