Domenica 8 marzo, andrà in onda su Rai1 la terza e ultima puntata de ‘La vita promessa 2’. Ricky Tognazzi ne ha parlato su Fanpage.it. Nel corso dell’intervista, durante la quale c’è stata anche una breve incursione di Simona Izzo, il regista ha commentato il successo negli ascolti, ha confidato di salutare Carmela Rizzo (personaggio interpretato da Luisa Ranieri) con un pizzico di nostalgia e ha parlato dell’ipotesi che si faccia la terza stagione.

La seconda stagione della fiction ‘La vita promessa’ ha primeggiato negli ascolti. Come commenta questo successo?

RT: Gli ascolti sono stati ottimi, abbiamo vinto la serata, non abbiamo mai perso uno spettatore per strada. Due anni fa avevamo fatto degli ascolti ancora più forti. Credo abbia influito la cronaca, il Coronavirus. Giustamente la gente vuole conoscere il proprio destino, più che quello di Carmela. Detto questo, siamo molto felici. Anche la Rai lo è. Ci auguriamo che la terza puntata, chiuda in bellezza.

Con quale stato d’animo lascia andare Carmela Rizzo?

RT: Viviamo questo weekend con un po’ di nostalgia. Da una parte siamo contenti che sia finita questa grande fatica. Dall’altra è un po’ come lasciare che i propri figli vadano ad avventurarsi altrove. Saluteremo Carmela e tutti i personaggi, nella speranza di rivederli. La terza puntata chiude tutte le storie, però lascia anche aperte delle porte e percorsi plausibili da intraprendere per chi sopravvive.

Quindi la terza stagione non è affatto da escludere.

RT: La lunga serialità ha abituato gli spettatori a scoprire come la storia prosegue, a conoscere sempre meglio i personaggi, il loro carattere, i loro punti di forza e di debolezza. È eccitante e divertente. Anche ‘La vita promessa’ potrebbe permetterci un’altra stagione. Simona, dal punto di vista creativo, si è lasciata delle porte aperte.

(Interviene Simona Izzo, ndr) Purtroppo non so se si continuerà, ma noi siamo pronti ad andare avanti. Abbiamo chiuso tutte le storie, ma in qualche modo le abbiamo anche lasciate in sospeso. Non è detto che una storia d’amore che finisce, non possa ricominciare. Poi i bambini crescono, Rocco diventa papà.

A proposito di Rocco, è un personaggio che ho apprezzato molto. Trovo anche che incarni un tema attuale come la ricerca di indipendenza da parte delle persone con disabilità.

SI: Certo, Carmela si chiede sempre ‘Chi ci sarà dopo di me? Chi accoglierà Rocco tra le sue braccia?'. Poi Rocco incontra Emily che in qualche modo è uguale a lui. L’albinismo di lei è comunque un deficit, ma Rocco dice: ‘Lei poca vista, io poca testa, ma insieme di più’. Io vedrò per lei, lei penserà per me. Gli spettatori, poi, sono rimasti molto colpiti dalla frase: ‘Rocco rimane’. Lui non chiede il permesso alla madre. Vuole la sua indipendenza, ha deciso di fare la sua vita.

Tornando a Carmela, credo sia facile identificarsi in lei anche perché è una donna a cui la felicità sfugge.

RT: Lo spettatore soffre con Carmela, maledice il destino quindi noi e ci manda sonoramente a quel paese (ride, ndr). Carmela vive una vita da donna d’altri tempi, ma lotta per l’emancipazione, scende in piazza per salvare la sua casa dalla demolizione. Rischia di perdere tutto ciò per cui ha lavorato. E poi non fa in tempo a occuparsi di uno dei figli, che un altro si mette in un brutto guaio.

Lei e sua moglie Simona (che sta già lavorando a un nuovo film con Sabrina Ferilli) come vi dividete i compiti sul set?

