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19 Maggio 2016
12:21

Spoiler, se non lo fai tu lo farà sicuramente qualcun altro

La polemica sullo spoiler della morte di Salvatore Conte e sull’ipotesi dell’uccisione di Don Pietro Savastano da parte del figlio Genny dimostrano l’entità reale del fenomeno “Gomorra”. Esiste un antidoto allo spoiler? Forse sì, sta nella nostra testa.
A cura di Andrea Parrella
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Secondo una statistica recente di fonte attendibilissima, dopo spread, spoiler è la seconda parola estera che inizia per "sp" più usata dagli italiani. Cosa vuol dire, essenzialmente, spoilerare qualcosa a qualcuno? Lo spoiler è un inciucio, un pettegolezzo con raffinata furbizia associato all'imperante panorama delle serie tv degli ultimi anni. Il senso della parola è molteplice, ma in ambito cinematografico assume il significato di "rovinare", mutuato in "anticipare" o "anticipazione". Esisteva pure prima coi libri e i film, me li ricordo ancora gli occhi di mio cugino in un'estate calda, con una gamba ingessata, quando un amico (mica tanto) gli rivelò l'assassino de Il Nome della Rosa a venti pagine dalla fine.

Ma riflettiamoci: dieci anni fa il massimo dello spoiler possibile sulla morte di Marissa Cooper in The O.C. era di anticiparlo a quell'amica del liceo che, causa festa di compleanno di suo zio, era stata costretta a registrare su videocassetta l'episodio. Chi veniva spoilerato, se lo andava fondamentalmente a cercare. Lo spoiler è quindi un fenomeno esclusivamente contemporaneo.

È stata polemica delle ultime settimane quella sull'anticipazione della morte di Salvatore Conte nel terzo episodio di Gomorra 2 – La Serie, alla quale si è aggiunta quella dello spoiler sulla presenza di Ciro l'immortale nella terza stagione, nonché quella dell'ipotesi morte di Don Pietro Savastano per mano di suo figlio Genny nell'ultimo episodio della seconda stagione. Tantissimi, che non avevano visto l'episodio in tempo reale della morte di Conte, hanno reso la polemica sullo spoiler più social dello spoiler stesso. Una notizia che col senno di poi era stato lo stesso Marco Palvetti a dare sul suo profilo ben due ore prima dell'inizio del terzo episodio, mascherando il post di commiato con un ringraziamento per il raggiungimento dei 50 mila fan sulla pagina. Ma non è questo il punto. La questione, semmai, è capire cosa spinga a rivelare agli altri quello che si è appena visto e cosa spinga gli altri a infuriarsi conseguentemente.

Non c'è spoiler senza social

Lo spoiler trae la sua ragione di vita dall'intersezione tra l'avvento dei social network e delle piattaforme streaming, a pagamento o pirata, che permettono di vedere una data puntata di una serie tv in qualsiasi momento. Senza Facebook e Twitter, o i gruppi WhatsApp in cui qualche ‘amico infame' può raccontare un episodio dal vivo con un breve e lapidario messaggio vocale, le possibilità di venire a sapere cosa sia accaduto sarebbero marginali. I social network e le serie TV viaggiano di pari passo. Le seconde si sviluppano spesso in virtù dei primi e, tra narcisismo e sincero spirito di condivisione, questa osmosi obbliga ad una modalità di fruizione che non accoglie ritardi né tempistiche personali: quella puntata potresti vederla quando vuoi, ma di fatto conta vederla quanto prima.

Quello che non vedi, vieni a saperlo, c'è poco da fare. Spoiler che se non fai tu sarà fatto da qualcun altro e, in fondo, chi vuole stare al passo può fare prima di te. Lo spoiler o lo fai oppure lo subisci, in mezzo c'è una terra abitata da una piccola popolazione indigena che riesce a tenersi fuori dalla suddetta dialettica.

Come combattere lo spoiler

Dopo il terzo episodio di Gomorra la rabbia degli spoilerati è arrivata a trasformare la lotta allo spoiler in lotta di classe: "Tutta colpa dei borghesi che possono permettersi Sky!", è stato il grido di qualcuno. Ma lo spoiler c'è, non puoi evitarlo, si tratta di una logica che esalta il valore delle notizie dalla vita brevissima, più o meno un paio di minuti. E quindi quale potrebbe essere l'antidoto? Potremmo smetterla di cibarci dello scoop effimero preferendo il viaggio all'arrivo, il percorso all'approdo, la qualità del pasto alla sazietà. Se ci serve un termine anglosassone per assimilare il concetto, chiamiamolo slow-watching, l'opposto della teoria del binge-watching, divorare qualsiasi cosa. Iniziare a goderci il racconto, il come una serie tv giunga ad un esito clamoroso più che all'esito clamoroso in sé.

Tornando alla morte di Conte, è stato uno spartiacque importante di questa seconda stagione, ma vogliamo parlare di quanto sia stato coinvolgente e appassionante il modo in cui si è giunti a quella stessa morte? Dovremmo smetterla di pensare che Netflix voglia obbligarci a vedere tutto e subito, perché il tutto significa anche quando vuoi e quando puoi. Netflix continuerà ad esistere anche se scegliamo di vedere una puntata al giorno anziché dodici. Ecco, questo è, forse, l'unico modo per rendersi immuni allo spoiler, delegittimarlo e depotenziarlo concentrandosi su tutto quello che, pur volendo, non è spoilerabile. In alternativa, potremmo insorgere e denunciare qualsiasi tentativo di spoiler: ma avete mai visto qualcuno riuscire a fermare il mare con le mani? Una sensazione di onnipotenza effimera.

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