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Sabrina Simoni su Mariele Ventre: “Amata, comprensiva ed esigente, la sua morte fu un grande dolore”

Il film ‘I ragazzi dello Zecchino d’Oro’ ha permesso agli spettatori di ricordare l’amatissima Mariele Ventre. Fanpage.it ha intervistato Sabrina Simoni. L’attuale direttrice del Piccolo Coro dell’Antoniano ha tracciato un ritratto della signorina Mariele, ha parlato del vuoto lasciato dalla sua morte e di cosa ha significato per lei essere la sua erede.
A cura di Daniela Seclì
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A sinistra Sabrina Simoni in una foto di Federico Borella. A destra Mariele Ventre, fonte Archivio dei Frati Minori dell'Antoniano di Bologna
A sinistra Sabrina Simoni in una foto di Federico Borella. A destra Mariele Ventre, fonte Archivio dei Frati Minori dell'Antoniano di Bologna

Rai1 ha reso omaggio a Mariele Ventre e alla storia del Piccolo Coro dell'Antoniano con il film ‘I ragazzi dello Zecchino d'Oro‘. Fanpage.it ha intervistato Sabrina Simoni, che ha assunto la direzione del coro dopo la morte della fondatrice. Con lei, tra ricordi e aneddoti, abbiamo tracciato un ritratto della fatina dello Zecchino d'Oro.

Ha avuto modo di affiancare Mariele Ventre dal 1993 al 1995. Che donna era?

Una donna professionale, attenta ai bambini, esigente ma anche comprensiva. Aveva grande rispetto nei confronti dell'intelligenza infantile. Andavo d'accordissimo con lei. Ci confrontavamo spesso.

Come è stato il suo primo incontro con la fatina dello Zecchino d'Oro?

Avevo 23 anni. Studiavo già musica, avevo intenzione di fare il maestro di coro. Ancora non seguivo l'Antoniano. Sono andata a prendere un'amica che aiutava la signorina Mariele. Quando sono entrata, lei stava facendo le prove con i bambini. Mi sono messa ad ascoltarli con grande attenzione. Mariele si è girata verso di me e mi ha detto: ‘Bravini vero?'. Io ho detto di sì. Poi mi ha offerto una merenda. È andata così.

C'è un aneddoto o un consiglio in particolare a cui associa il ricordo di Mariele Ventre?

Abbiamo vissuto diversi momenti insieme. Ricordo che mi consigliava di non aspettarmi mai troppa riconoscenza, per vivere in modo disincantato le cose. Una volta, poi, eravamo in uno studio televisivo, un cameraman disse che io assomigliavo tantissimo a Mariele Ventre nei gesti. Lei ha sentito questa osservazione, si è girata verso di me e ha detto stizzita: ‘Non è assolutamente vero'. Ma non per sminuirmi o perché non volesse essere paragonata a me, ma per farmi capire che il mio punto d'arrivo non doveva essere lei. Ognuno deve esprimere la sua personalità. E sono d'accordo.

Alla luce del rapporto di stima e affetto che vi legava, immagino che per lei non sia stato facile fare i conti con la morte di Mariele Ventre…

È stato molto complesso. Cercavo di non manifestare alcun tipo di tristezza per non aggiungerla a quella che già mi circondava. Era la perdita di una persona molto cara, amata da tanti. Da un giorno all'altro, i suoi bambini sono diventati i miei anche se li conoscevo già da alcuni anni. La cosa più difficile è stata sentirmi in più.

Cosa intende?

Respiravo l'aria della forte mancanza e sentivo di non poter aiutare nessuno a stare meglio. Temevo che la mia presenza evocasse un ricordo doloroso. Poi ho pensato che l'unica cosa da fare fosse lavorare al meglio.

Avrà avvertito il peso della responsabilità nell'assumere la direzione del Piccolo Coro dell'Antoniano.

Sì, ho dovuto fare i conti con il confronto. La mia fortuna è che io ho sempre stimato veramente Mariele Ventre, in modo anche affettuoso. Avvertivo quasi un senso di protezione nei suoi confronti, anche se non ne aveva certo bisogno. I meccanismi successivi, quindi, non mi hanno dato fastidio. Il dolore a volte fa brutti scherzi. Ho avuto anche molte persone che mi hanno sostenuto e aiutato.

Chi l'ha sostenuta in particolare?

I bambini sono stati i miei più grandi sostenitori, sono stati i primi in assoluto a starmi vicino. Con loro ero in una botte di ferro (ride, ndr). Mi ha molto sostenuto anche Liliana Caroli, figura fondamentale dell'Antoniano, che è stata sin dall'inizio al fianco di Mariele Ventre.

Qual è la sua impressione sul film ‘I ragazzi dello Zecchino d'Oro'?

Penso che sia una bellissima rappresentazione dell'esperienza che il regista Ambrogio Lo Giudice ha vissuto da bambino cantando allo Zecchino d'Oro. È una visione magica e fiabesca. È bello vedere che il rapporto che ha vissuto con Mariele Ventre ha segnato per lui un momento emotivo importante.

Lei ha partecipato in qualche modo alla realizzazione della fiction?

No. Se serviva l'aiuto nelle musiche o se mancava una frase in un brano, l'abbiamo aggiunta insieme al coro, ma tutto qui. Il film è la fotografia di un momento particolarissimo che appartiene al regista. A parere mio, non deve essere intaccato da altre presenze. Certo, c'è stata l'operatività di tante maestranze ma lasciamo che brilli la luce di chi ha avuto questa ispirazione.

Il 4, il 5 e il 6 dicembre andrà in onda su Rai1 ‘Lo Zecchino d'Oro'. I bambini si stanno preparando?

Stiamo studiando alla grande. Il tempo stringe, io faccio pressing con le prove. Stiamo facendo le prove a sezioni e con il coro. A settembre abbiamo inciso il cd che uscirà in concomitanza dell'evento. Siamo felici che il programma sia tornato in prima serata.

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