Ci sono sicuramente due fazioni tra coloro che seguono Amici 20: chi difende a spada tratta i partecipanti del talent e chi, invece, articola un minimo pensiero critico e non utilizza come metro di giudizio solo la volontà e il desiderio di arrivare che, in qualsiasi parte del mondo, è elemento costitutivo di ogni giovane essere umano. E quindi, anche qui, ci saranno quelli a cui non piacerà quanto stanno per leggere, ma alle volte è giusto stuzzicare la nostra pigrizia e capire cosa ci sta offrendo davvero lo show che abbiamo scelto di guardare.

Dopo le ultime querelle in diretta tv sono arrivata a una conclusione: Alessandra Celentano ha ragione. Inutile indignarsi sventolando con ardore la bandiera del talento, perché se è vero che le opportunità si offrono a tutti, non è altrettanto vero che il suddetto talento sia presente nelle stesse quantità nel Dna di ognuno di noi. Motivo per cui non lo si può svendere, né spacciare per qualcosa che vagamente gli somigli. Amici ha compiuto 20 anni, ormai è uno show più che maggiorenne, e tanti ne ha visti passare di giovani e aspiranti artisti, tanti ne ha visti esibirsi, disperarsi, dimostrare le proprie capacità, come altrettanti ne ha visti disperdersi nell’oblio.

In quella che potremmo definire una democrazia artistica, è giusto che tutti debbano avere l’opportunità di seguire i propri sogni, ma se la televisione si propone una funzione didattica, allora è necessario porre l’accento su quanto "bucare lo schermo" non debba essere l'unico fine a cui ambire. Questo non perché io sia una fedele proselite delle critica aprioristica, bensì semplicemente perché amerei si tornasse a quando la bravura di un/a artista lo/a si riconosceva a chilometri di distanza e non inforcando delle lenti progressive che, magari, accorcino la lontananza di un talento abbozzato.

La ballerina Rosa ad Amici 20
in foto: La ballerina Rosa ad Amici 20

Nonostante risulti antipatica e saccente, Alessandra Celentano ha ragione da vendere in quello che dice. E ha ragione perché il talento, in ogni ambito esso si sviluppi, è frutto di impegno e costanza, non di approssimazione. La maestra di danza della scuola più amata d’Italia riceve le più cocenti critiche da parte di chi la ritiene crudele e di chi, compresa la De Filippi, cerca di rabbonirla senza dare adito al significato intrinseco di quanto con i suoi modi poco ortodossi la ballerina cerchi di inculcare ai suoi allievi. In 20 edizioni il talent di Canale 5 ha cambiato forma, si è modellato alle esigenze del pubblico, dell’audience, della fortuna di chi vi ha partecipato, senza per questo voler sminuire le qualità dei giovani che hanno messo piede nella scuola di Cinecittà. Eppure, da quando è iniziato, quello che un tempo era “Saranno Famosi” sembra essersi mercificato, trasformandosi da promotore di talento a promotore di talento a tutti i costi.

Quando Alessandra Celentano dice ad una delle allieve della scuola, rivolgendosi con una innata delicatezza, “Martina è negata” e quando contesta a Lorella Cuccarini di modificare le coreografie appositamente per “facilitare il compito alla sua allieva”, non fa altro che dire la sacrosanta verità. Il focus della questione è questo: sono un artista e in quanto tale devo essere in grado con studio, costanza e forza di volontà, di superare i miei limiti. Altrimenti, se l’obiettivo è rimanere in una zona di comfort dalla quale uscire saltuariamente, dov’è la crescita che si propone di offrire un talent di questo genere?

Martina, la ballerina di latino
in foto: Martina, la ballerina di latino

Martina è una ballerina di latino-americano” le ha contestato la showgirl, icona della tv Anni Ottanta-Novanta, giustificando un cambio di coreografia. E quindi? Cosa significa questo? Vorreste dirmi che se chiedeste a Roberto Bolle di ballarvi una rumba non ne sarebbe in grado perché é un ballerino di danza classica? Ne dubito fortemente e non perché si sta parlando del più grande ballerino degli ultimi tempi, ma perché se di talento e versatilità si tratta, allora è proprio questa la grande falla dello show.

Virginia Raffaele e Roberto Bolle in "Danza con me"
in foto: Virginia Raffaele e Roberto Bolle in "Danza con me"

E a questo proposito, sì, Alessandra Celentano ha ragione da vendere e l’ha sempre avuta. Magari la sua asticella è troppo alta da raggiungere, magari il livello da lei richiesto non è quello che ci si aspetta in un programma televisivo, ma è giusto insegnare a questi ragazzi che il talento e la fama si conquistano, non basta la vetrina di Amici per diventare delle star, o almeno non sempre. Nel mondo della danza e del ballo, poi, ancora di più.

La danza è disciplina, è studio, è un voler tentare di superarsi ogni giorno, spaccarsi i piedi finché la coreografia da eseguire non è perfetta, esercitarsi finché i passi non diventino tutt’uno con il corpo che li esegue e le sue linee siano armoniose. Il ballo è espressione senza parola, è il linguaggio nascosto dell’anima dicevano gli antichi greci e in quanto tale ha il compito di comunicare ancor di più di quanto si è soliti vedere in un’esibizione canora, nell’interpretazione di un monologo teatrale dove il vocabolario aiuta a comprendere ciò che l’occhio non percepisce nell’immediato.

Erano belli i tempi in cui ad Amici si faceva tutto: i ragazzi partecipavano consapevoli di doversi misurare con tutte le discipline dal canto al ballo, dalla recitazione al musical, sebbene si presentassero per una sola delle categorie. Perché è giusto focalizzare l’attenzione su quello che si vorrà diventare un giorno, sulla propria passione, non è necessario essere degli istrioni, ma è necessario sapere che non bastano le telecamere di uno show per diventare quella che Nietzsche chiamava “una stella danzante. E quindi, sì, cara Alessandra Celentano, nonostante le critiche e la reticenza della stessa Maria De Filippi, hai sempre avuto ragione e questo, forse, lo hai sempre saputo.