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Uman Take Control fallito: troppo simile ai soliti reality

La chiusura di Uman Take Control trova, per la prima volta, una reale spiegazione. Prescindendo da quanto è stato detto dai concorrenti del reality, all’esperimento di Italia 1 è mancata la giusta cattiveria utile a mantenere i propositi promessi. Ecco le motivazioni:
A cura di Stefania Rocco
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Uman Take Control

La sospensione di Uman Take Control non ha sorpreso il pubblico a casa che, ad appena due puntate dall’inizio, aveva previsto una conclusione così veloce per un programma colpevole di aver disatteso le speranze – forse leggermente sadiche ma certamente giustificate – di buon parte del pubblico a casa. Prescindendo da quanto hanno dichiarato i concorrenti nelle prime ore successive alla notizia, sta di fatto che i telespettatori di aspettavamo qualcosa di più La pubblicità resa al programma aveva lasciato intendere che i concorrenti in gara sarebbero stati disposti a tutto – ma proprio a tutto – pur di essere riumanizzati.

E, invece, così non è stato. Il reality ha dovuto presto fare a meno della stessa struttura con la quale è stato concepito. Al di là delle polemiche su Facebook relative alla repentina chiusura, Uman Take Control non aveva particolari motivazioni per rimanere in onda. Più che riumanizzarsi, i protagonisti hanno sperato – in maniera piuttosto evidente, tra l’altro – di riuscire a ottenere una seconda opportunità televisiva di ritornare protagonisti del piccolo schermo. Di fronte alle avversità, però, più di uno ha minacciato l’abbandono. Bambola Ramona ha tentato la fuga, ad esempio, per poi piangere calde lacrime di sconforto di fronte alla notizia della sospensione.

Nulla c’entrano, dunque, le difficoltà legate alla mancanza di fondi paventata da Elena Morali. Semplicemente, i telespettatori si sono visti defraudare della possibilità di assistere a un programma che fosse realmente rivoluzionario nel marasma di reality che affollano la tv italiana e hanno scelto di non guardarlo, facendo precipitare gli ascolti. Uman si è omologato allo standard trito e ritrito dei nostri reality, arrivando perfino a utilizzare la tanto di moda macchina della verità, tanto utilizzata negli ultimi mesi di Grande Fratello.

Se l’esperimento di riumanizzazione consisteva solo nell’obbligare un concorrente a tenere in bocca un ciuccio da lattante, è ovvio che viene a mancare il senso stesso con il quale il reality è stato concepito e  che, forse, avrebbe giustificato anche un po’ più di “sano sadismo” attraverso il quale il prodotto sarebbe apparso certamente più accattivante. Nessuna tragedia, dunque. La tv italiana può certamente farne a meno.

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