Se c'è una serie televisiva che merita davvero di essere ricordata per il suo spessore, per la fedeltà e al contempo l'attenzione con cui viene raccontato uno degli eventi più catastrofici della storia recente, insomma se c'è una serie televisiva che merita di essere vista è, senza dubbio, Chernobyl. Il prodotto Hbo è stato l'evento televisivo dello scorso anno, giustamente pluripremiato e a partire dal 18 giugno è possibile vederlo su La7. Sarebbe rassicurante pensare che quanto viene raccontato sia il frutto della fantasia di alcuni sceneggiatori, sarebbe bello pensare che si tratti dell'ennesima finzione che riesca a superare la realtà. Ma purtroppo non è così. Quello che si vede in Chernobyl è il racconto di quanto accadde nelle ore e nelle settimane che seguirono la tragica esplosione, per cui i protagonisti, nonché personaggi della serie tv, sono coloro che realmente hanno assistito al disastro della centrale nucleare Lenin, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986. Gli attori sono stati scelti in maniera magistrale e qui facciamo un confronto tra realtà e trasposizione televisiva, restituendo un ritratto dei ruoli principali che compaiono nella serie.

Boris Shcherbina il vice Primo Ministro che aiutò Legasov

Uno tra i primi personaggi in cui ci imbattiamo è Boris Shcherbina, interpretato dall'attore Stellan Skarsgård. All'epoca dei fatti era il vice Primo Ministro che fu a capo della commissione d'inchiesta riguardante il disastro di Černobyl'. Il vero Shcherbina morì nel 1990, all'età di 70 anni, per problemi di salute quasi sicuramente dovute all'esposizione prolungata alle radiazioni, nella serie televisiva si fa intendere che abbia avuto un cancro. Nella realtà come nella ‘finzione' l'ostinazione e opposizione iniziale, davanti alle affermazioni di Legasov, si tramutò in una collaborazione fondamentale per arginare i danni dell'esplosione e condurre al meglio le indagini che spiegassero cosa fosse realmente accaduto quella notte.

Anatoly Dyatlov l'ingegnere che fece eseguire il test

L'attore Paul Ritter interpreta Anatoly Dyatlov, il vice ingegnere capo della centrale di Černobyl'. Lui diede l'inizio al test, sicuro del fatto che non ci sarebbero stati errori, ma come si evince anche nella serie televisiva, non riuscì a riconoscere quanto gli venne comunicato dei suoi collaboratori che si limitarono, dopo i primi avvertimenti, ad eseguire le sue indicazioni. Il test, dal momento che non c'erano le condizioni ottimali per portarlo a termine, portò all'esplosione del reattore numero 4. Dylatov, dopo un lungo periodo di ricovero in ospedale, venne condannato a 10 anni in un campo di lavoro per l'incidente di Černobyl'. Ne fece solo 5 perché fu rilasciato prima e morì nel 1995, a causa delle complicazioni dovute alle radiazioni.

Nikolai Formin era l'ingegnere capo della centrale

Nikolai Fomin era l'ingegnere capo della centrale di Černobyl' e il suo ruolo è stato affidato all'attore Adrian Rawlins. Fu uno di quelli che, inizialmente, insabbiò il danno e si ostinò ad affermare che non ci fosse niente di sbagliato nel procedimento. Insieme a Dyatlov a Bryukhanov anche lui venne condannato a 10 anni di prigione, anche lui in un campo di lavoro, dal quale uscì senza aver scontato tutta la pena perché la salute non gli permetteva di continuare la prigionia.

Viktor Bryukhanov colui che diede ordine di fare il test

La triade si conclude con Con O’neill nei panni di Viktor Bryukhanov, ovvero il direttore operativo della centrale di Černobyl'. Fu colui che diede l'ordine definitivo di portare a termine il test, pur sapendo che non esistevano le condizioni ottimali e soprattutto di sicurezza per farlo. Essendo il direttore operativo, spettò a lui il compito di avvisare il governo che vi erano stati dei problemi alla centrale e, durante il processo, fu condannato come gli altri suoi colleghi a dieci anni di cui ne scontò solo cinque, sempre a causa di problemi di salute.

