L’Onore e il Rispetto, Caterina e le sue figlie, Viso d’angelo, Furore, Pupetta, Baciamo le mani: sono solo alcuni dei titoli delle fiction prodotte da Ares Film cui Sergio Arcuri, fratello di Manuela Arcuri, ha partecipato. Quando lo contattiamo per chiedergli cosa pensi del caso montato in tv e sui social dopo le dichiarazioni di Adua Del Vesco e Massimiliano Morra nella Casa del Grande Fratello Vip 2020, l’attore non ha dubbi: in Ares, almeno nel suo caso, non sarebbe mai stato sottoposto a nessun tipo di costrizione. Sergio dichiara di avere conosciuto bene il duo formato dal produttore Alberto Tarallo e dallo sceneggiatore Teodosio Losito, scomparso nel gennaio 2019. Ne parla con affetto, con i toni distensivi usati dalla sorella Manuela, attrice diventata volto della Ares insieme a Gabriel Garko.

Sergio Arcuri: “Gli anni dell’Ares con Alberto Tarallo e Teodosio Losito”

La tragedia di Teo (Teodosio Losito, ndr) l’ho vissuta in prima persona. Io, mia sorella Manuela, la nostra famiglia lo conoscevamo bene, come conoscevamo bene Alberto Tarallo. Lui stesso mi ha detto della morte di Teo”, ci dice Arcuri quando lo raggiungiamo al telefono, “Conosco bene la Ares sia come attore che come produzione e conosco bene le persone di cui mi stai parlando. Adua, che poi è Rosalinda, la conosco da quando ancora non aveva cambiato nome e ho visto tutta la trasformazione, così come per Massimiliano Morra. Ci ho lavorato insieme, abbiamo condiviso il set. All’ultimo film di Morra ho collaborato restando nella produzione, ero dietro la macchina da presa”.

Quello della Ares Film lo conosci come un ambiente sano?

Sì, e io l’ho frequentato tanto. Quello che c’è sempre stato era un “clan”, nel senso che si viveva come una grande famiglia. Alberto aveva una villa meravigliosa a Zagarolo. Dopo la tragedia, un po’ perché è fallita la Ares un po’ perché ha subito questo grande lutto, non ci siamo più frequentati. L’ho sentito per il funerale e nei primi periodi, poi non ci siamo più sentiti.

Ti sono mai state fatte richieste di qualche tipo?

No, richieste serie no. Certo ti davano dei consigli, quello sicuramente. Su come comportarti, ad esempio.

Tarallo ha un ruolo nell’invenzione della finta storia tra Adua e Gabriel Garko?

Te ne parlo in maniera sincera. Esiste il gioco delle parti. Adua era una giovane ragazza che veniva dalla Sicilia, per venire a fare le cose in Ares prendeva l’autobus, e nel giro di pochissimo tempo è diventata la protagonista. In una prima fase, che non so quanto sia durata, era contentissima di quanto aveva avuto e di quello che Ares, e Tarallo nello specifico, le avevano dato. Mi ricordo la questione del cambio del nome, per esempio. Mi disse che non era per niente contenta di chiamarsi Adua Del Vesco, perché era un nome, come diceva lei, “vecchio” e lei era una ragazzina, aveva 20 anni, forse anche meno. "È un nome vecchio, non mi piace per niente. Però va bene lo cambio se è una cosa che mi serve per la mia carriera", mi disse.

Adua lascia intendere di avere vissuto isolata, che le fosse stato imposto.

Imposto? Tarallo anche a me consigliava le cose. Un esempio, proprio a proposito di Grande Fratello. Mi proposero di farlo e lui mi disse che la trovava una cavolata. Ma se dicessi che mi ha imposto di non farlo direi una sciocchezza (ride, ndr). Sicuramente ti dava dei consigli, ma come li ha dati a mia sorella, a me e a chi ha lavorato con lui, ma consigli anche abbastanza perentori. Secondo me questa cosa va fatta così perché è giusto così. Però poi sceglievi tu. Anche a me disse che avrei dovuto cambiare nome, perché chiamandomi “Arcuri” mi avrebbero sempre paragonato a mia sorella. Ma io, che ero fiero del mio cognome, volli mantenerlo.

Durante la notte del confronto con Morra, Adua dice “se rimanevo lì facevo la sua fine”, riferendosi presumibilmente al suicidio di Teodosio Losito.

Non ho letto ma poche cose certe le conosco. Li ho vissuti entrambi e ti dico che Alberto era follemente innamorato di Teo. Ricordo le carinerie, le attenzioni. Una su tutte: Losito era l’unico a figurare da autore, anche se alla scrittura delle fiction partecipava anche Tarallo. Ma Alberto, per questo amore che aveva per Teo, voleva che fosse lui a comparire e firmare le sceneggiature. E lo dico senza interessi. Teo ormai è scomparso, Alberto non lo sento più e non abbiamo alcun tipo di rapporto.

Perché allora quei racconti?

Loro sono rimasti un po’ “sedotti e abbandonati”. Nel periodo in cui stavano in Ares, soprattutto Morra, si sentiva il nuovo Mastroianni. Poi la carriera si è arenata. Probabilmente ne attribuisce le colpe a Tarallo. Colpe che magari Tarallo ha pure, perché forse gli ha fatto fare solo un certo tipo di personaggio e non lo ha fatto studiare. Molti attori dell’Ares decidevano di non studiare perché si sentivano già arrivati.

Qual era il rapporto tra la Ares e i suoi attori?

Lasciamo perdere le sette perché si tratta di sciocchezze. Ma che in Ares ti potessi affidare totalmente ad Alberto Tarallo e a Teo, andando a vivere a casa loro, seguendo quello che ti dicevano loro, e poi loro ti indirizzavano per farti diventare quello che ritenevano fosse l’attore giusto per le fiction, questo è vero. C’erano questi attori, soprattutto quelli sconosciuti, che si affidavano a Teo e Alberto e loro li ospitavano, gli spiegavano come si dovevano vestire, gli dicevano di mettersi a dieta.

Perché vivere insieme? Adua, in un altro momento di quella prima conversazione con Morra, dice “sono scappata di notte”.

Adua quando è arrivata a Roma non aveva una casa. Alla fine stai in una mega villa, servita e riverita…la linea è sempre molto sottile. All’inizio era molto contenta di essere ospitata. Poi probabilmente quando è diventata famosa e ha cominciato a guadagnare soldi e indipendenza, voleva staccarsi. Però ti assicuro che non tutti quelli che lavoravano in Ares da protagonisti – non è successo a me, non è successo a mia sorella – andavano a vivere da Tarallo. Se ne avevi bisogno e glielo chiedevi, ti ospitava molto volentieri. Che oggi rinneghino non mi sembra un segno di riconoscenza. Tarallo faceva un po’ il mecenate. Prendeva queste persone semi sconosciute nelle quali individuava del potenziale, come fanno le major a Hollywood. Ma con il benestare di chi era contento di lavorarci e di fare ciò che diceva Tarallo. Se non eri contento potevi tranquillamente rifiutare, non ti costringeva.