Sono mesi che la tv ci parla di intrattenimento. Mesi in cui tutti i maggiori programmi del piccolo schermo si propongono come obiettivo quello di distrarre il pubblico italiano da bollettini, curve e bilanci su coronavirus e vaccini. Una complicata partita a porte chiuse, che spesso è stata persa. Chi ha giocato in prima linea ha dovuto affannarsi per spiegare con quali intenzioni si portasse uno show leggero in prima serata, battagliando anche con strenui detrattori dello svago, che nemmeno nel Festival di Sanremo hanno visto l’opportunità per uscire dal quel tunnel di scoramento.

Tutto depauperato della forza propulsiva della risata, tutto appiattito a occupazione del tempo in mancanza di libertà di spostamenti. A parte lo zoccolo duro di Maria De Filippi, il resto è rimasto ingabbiato nel progetto embrionale di tenere alto l’umore e la curva solo dell’auditel.

In questo perimetro fortemente minato da crisi di ogni tipo (mediche, economiche e psicologiche) si è fatto largo questo format giapponese che ha radunato il meglio della scuola comica italiana, attivando questa dad dell’umorismo dai risvolti inaspettati. Amazon Prime ci ha visto lungo e ha scelto accuratamente anche i nomi dei comici da costipare in sei lunghe ore di risate censurate.

Il risultato è stato un mix di comicità, satira e demenzialità che ha unito il cabaret televisivo, la stand up comedy e l’umorismo 3.0 in un’unica formula vincente. Letali e subito meme: il tip tap della Monna Lisa Elio e Frank Matano con il suo bastoncino sonoro (in coppia sarebbero già pronti per uno show tutto loro), Pintus versione Cannavacciuolo con ‘hai cagato?’, il mignottone pazzo di Michela Giraud, il Posaman un po’ Zoolander di Lillo, la vecchina col fischio del vincitore Ciro Priello, la barbie tris di primi di Katia Follesa e la bambina indemoniata di Caterina Guzzanti, uscita da uno dei corridoi di Shining. Immotivatamente in sordina Fru e Luca Ravenna, cifre comiche sacrificate visto il loro potenziale. Rodati gli host Fedez e Mara Maionchi, che di partenza avevano l’X Factor necessario per fare da moderatori e tenere il timone di questa nave di matti.

Il format giusto al momento giusto. A ridosso di un weekend di pasqua ancora sottotono per la farraginosa gestione vaccini e le curve faticosamente discendenti, Lol chi ride è fuori ha bucato il second screen di molti cellulari per appropriarsi di quello principale di milioni di case italiane. Un’ottima occasione soprattutto per le famiglie, che hanno potuto ritrovarsi sul divano per una valida alternativa a quello che sarebbero state ore di cinema e popcorn.

Sì perché LOL ha anche colmato il vuoto degli spettacoli dal vivo, ha simulato una realtà teatrale che manca, generato un live della comicità che, come tutti i live, si spera torni quanto prima nelle caselle vacanti di serate e weekend. Si aveva voglia di tutto questo, di ridere senza sensi di colpa, di farlo in modo inevitabile. E diciamo che in un ipotetico gioco a distanza, saremmo stati tutti perdenti al primo minuto, andandone pure fieri. Invece, al cast di questa prima edizione di LOL Chi ride è fuori resterà per sempre la soddisfazione di aver portato a casa una positività stranamente desiderata, quella dell’umore nazionale, e la consapevolezza di una gratitudine fuori controllo, che è stata il motore dell’enorme consenso sui social.