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Come funziona la macchina della verità dell’Alabama e quanto è attendibile

Sempre più spesso vediamo a Domenica Live o Live – Non è la D’Urso la macchina della verità dell’Alabama, usata dal criminologo e investigatore privato Ezio Denti come strumento per testare la sincerità di svariati personaggi dello spettacolo come Eva Henger, Nina Moric, Vittorio Cecchi Gori, la Marchesa d’Aragona, Paola Caruso e Pietro delle Piane. Cos’è veramente il poligrafo o macchina della verità, che fino a qualche tempo fa veniva associato solo ai polizieschi americani? E, soprattutto, è davvero affidabile?
A cura di Valeria Morini
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La macchina della verità è ormai un tormentone dei programmi di Barbara D'Urso. Se fino a qualche anno il famoso test del poligrafo era associato solitamente ai film polizieschi americani, negli ultimi tempi è entrato clamorosamente nell'immaginario collettivo per il suo uso a Domenica Live o Live – Non è la D'Urso. Da strumento per scoprire la verità su assassini e criminali è diventato un a mezzo per stimolare l'audience nei dibattiti di gossip, cui si sono sottoposti personaggi dello spettacolo come Eva Henger o Nina Moric. A utilizzarla in questi show è Ezio Denti, criminologo e investigatore privato che si serve di una macchina della verità proveniente dall'Alabama. Andiamo a scoprire come funziona davvero.

Caratteristiche e funzionamento

La macchina della verità o poligrafo è un apparecchio che misura alcuni dati fisiologici di una persona mentre questa viene sottoposta ad alcune domande. Il soggetto viene collegato ad aghi scriventi, che trascrivono su carta i risultati degli strumenti di misurazione, sotto forma di tracciati paralleli. I dati in questione sono indicatori dello stato di ansia, e sono più precisamente i seguenti:

  1. La respirazione toracica e addominale, rilevata con due tubi pneumatici di gomma posti intorno all’addome e al torace
  2. La sudorazione e quindi la conduttività elettrodermica o cutanea, analizzata da elettrodi posti sui polpastrelli
  3. L’attività cardiovascolare, misurata attraverso il polso e la pressione con uno sfigmomanometro
  4. La pressione sanguigna

A ogni domanda cui viene sottoposto il soggetto, viene analizzata la rispettiva reazione fisiologica. Una respirazione più profonda, un aumento della sudorazione o della pressione sanguigna, o un'accelerazione del polso possono essere segnali di ansietà. Qualora si riscontrino alterazioni su almeno due tracciati, è probabile che il soggetto stia mentendo. Ovviamente, l'interrogato viene considerato bugiardo soltanto se sta mentendo consapevolmente (e non se sta dicendo una bugia credendo di affermare la verità).

Chi è Ezio Denti, esperto del poligrafo

Ezio Denti e la macchina della verità a Patrizia De Blanck
Ezio Denti e la macchina della verità a Patrizia De Blanck

Ezio Denti è ritenuto tra i massimi esperti e studiosi italiani del poligrafo. Il criminologo e investigatore privato ha partecipato a diversi programmi tv come Quarto Grado, Matrix, Chi l’ha Visto, La Vita in Diretta ed è impegnato come consulente della difesa nel processo per l'omicidio di Yara Gambirasio. Come afferma il suo sito ufficiale, Denti ha svolto i propri studi all’estero e dopo numerosi esperimenti è giunto alla conclusione che, seppur il test non sia scientificamente approvabile in quanto non oggettivo, lo strumento abbia una valenza pari al 94% di affidabilità. Secondo Denti nel suo esperimento solo 13 persone su 100 sono riuscite a dire il falso senza essere state scoperte. Propone l'utilizzo del test nella difesa di soggetti sotto accusa ma anche nella risoluzione di problemi coniugali o controversie famigliari.

