Renzo Arbore manifesta a Fanpage.it la volontà di fare il vaccino, spiegando come combatterebbe le reticenze dei negazionisti del Covid e dei no vax e commentando le minacce di morte contro l'infermiera Claudia Alivernini. Ha 83 anni e, da figlio di medico, ha affrontato la prova più dura di questa pandemia, ossia quella di approfondirne cause ed effetti per comprendere a pieno i vari passaggi che hanno portato finalmente ai vaccini Pfizer e Moderna. Una lotta alla disinformazione, sostenuta dalla capacità di ingannare il tempo con nuovi format online, tra i quali l'ultimo dal titolo "Aspettando il vaccino", pot pourri dello spettacolo ricavato dal suo archivio e da una preziosa memoria storica, dalla quale solo grandi artisti come lui possono attingere. Lo abbiamo raggiunto nella sua casa di Roma, dove ha trascorso lockdown e quarantene tra spartiti di musica e nuove idee custodite gelosamente nel cassetto.

Renzo, ti vaccinerai?

Assolutamente sì, devo vaccinarmi. La paura viene sgominata dal fatto che tutte le aziende produttrici di vaccini, da Pfizer e Moderna, sono sotto il controllo della Food and drug administration americana, che io conosco perché ho frequentato assiduamente gli Stati Uniti. È un’organizzazione serissima, che impedirebbe la distribuzione di medicine fasulle.

Ci sono persone spaventate dalle controindicazioni. Tu?

Informandosi, ti accorgi che le controindicazioni sono pochissime, parliamo di mal di testa e spossatezza, disturbi minimi. Il vaccino è una mano santa per distruggere questa pandemia che ha polverizzato almeno un anno della nostra vita.

La paura si è anche trasformata in aggressività. Hai letto delle minacce di morte fatte pervenire a Claudia Alivernini, la prima infermiera dello Spallanzani che ha accettato di fare il vaccino?

Sì ho visto ed è vergognoso. È un momento molto delicato, io sono figlio di medico e sono molto attento ai negazionisti e ai no vax. Le parole che le hanno riservato sono inammissibili, dobbiamo essere liberi di esprimere la nostra opinione, poi ognuno fa quello che vuole.

Cosa diresti tu a un no vax?

Io direi di approfondire, di informarsi. Dietro ci sono fake news, ignoranza e tante leggende. La rete è una benedizione ma non può essere presa così sul serio, visto che chiunque può parlare ed esprimersi per avere visibilità.

Una lotta contro la disinformazione?

Sì, per sostenere la buona informazione. Io alla mia età ho dovuto superare questo esame, informandomi bene prima di farmi un’idea su tutto.

Tra i personaggi pro vaccino si sono già espressi anche Lino Banfi, Pippo Baudo e Iva Zanicchi. Proprio lei ha dichiarato: “La gente è un po’ frastornata, diciamoci la verità. Non sa bene cosa fare, troppe volte ci hanno detto delle cose per poi smentirle il giorno dopo”. Pensi sia stata fatta confusione?

C’è stato il parere di tantissimi esperti, fin troppa informazione. La televisione ha fatto quello che doveva fare, accogliendo il parere di scienziati e di virologi. Poi che ci siano stati pareri contrastanti fa parte della democrazia del nostro sistema di comunicazione. Nessuno è stato zittito, e questo è molto importante.

Il tuo personale contributo non si fermerà al consenso al vaccino, vero?

Sul mio canale RenzoArboreChannel.tv, non potendo esimermi dal fare tv pur stando a casa, ho realizzato un programma che si chiama Aspettando il vaccino. È destinato a tutti coloro che, come me, sono in lista d’attesa per il vaccino. Ogni giorno caricherò delle chicche televisive, non solo mie, e nella mia solita maniera un po’ educational cercherò di testimoniare come un anziano non deve avere paura del vaccino e può intrattenersi nell'attesa di farlo il prima possibile.

Ormai sei un navigatore esperto e assiduo, come hai stabilito questo rapporto con la rete?

Con la curiosità perché penso che il pubblico adulto deve esserne attivo fruitore come i ragazzi. Mi sembra stupido che le persone non più giovani la disertino e io vorrei essere lo strumento per avvicinarli. Bisogna fare i conti le novità del digitale e cavalcare le sue potenzialità.

Ti seguiremo online nel nuovo programma Aspettando il vaccino ma in tv quando ti rivedremo?

Dovete chiederlo alla Rai, tu pensi che io sia molto corteggiato ma non è così. Ho inventato, nella mia carriera, ben venti format, tra i quali il primo talk show nella storia della televisione che si chiamava Speciale per voi. Non c’erano né Costanzo né Vespa, nessuno che si cimentasse in questo genere. Sono stato, a mio modo, un pioniere e ho sperimentato tanto. Eppure, oggi vedo vincere una sorta di pregiudizio.

Pregiudizio su cosa?

Verso un ottantenne, credo.

Abbattiamoli allora, quale sarebbe un programma che ti piacerebbe portare in tv a breve?

Non lo dico nemmeno sotto tortura (ride, ndr). Ho le mie idee nel cassetto, questo è certo, e ne sono geloso. Ti confesso però che, in tema di novità, tra le ultime cose viste ho molto apprezzato il programma Koprifuoco su canale21, con Lino D’Angiò e Alan De Luca.

Raffaella Carrà dice ironicamente che il 31 dicembre spaccherà tutto, a costo di chiamare i muratori. Condividi con lei questo mood?

No, io lo passerò a casa tranquillo, nel pieno rispetto delle regole. Ho tanti amici, farò un grande meeting su Zoom per farci gli auguri e canticchiare qualche canzone.

Mi dici la canzone che canticchierai a mezzanotte?

Vengo dopo il Covìd (ridiamo, ndr)

A questo punto possiamo dire Avanti tutta. Cosa porterai con te di questo 2020?

La riflessione. Abbiamo avuto tutto il tempo per raccoglierci in una splendida introspezione. Ci eravamo scatenati in anni volgari ed estremamente consumistici, egoisti e disordinati, mentre in questo anno abbiamo potuto riflettere sulle cose importanti della vita, dalla salute in primis fino al lavoro e agli affetti. Me lo porterò dietro, soprattutto perché mi sono soffermato sul mio passato, sulle cose conquistate e quelle invece perse. Cerco di fare necessità virtù, che è l’unico modo per aspettare questo vaccino senza annoiarsi.