Mahmood ha trionfato a sorpresa al 69esimo Festival di Sanremo. La vittoria ha praticamente lasciato senza parole i leoni da tastiera di turno, scatenati nella notte sui social. Ma è stata una vittoria che ha dimostrato ancora una volta di aver sottovalutato la grandezza artistica di un Festival che, nonostante la flessione rispetto all'anno scorso, Claudio Baglioni ha dimostrato di saper sfruttare ed evolvere aderendo al momento, al tempo che stiamo vivendo. Ci ricorderemo sicuramente di questo: nel biennio diretto dal dittatore-dirottatore artistico, ha vinto la musica prima che un nome sugli altri. Un cast variegato ed espressione del contemporaneo: è questo il Festival della Canzone Italiana che bisogna sperare di avere da qui in avanti.

Ma veniamo al vincitore. Partito in sordina, Mahmood è stato sottovalutato da tutti. Eppure aveva già vinto "Sanremo Giovani", confermando in un certo senso la stessa parabola ascendente di Ultimo, arrivato secondo tra l'indignazione di tanti, lo stesso Matteo Salvini, che in fase iniziale di Festival consigliò proprio a Claudio Baglioni di occuparsi di musica e non di politica, ieri sera non ha resistito ed ha twittato la sua. E verrebbe naturale da consigliargli di occuparsi di politica e non di musica, seguendo un postulato tutto sommato coerente. Meno male che ci ha pensato Elisa Isoardi a controbilanciare.

Ma vi prego, torniamo a Mahmood. Madre sarda e padre egiziano, nato a Milano e per questo italiano al 100%, come ha ben sottolineato lui stesso in conferenza stampa, Alessandro Mahmud (il suo nome completo) si segnala già alla sesta edizione di X-Factor per la categoria Under Uomini di Simona Ventura. Riesce ad arrivare alla terza puntata, esce fuori dai radar ma continua a lavorare sul suo sound fresco e originale: r'n'b e soul di influenze arabe. Una primizia che in altre parti del mondo è in classifica già da tempo. Vincendo "Sanremo Giovani", riprende quota e posizione: "Gioventù Bruciata", che canta ancora una volta il contrastato rapporto con il padre, è un capolavoro moderno.

Partiva con queste premesse, ciononostante lo hanno sottovalutato tutti. Anche i più conservatori, troppo presi a pensare agli sberleffi fantastici di Achille Lauro. Troppo presi per apprezzare il talento di Mahmood, italo-egiziano, che canta la violenza e il dolore dell’abbandono paterno aprendo una prospettiva tutta nuova. Troppo presi dal discorso della razza, come quelli raccolti sulla nostra pagina Facebook. Troppo presi dalla rabbia cieca per apprezzare la reale bellezza. "Non era la canzone che doveva vincere!". Ma chi lo stabilisce? Un movimento social che parte dal basso? Anche qui? E no, dai.