La seconda serata del Festival di Sanremo 2020 fa il 53.3% di share. È il record dei record. Un risultato che continua a dare ragione alla macchina del buonumore e della leggerezza messa in piedi da Amadeus, con l'aiuto di Fiorello. Semplice sottolineare, con il favore degli incredibili dati, che questo Sanremo è figlio della loro amicizia eterna e della loro gavetta. Eppure la ricetta è tutta lì: non c'è nessun segreto nascosto sotto chiave in nessuna torre segreta.

Il gioco sta tutto nella semplicità e l'onestà intellettuale di non prendersi mai troppo sul serio. Anche quando sei sul palco del Teatro Ariston. Anche quando sei davanti ai dirigenti, alle cariche più alte di mamma Rai e, quindi, del Paese. "Siete allergici al divertimento", aveva detto Fiorello in conferenza stampa, prima della seconda serata, ai vari responsabili. La coppia di amici ha disinnescato la sacralità di tutti i riti della kermesse. Si sono presi un bel rischio e, alla fine, hanno vinto.

La cultura del sorriso di Fiorello e Amadeus

Hanno vinto con la loro giovinezza, con la palestra fatta in animazione. Hanno vinto portando in prima serata la semplicità dei numeri da villaggio turistico. Hanno saputo gestire la spontaneità del momento, anche quello ‘improvvisato' con Maria De Filippi al telefono. Hanno rispettato la regola numero uno dell'animazione: sorridere, sorridere sempre. Molti pensano all'animazione come qualcosa di dispregiativo. Ma non è una diminutio riuscire a far ridere con una parrucca in testa. Anzi. In Fiorello e Amadeus, è riconoscibile, palpabile, quella cultura del sorriso, quella purezza, che si abbraccia, si alleva, si vive e condivide nelle equipe di animazione dei villaggi turistici. Solo uno come Fiorello, coadiuvato da Amadeus, poteva riuscire in questa impresa schietta, accessibile e performante.

E la gara? Le critiche più aspre sono relative proprio al ritardarsi della gara in ragione dello spettacolo. "Il Sanremo infinito", definito a giusta ragione. Dati alla mano, la seconda serata è stata la più lunga dal 1988: ha chiuso i battenti all'1.43. Scherzosamente, Nicola Savino ha definito il suo "Altrofestival" l'anello di congiunzione tra il Festival e UnoMattina. E poco ci è mancato, in effetti.