Febbraio 2019, Valerio Staffelli è a Sanremo per consegnare un tapiro ad Achille Lauro, che concorre in gara con Rolls Royce. "È una droga e lei da ex pusher lo sa" tuona l'inviato di Striscia la Notizia, scatenando l'ira del cantante, che prende la porta e si infila in una macchina per andarsene. I dissapori con la squadra di Antonio Ricci nascono lì, in terra sanremese, con un pezzo molto criticato da Salvini e rimandato al mittente dal trapper, che proprio non ne vuole sapere di accollarsi l'appellativo di artista maledetto pur avendo esordito proprio in quella veste. Quest'anno torna a Sanremo con Me ne frego, sfoggia abiti Gucci che richiamano grandi artisti del passato, santi e figure iconiche, esordendo con una tutina attillata e laminata. Un bacio a Boss Doms, suo chitarrista sul palco, scatena le voci sull'orientamento sessuale mai definito pubblicamente (che poi, perché dovrebbe?) ed è subito gossip. Interviene a riguardo, Antonio Ricci, patron di Striscia, durante un'intervista al Corriere della Sera:

Non lo trovo sincero. Penso sia un ottimo prodotto di marketing, un perfetto indossatore per Gucci. Per fare il trapper raccontava nelle interviste di essere cresciuto nella miseria, tra droga e carcere. Appena arrivato al festival di Sanremo, per allargare il suo pubblico, ha spacciato la sua canzone sulla droga Rolls Royce come se fosse la rilettura della Balilla di Giorgio Gaber. Abbiamo avuto cantanti e poeti che hanno apertamente scritto opere sull’argomento droga, sinceramente e senza problemi. Lui, appena annusato l’odore del quattrino, si è genuflesso a Gigi Marzullo. Un vero “maledetto” doc. È riuscito a sostenere che il suo album “Dio c’è” sia una riflessione religiosa, quando invece è l’acronimo di DrogaInOfferta CostiEconomici. Ha ricevuto pure il plauso dell’Avvenire. Quest’anno è venuto fuori che suo padre è un magistrato di Cassazione e che andavano in vacanza a Cortina. Non vorrei offendere, ma, secondo me, è assolutamente etero, fa finta di essere trisessuale (termine coniato da Miguel Bosè per indicare ironicamente qualcosa che andasse oltre la bisessualità, poi diventato nello showbiz internazionale un sinonimo di pansessualità, ndr) solo per essere più trendy.

Il caso Giovanna Botteri, "l'inviata gattara"

Altro capitolo di questo biennio 2019/2020 vissuto sulla cresta dell'onda di violente critiche provenienti dall'opinione pubblica: Giovanna Botteri. Un servizio di Striscia doppiato da Michelle Hunziker, nel quale la conduttrice si soffermava su abbigliamento e capigliatura della nota giornalista Rai, corrispondente in Cina, ha sollevato il coro indignato del body shaming. Hunziker e Botteri hanno fatto pace a distanza, parlandosi e chiarendo le posizioni, ma Ricci non aveva ancora mai parlato di quanto accaduto:

Tutto è nato da una fake news: l’idea che Striscia l’avesse insultata. C’è da dire che tra l’inviata gattara e la mannequin la mia simpatia va alla prima. In realtà era un servizio a difesa della Botteri, una pippa inutile, non certo un servizio satirico. Uno di quei pezzi che definisco “defatiganti” e che con arte norcina da bartender mescolo nel cocktail di Striscia per dare un respiro, e far risaltare il servizio successivo. Eppure a sinistra è partita la solita invidia del martire della Chiesa cattolica

Dopo il lockdown, l'imbecillità di gregge

Anche lui ha vissuto in quarantena ma non malissimo, che in quarantena ci vive già di solito. Ha lavorato molto e per dei versi anche peggio, non potendo sfruttare a pieno i potenziali del tg satirico. Oggi cosa pensa di questa fase 3? Per un apparente cinico come lui ci sono margini di miglioramento umano e sociale? "A pochi giorni dalla fine del lockdown vediamo già mucchi di guanti buttati sui marciapiedi, mascherine in mare, i virologi sbeffeggiati, ingorghi perché tutti prendono l’auto. Almeno per ora, mi pare prevalga l’imbecillità di gregge".