La simpatia di Pupo travolge perfino le sfere rosse di Live – Non è la D’Urso, la trasmissione di Canale5 ideata e condotta da Barbara D’urso. Ospite in studio per difendere la scelta di vita operata 30 anni fa, Enzo Ghinazzi racconta la sua condizione speciale di marito e compagno: dal 1989 vive due storie d’amore parallele, alla luce del sole, con la moglie Anna e con la compagna Patricia.

Il concetto di famiglia allargata

Di sesso non parliamo nemmeno più. Ho più di 60 anni, lo facciamo una volta al mese” specifica l’artista, negando fin da subito che le sue relazioni vivano solo nella sfera sessuale. Patricia e Anna hanno accettato di condividere l’amore dell’artista, che in questa occasione smentisce di vivere insieme a entrambe: “A volte ci capita di andare tutti e tre insieme a cena, ci sembra tutto normale. Noi non conviviamo, non dormiamo insieme e non facciamo orge. Sarebbe di una tristezza unica”. Ammette, però, che per ricalcare il suo esempio debba essere rispettata una fondamentale condizione di fondo: “Possibile che io possa permettermi di avere due donne perché sono ricco, è una cosa da ricco. È colpa mia se me lo posso permettere?”.

Famiglia allargata accettata dalle sue figlie

Pupo ha tre figlie, due nate dal matrimonio con Anna e un’altra da una relazione extraconiugale vissuta con una fan. Tutte e tre avrebbero accettato serenamente di far parte di una famiglia allargata tanto speciale: “Ho tre figlie, due con mia moglie e una con una donna che non è Patricia. Sono fortunato. Ho figlie che non si sono mai drogate, non hanno mai fumato, non si sono mai permesse di chiedere un abito firmato. Ho una famiglia che dimostra che le mie scelte sono state perfette”. Il pubblico manifesta di avere compreso quanto Pupo ha voluto trasmettere: è lui che è stato assegnato il voto per il “più amato” del talk. Dagli spettatori, però, Ghinazzi si congeda così: “Sono stato un uomo molto fortunato. Sono riuscito a dare un finale felice alla mia vita. Se qualcuno mi chiedesse se rifarei tutto, risponderei di sì solo se avessi la garanzia del lieto fine. Se non avessi questa certezza, non lo rifarei”.