L’amore è un tormentone? A volte capita che lo diventi nel peggiore dei modi, soprattutto quando è un disco rotto destinato ad avere poco successo. Annamaria, segretaria e angelo del focolare, non ne era consapevole quando ha cercato nelle altre compagne di avventura l’appoggio morale per scaricare il compagno Antonio, reo di avere una natura suina e poco rispetto per il sentimento parcheggiato su un divanetto di ikea dirimpetto al suo villaggio.

Il florilegio di insulti ragionati a ritmo serrato con le compagne di party Tezenis diventa la prova più grande per la fase del distacco nel confronto finale: pronunciarli con convinzione e con la gestualità di una Pupella Maggio in una delle sue giornate migliori, l'ha resa una donna pronta a lasciare. Una paladina della giustizia, pronta a smascherare, e punire, la pochezza di un partner particolarmente disattento alle telecamere e all'ambiente, vista la quantità di acqua sprecata nella vasca idromassaggio.

Eppure qualcosa va storto. Ciò che doveva essere un regolamento di conti diventa un conto salato da pagare. È un po’ come il coronavirus in Italia: passata la paura della fase critica, non è più vero niente. E così Antonio, tranquillizzato dalle lacrime della sua Annamarì (sintomo di un amore ancora troppo vivo per favorirle l'uscita), diventa un Cyrano de Bergerac impomatato e in mocassini, intenzionato a tutti i costi a tornare a casa con la compagna, che gli porta il caffè a letto e gli prepara la cena de iure condito.

E Annamaria che intanto si è diplomata in LIS ed è diventata una professionista nella decodifica dei labiali, teme che il fantasma dei messaggi privati su Instagram possa tormentarla una volta tornata a casa e che quel numero di telefono dato alla tentatrice venga impostato tra i preferiti, a sua insaputa. Che poi lui era pure recidivo, niente avrebbe remato a suo favore. Niente se non il fare leva sulla debolezza di Annamaria, attaccata a quei sentimenti, quasi quanto a quei mocassini, più della sua stessa vita.

L’angelo del focolare finisce per cuocersi da sola davanti a un falò, preservando le sue ali ma deludendo una vasta platea, che avrebbe preferito vedere tra gli scoppiettii di quelle fiamme il ‘porco Antonio’ arrostito e con un limone in bocca. E invece si è persa, tra un cicchetto di testosterone e un eccesso di guaranà nella convinzione di poterlo cambiare. Di nuovo.