RT: Il mio compito è tenere insieme questa troupe piena di entusiasmo, dove ognuno ha nella testa il suo film da fare. Ecco, io mi assicuro che facciano tutti lo stesso film e possibilmente quello che ha in mente il regista. Simona è più di un braccio destro. È un braccio destro e sinistro. Spesso e volentieri, quando stiamo girando, gli attori si voltano verso di me per cercare un segno di approvazione. Io mi volto verso Simona: o diciamo la stessa cosa all'unisono o a lei viene in mente qualcosa da sistemare. Siamo talmente affiatati. Lei è determinante nell’assicurare la continuità emotiva dei personaggi, soprattutto in scene che sono consecutive ma vengono girate a un mese di distanza. Inoltre, ha alle spalle tantissimi anni di direzione del doppiaggio. Ha imparato a relazionarsi soprattutto alla parte sonora della recitazione, a trasmettere le emozioni attraverso la voce parlata. Un’abilità che non tutti hanno.

Se non sbaglio, parte della serie è stata girata in Romania…

RT: Il 50% delle riprese le abbiamo fatte in Italia. Alcune scene, tra cui quelle ambientate a New York, sono state girate in Romania. Bucarest è una città bellissima. Pulita, poi. Manderei la Raggi a prendere qualche lezione.

Il 20 marzo uscirà su Netflix il film ‘Ultras’ di Lettieri. Lei è stato il primo in Italia, nel film del 1991 ‘Ultrà’, a parlare della violenza del tifo organizzato. Ha mai pensato a un seguito?

RT: Abbiamo provato più volte a scrivere il seguito di ‘Ultrà’. Forse ci sentivamo troppo vincolati ai personaggi a cui eravamo affezionati. Ci sono certe storie che ti chiamano e ti chiedono di essere raccontate e altre che si mettono di traverso. Con ‘Ultrà' è avvenuto questo. Alla fine, non siamo riusciti a trovare nulla di soddisfacente.

Come è cambiato il calcio da allora?

RT: È cambiato il modo di fruire lo sport. Abbiamo girato ‘Ultrà' che non esisteva Sky. Si vedeva una partita a settimana, spesso si sentiva alla radiolina. Nel film ‘Ultrà’ c’era un romanticismo, una forma di empatia nei confronti di questi disgraziati. Gli volevamo bene nonostante fossero deprecabili. Si viveva all’interno di un universo dove esistevano sì i cattivi, ma esisteva anche questa grande passione, questo cuore giallorosso che motivava i nostri personaggi a fare, a esistere, a sentirsi parte di una cosa sola.

Ci furono anche delle spiacevoli conseguenze dopo l’uscita del film…

RT: I romanisti ancora mi odiano. Se incontro un romanista, mi dice ‘Che bello il film’, se ne incontro tre insieme, mi si abbruttiscono (ride, ndr). Si sono incazzati tutti. Amendola non è più potuto tornare in curva e io ho avuto gli striscioni: ’Tognazzi puttana, l’hai fatto per la grana’. Si sono arrabbiati anche i laziali perché dicevano che facciamo sempre i film sulla Roma e mai sulla Lazio.

Come sta vivendo questi giorni in cui l'Italia sta facendo i conti con l’emergenza Coronavirus?

RT: Io e Simona facciamo una vita appartata. Andiamo a poche feste. Stiamo molto a casa. Mia figlia vive a Londra. È più facile che sia lei a venire a trovare noi. La vita privata non è cambiata a parte il vivere in questa bolla, con il televisore acceso ad ascoltare questo bollettino di guerra che è veramente inquietante, anche perché si parla di un nemico invisibile, che si può nascondere. Sembra veramente la trama di un film di fantascienza di quelli molto angosciosi.

Il Coronavirus ha avuto degli effetti anche sul mondo del cinema.

RT: Sì, ha destabilizzato il mondo del lavoro in generale. Quanto al cinema, molti film si sono fermati. È un problema che va affrontato con senso di responsabilità. Già il cinema è a rischio perché non capita spesso che gli incassi premino il lavoro fatto, ora c’è anche l’incognita sul portare a casa un film per intero.