Tra gli appuntamenti più attesi in Tv delle prossime settimane c'è sicuramente il ritorno su Canale 5 di "Rosy Abate", frutto di uno dei prodotti fiction di maggior successo per Mediaset in questi ultimi anni. Nato come spin off di "Squadra Antimafia – Palermo oggi", il personaggio interpretato da Giulia Michelini ha conquistato uno spin off utile a sviscerare diverse vicende laterali alla narrazione della fiction con protagonista Marco Bocci. I risultati in termini di ascolti della prima stagione hanno fatto esultare Canale 5, al punto da far parlare di una rinascita della fiction in casa Mediaset dopo anni bui proprio grazie a questo prodotto.

Ma se la seconda stagione è oramai cosa certa dopo una lunga attesa, non si può dire lo stesso di un terzo capitolo. Anzi, è stata proprio l'attrice protagonista, in un'intervista rilasciata al settimanale Grazia, a far intendere come da parte sua non ci sia alcuna intenzione di proseguire, lasciando inoltre intuire che questa seconda stagione terminerà con un finale chiuso, un epilogo che non lasci spazio a spiragli per continuare: "È un personaggio faticoso – racconta lei – sempre sopra le righe, anche l'immedesimazione è fisicamente spossante, io sono sempre in scena. In cinque mesi di riprese avrò avuto un giorno e mezzo di riposo. Certo c'è di peggio, non mi lamento". Oltre alla fatica, tuttavia, Michelini lascia trasparire una mancanza di voglia a spremere troppo un personaggio e una narrazione, nonostante gli elementi funzionino:

Ho provato a resistere a una nuova stagione, ma non sempre è possibile. Però alla fine sono contenta: ci sono tante persone che hanno seguito il personaggio per anni ed era giusto portarle a un epilogo. Di certo resisterò a una terza stagione, anche per Rosy deve arrivare la parola ‘fine

E se il futuro di Rosy Abate è incerto, figurarsi il suo con il mondo della recitazione, in cui non si sbilancia a fare pronostici: "Non so se sarò ancora un'attrice domani, figuriamoci tra dieci anni. Ho cominciato per caso, senza aver fatto particolari studi, forse senza avere particolari meriti e con questo lavoro continuo ad avere un rapporto difficile, con il lavoro e con l'ambiente che gli sta attorno".