La terza puntata di "C'è posta per te" si tinge di giallo. Non è stata una storia a lieto fine quella di Patrizia, che si è vista chiudere la busta in faccia dalle sue tre figlie, Desirée, Salvatrice e Rossana. Lei, scappata di casa dopo le pressioni di suo marito, sostiene di non averlo mai tradito, come invece tutta la famiglia sostiene, con un ragazzo dell'età dei suoi figli. È una classica storia che, nei meccanismi e nei suoi stereotipi, è molto vicina a quei modi di pensare patriarcali e purtroppo quella che poteva essere una storia che avrebbe fatto da buon esempio, si è trasformata nel più triste dei finali.

Cosa è successo a C'è posta per te

"Per 25 anni è stata una brava madre, ora invece non la riconosco più". Questo il punto tenuto dalle tre figlie che alla fine chiudono la busta nonostante i tentativi di Maria De Filippi di farle ragionare. Quando, ad esempio, Maria chiede a Salvatrice se sua madre è stata presente, in senso anche economico, per il suo matrimonio, Salvatrice dà per scontata la cosa: "Certo, come ogni madre dovrebbe fare". Qui c'è una importante lezione impartita dalla De Filippi alle ragazze: "Non sta scritto da nessuna parte. Non c'è un prontuario. Ogni volta è come se ci fosse un codice da rispettare come madre e quando si fa qualcosa di diverso viene cancellato tutto il resto". La risposta delle tre ragazze è stata senza cuore: "Non ce ne frega niente, chiudiamo la busta". 

Rossana disattiva il profilo dopo gli insulti

Sarà stato forse anche per l'intervento invadente di Maria De Filippi che Rossana, dopo la puntata di "C'è posta per te", ha la brillante idea di condividere dei meme ironici che offendono la situazione appena andata in onda. Qualcosa che non è stata cosa gradita ai numerosi utenti che, dopo la diretta, si sono messi sulle tracce delle tre ragazze per rivolgere loro insulti e commenti negativi. Rossana condivide un meme in cui Maria De Filippi spinge le ragazze a ragionare, ma è proprio il suo fumetto a dire: "Maria gioia iu ti vocchiu beni ma fatti i cazzi to"È in dialetto catanese, ma immaginiamo non serva alcuna traduzione. Il pubblico a casa, intanto, condanna le tre figlie: "Sono tre vipere".