Vanessa Incontrada condivide una foto che la ritrae sorridente davanti una fotocamera. "Tutto questo tempo per essere così" scrive,  forse come tacita risposta all'ennesima ondata di odio che nelle ultime settimane ha travolto la sua fisicità. È piena di macchie, lentiggini e rughe, hanno scritto i soliti leoni da tastiera dopo la messa in onda della fiction Rai L'amore, il sole e le altre stelle, secondo film del nuovo ciclo ‘Purché finisca bene’. Inutile andare in difesa, superfluo ribattere. E che glie voi dì? Il fenomeno legato al commento online, al giudizio social, alla considerazione digitale resta ingabbiato nel peso specifico che dovrebbe avere nell'ambito di un confronto che non sussiste. Più volte è stato dimostrato che persone muniti di profili veri o spudorati fake, contattati direttamente dal soggetto del loro odio, abbiano abbassato la testa e si siano cosparsi volontariamente il capo di cenere. Eppure, semmai, per settimane avevano minato i migliori cuori con le peggiori volgarità. Quindi, che glie voi dì?

Hate Speech, anche se non si dialoga

Si chiama hate speech, anche se con il dialogo ha poco a che fare. I dati raccolti dall'osservatorio Vox insieme all'Università di Milano, Bari e La Sapienza di Roma non sono rincuoranti nel pensiero di Vanessa Incontrada incastrata nel mondo di chi odia per passione. Di solito, le shitstorm (letteralmente ‘tempesta di merda', simbolo dell'ondata di odio gratuito indirizzato verso qualcuno o qualcosa) hanno infatti nel loro mirino le donne (63%), seguite dagli omosessuali, 10,8%, dai migranti 10%, e poi da diversamente abili (6,4%) ed ebrei (2,2%). Il modo in cui preferiscono veicolare l'odio è quasi sempre legato ai concetti di morte, sesso e violenza fisica, in un approccio distruttivo, volto inspiegabilmente all'eliminazione del soggetto, e della sua individualità, dal terreno umano comune.

Anonimi di professione

L'odio diventa, così, a tutti gli effetti una professione, ma non sempre riesce a sostanziare la sua presenza perché lo si possa temere davvero. Un modo social pullulante di fake, un esercito di profili falsi creati come diversivo alla noia o alla routine, pronti a sparare l'offesa più oscena pur di emergere ed essere visti. La frustrazione dell'essere anonimi diventa la goduria dell'anonimato, perché molti haters non amano metterci la faccia e si fanno forti di volti pescati a caso su google immagini. E allora ha fatto bene Vanessa Incontrada a dire a Mara Venier che non si è sentita capita quando ha preso peso in gravidanza, perché stava male e non voleva dirlo, o che delle volte si sente vittima di violenze verbali del tutto ingiustificate, che minano la libertà personale di sentirsi come vuole. Di essere quello che vuole. Di essere, dopo 40 anni di vita, semplicemente così come la si vede oggi e chissà come diventerà domani. Di sicuro, armata di una bellezza imperfetta, che a volte può vacillare, ma non potrà mai rimanere incastrata nel qualunquismo di un mondo che impone la sua visione senza riuscire nemmeno a reggere uno sguardo.