Valery Legasov l'unico che disse la verità sul disastro nucleare

Valery Legasov, interpretato da Jared Harris, è senza dubbio il personaggio più importante della serie, l'esperto di chimica atomica che chiamato nella commissione del Governo istituita da Mosca, per capire quanto fosse accaduto nella centrale nucleare nella notte tra il 25 e il 26 aprile, fu il primo ad intuire che qualcosa era andato storto e si prodigò per gestire al meglio le conseguenze dell'esplosione. In quei momenti si contrò spesso con il rappresentate dello Stato, Shcherbina, che però cercò di sostenerlo nelle sue richieste. Finché gli fu possibile, nonostante gli fu sempre imposto di non dire la verità sebbene avesse scoperto qualcosa di preoccupante a proposito della gestione delle centrali nucleari. Durante il processo però, in quello che è senza dubbio uno dei momenti più intensi e più belli della serie, Legasov prese coraggio e rivelò quanto aveva scoperto, ovvero che per spendere meno, il governo sovietico prese la decisione i produrre dei reattori che, proprio come successe a Černobyl', da un momento all'altro, per un errore umano di valutazione, si sarebbero potuti trasformare in vere e proprie bombe atomiche. Ovviamente la pressione psicologica che lo investì in quelle settimane fu talmente forte che a due anni dal processo, quando ormai era stato allontanato da qualsiasi attività, ma risparmiato dal KGB, decise di togliersi la vita, non prima di aver registrato tutto quello di cui era venuto a conoscenza, proprio come si vede nei primi istanti che aprono la serie tv.

Lyudmila Ignatenko che perse suo marito e il figlio che portava in grembo

Ci furono poi altri personaggi che vissero in prima persona le conseguenze della terribile esplosione. Nella serie, infatti, viene raccontata la storia di Lyudmila Ignatenko, la moglie di Vasily Ignatenko, uno dei vigili del fuoco che furono chiamati nei primi momenti successivi all'esplosione. La sua commovente storia, interpretata da Jessie Backley, è raccontata con delicatezza nella serie televisiva, nonostante la donna in un'intervista dichiarò che vi erano alcune inesattezze. Fece di tutto per rivedere il marito, ormai completamente irriconoscibile a causa delle radiazioni, e cercò di stargli accanto fino all'ultimo momento. Lyudmila era incinta del suo primo figlio, una bambina che morì poche ore dopo il parto a causa di un difetto cardiaco e di una gravissima cirrosi epatica causate proprio dall'esposizione alle radiazioni emesse dal padre. Nonostante i medici avessero detto alla donna che non avrebbe mai avuto figli, in seguito alle radiazioni, diversi anni dopo l'esplosione rimase incinta ed ebbe un bambino.

Vasily Ignatenko il vigile del fuoco morto poco dopo l'esplosione

La storia di Vasily Igantenko è quella di tanti altri uomini e chiamati nel cuore della notte ad aiutare subito dopo l'esplosione. L'esposizione alle radiazioni fu ovviamente letale e morì a Mosca, due settimane dopo lo scoppio del reattore 4. Il suo personaggio è stato interpretato dall'attore Adam Nagaitis. 

Alesksandr Akimov il supervisore che cerò di fermare Dyatlov

L'attore Sam Troughton interpreta, invece, Aleksandr Akimov, il supervisore del turno di notte del reattore numero 4. Akimov fu uno dei tecnici che provò immediatamente ad informare Dyatlov, suggerendogli di non fare il test perché qualcosa non stava andando per il verso giusto, nonostante le procedure eseguite fossero corrette. Il suo avvertimento non bastò a fermare gli ingeneri che ordinarono di proseguire. Le indicazioni, seppur corrette, scatenarono l'esplosione del reattore, ma non riuscì a spiegarsi il motivo dell'accaduto. Insieme al suo collega, Toptunov, dopo l'esplosione esponendosi ad un rischio altissimo andò ad aprire manualmente le pompe idrauliche. Le radiazioni furono, per l'appunto fatali, Morì due settimane dopo a Mosca.