Il teatro Ariston di Sanremo
in foto: Il teatro Ariston di Sanremo

Perché Sanremo è Sanremo ma non quello del 2021. L'intenzione di realizzare un ‘festival della normalità‘ evapora naturalmente nel corso dei primi incontri di questa fase di definizione di misure anti covid e protocolli speciali affinché la kermesse abbia luogo. Ieri si è tenuto un primo faccia a faccia con il prefetto della città dei fiori, Alberto Intini, per discutere il piano sicurezza che consentirà di procedere con la tabella di marcia verso le date confermate dal 2 al 6 marzo.

Pubblico ridotto di figuranti tamponati

"Sanremo 2021 non sarà un evento pubblico" dice il prefetto che, in accordo con il nuovo Dpcm, conferma non esserci "alcuna ipotesi di presenza di pubblico né pagante, né su inviti". Fonti vicine a Fanpage.it infatti confermano l'unica soluzione possibile per avere una platea in sicurezza, ovvero quello di  disporre di numero ridotto di figuranti tamponati e contrattualizzati, diversi per tutte e cinque le serate. Lo scenario si allinea a programmi della concorrenza come C'è posta per te e il Maurizio Costanzo show, e a quelli di casa Rai come Affari tuoi, Detto Fatto e I Soliti ignoti. Resta anche la volontà di tenere una quota vaccinata, probabilmente legata alla presenza del personale medico che ha combattuto in prima linea questa Pandemia.

Il pubblico dell’Ariston delle precedenti edizioni
in foto: Il pubblico dell’Ariston delle precedenti edizioni

Sala stampa chiusa ed eventi extra annullati

Inoltre, sul tavolo di discussione è sembrata chiara la certezza di ridurre all'osso la mondanità che da sempre accompagna l'evento musicale e ne arricchisce il programma quotidiano. Solo l'Ariston attivo, il Palafiori rimarrà spento o almeno usato probabilmente come sede alternativa di appoggio per disporre di maggiori spazi propedeutici al distanziamento, e la sala stampa chiusa anche durante le serate. Solo una conferenza al giorno, quella istituzionale del mattino, alla presenza di massimo 70/80 giornalisti che potranno accedere alla sala, per poi liberarla e consentirne così la sanificazione in vista della riapertura del giorno dopo o per incontri straordinari con gli artisti. Nessuna intervista in presenza, il racconto del Festival pare dovrà essere tutto in remoto. Per questo motivo, avanza la volontà di abolire passerelle, esibizioni extra sul palco centrale, dove gli scorsi anni si tenevano esibizioni esterne dei cantanti successive a quelle ufficiali in diretta tv, che al momento resta inattivo, e ogni occasione possa presupporre un'interazione fisica con i protagonisti di questa edizione.

La passerella fuori il teatro Ariston
in foto: La passerella fuori il teatro Ariston

Nessuna zona rossa intorno l'Ariston

Nessuna zona rossa intorno l'Ariston, tema centrale nelle ultime ore, ma senza dubbio maggiore rigore nei perimetri che circoscrivono il teatro, come ogni anno anche per le misure anti terrorismo, e, in sinergia con la pubblica sicurezza, fuori gli alberghi dove alloggeranno gli artisti.

L'appello di AFI, FIMI e PMI

Intanto Sergio Cerruti, Presidente di AFI, Associazione Fonografici Italiani, insieme a FIMI e PMI, ha indirizzato una lettera al Ministro Roberto Speranza, al Commissario Straordinario per l’emergenza COVID-19, Domenico Arcuri e all’Amministratore Delegato RAI, Fabrizio Salini per far luce sulla questione:

Chiediamo al ministro Speranza e al Comitato Tecnico Scientifico di intervenire quanto prima per definire le linee guida necessarie a garantire la sicurezza sanitaria del Festival di Sanremo. La scelta di confermare la kermesse per il prossimo mese di marzo, senza un chiaro protocollo, è eticamente sbagliata. Non si può rischiare con la salute delle persone. Con una pandemia di questa portata sarebbe stato opportuno posticipare il Festival nei mesi estivi o a settembre, in considerazione del fatto che non sono state ancora individuate le procedure per garantire la salute di tutti gli artisti, degli operatori e del pubblico in sala. Che cosa succederebbe se un cantante si dovesse ammalare? Chi ne risponde? La Rai è un servizio pubblico e non può avere autonomia di scelta su una manifestazione come il Festival, durante una pandemia che, a marzo, non sarà finita, anzi già si teme la terza ondata.

Perché un Sanremo proprio dal 2 al 6 marzo?

Ma il motivo per cui si è deciso di procedere con la realizzazione del Festival di Sanremo dal 2 al 6 marzo 2021, apprende Fanpage.it, è legato al fatto di potersi in qualche modo inserire in un piano sicurezza già stabilito dal vigente Dpcm fino al 5 marzo, quindi di avere in qualche modo un quadro sanitario più definito fino a quelle date, cosa meno probabile nei periodi successivi. E se l'ipotesi di un Sanremo travestito da Festivalbar è potuta sembrare alquanto allettante, di fatto non avrebbe assicurato organizzazione e riuscita con misure differenti nel periodo estivo. Insomma, l'idea di procrastinare pare non abbia avuto l'appeal necessario a demotivare la gigantesca macchina che rimetterebbe al centro una significativa parte dei lavoratori dello spettacolo ferma da un anno, in primis artisti e case discografiche.

Si aspettano ora gli incontri con la Asl e il sindaco della città di Sanremo, Alberto Biancheri, per approfondire il protocollo sanitario e organizzativo con la Rai e sottoporlo alle autorità competenti cercando di limitare il più possibile le occasioni di contagio.