La storia della macchina della verità

Pochi forse sanno che il poligrafo moderno è nato nel 1913 grazie a William Moulton Marston, ma che i prodromi di questo strumento hanno origine nel pletismografo e nell'idrosfigmometro inventati dall'italiano Angelo Mosso a fine 800 e utilizzati dal celebre criminologo Cesare Lombroso. Un altro italiano, Vittorio Benussi, inventò un dispositivo per misurare la respirazione. Marston, studente di psicologia dell'università di Harvard, utilizzò invece un test sulla pressione sanguigna per individuare la correttezza delle affermazioni dei prigionieri di guerra tedeschi. Oltre che come "padre del poligrafo", sarebbe passato alla storia come inventore del personaggio di Wonder Woman. John A. Larson dell'università della California nel 1921 costruì una macchina più complessa, che venne utilizzata dalla polizia di Berkley, mentre ulteriori migliorie vennero apportate successivamente da Leonarde Keeler e John E. Reid, sino ad arrivare al modello attualmente utilizzato.

Quanto è affidabile la macchina della verità

Al di là dell'uso in televisione e delle affermazioni del criminologo Denti, che ritiene abbia "il 94% di affidabilità, in quanto la risposta fisiologica allo stress è diversa da quella che si ottiene mentre il soggetto sta mentendo", va fatta una precisazione. Benché venga utilizzato dalla polizia da nazioni come Usa, India e Israele, non esistono prove scientifiche sulla capacità del test di provare incontrovertibilmente chi mente in modo consapevole: da un lato perché il poligrafo analizza la reazione alle emozioni e cerca di creare una relazione (non provata) con la "verità", dall'altra perché la verità è un concetto impossibile da definire in maniera univoca. Per questo motivo, negli Stati Uniti viene utilizzata dagli inquirenti ma non è considerata una prova decisiva in un processo.

Macchina della verità, come ingannarla

Per quanto il test venga comunque utilizzato dalla polizia negli interrogatori o nell'esame di dipendenti pubblici che lavorano a materiale sensibile (per esempio, all'interno della CIA), è provato come il soggetto possa in alcuni casi falsare i risultati del poligrafo. Dunque, ingannare la macchina e manipolare il risultato sarebbe tutt'altro che impossibile. Non solo controllando la propria ansia (un colpevole dotato di particolare freddezza potrebbe apparire molto tranquillo), ma anche utilizzando alcuni trucchi. Malia Wollan in un articolo per il New York Times ha intervistato l'ex poliziotto Doug Williams: l'uomo ha spiegato che pensare a qualcosa di spaventoso nelle iniziali domande di controllo e immaginare una situazione di calma come una spiaggia deserta durante le domande forti ("Hai ucciso….?") possa sballare i dati del poligrafo. Aldrich Ames, nota spia dei Russi, svelò di aver ingannato la macchina instaurando un rapporto amichevole con l'esaminatore e influenzando così la sua analisi. Resta il fatto che gli americani effettuano in media 2,5 milioni di test poligrafici ogni anno nel corso delle indagini della polizia.

I famosi alla Macchina della verità dall'Alabama

La macchina della verità è stata utilizzata da Barbara D'Urso su molti personaggi famosi: Eva Henger, Nina Moric, Vittorio Cecchi Gori, la Marchesa d'Aragona, Paola Caruso e Pietro delle Piane. Su Eva Henger, per il celeberrimo caso del "canna gate" all'Isola dei Famosi e le sue accuse contro Francesco Monte. Eva superò pienamente il test. Da allora la D'urso ci ha preso gusto, tanto da ricorrere allo strumento americano in diverse puntate di Domenica Live e Live – Non è la D'Urso. Toccò ad esempio a Rosi Zamboni, presunta amante di Giorgio Tambellini, il fidanzato di Francesca De André: il test sostenne che Rosi mentiva, quando diceva di non aver avuto un flirt con l'uomo. Ci si è sottoposto persino Vittorio Cecchi Gori, mentre Pietro Delle Piane, fidanzato di Antonella Elia accusato di averla tradita, non ha superato pienamente la prova e ha sbottato in trasmissione parlando di farsa costruita ad arte. Diverso il caso di Nina Moric, apparsa quasi in trance mentre si sottoponeva al poligrafo, tanto che il pubblico è certo che abbia preso dei farmaci per truccare il test. Lei ha negato, ma ribadiamo che, come già detto, la prova è manipolabile per un soggetto in grado di controllare il proprio stato di ansia.

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