Ormai è un'impasse. Non si perdona il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, per aver ospitato Chiara Ferragni durante un photoshooting per Vogue Hong Kong e averla resa una Venere 3.0 in shorts, con il tacito consenso di un disinteressato Botticelli.  La nota imprenditrice ha glissato e ha inaugurato la stagione dell'arte, proseguendo il suo tour per le meraviglie d'Italia, che se lo sapesse Alberto Angela sarebbero davvero dolori. Schmidt, dal suo canto, non si è detto minimamente pentito e, anzi, ha dichiarato a Fanpage.it che il brand Ferragni ha fatto molto bene alle casse degli Uffizi e alla sua viralità nel target dei giovanissimi:

Non solo siamo schizzati alle stelle sui nostri canali social, ma per giunta quest’ultimo fine settimana abbiamo registrato fino al 27% di giovani, sotto ai 25 anni, in più al museo. Questa grande spinta ci consentirà di far rientrare alcune persone che ora sono in cassa integrazione. Quindi benvenuta Chiara, ne è valsa la pena.

E mancava solo la dimostrazione pratica che il brand Ferragni con l’occhiolino cigliato e l’acqua minerale personalizzata riuscisse a convertire in numeri e soldoni per alimentare l’ipotesi che sia proprio lei il volto femminile ideale per il Festival di Sanremo 2021. Già nel 2020 aleggiò il suo nome quando si parlò di un Festival dedicato alle donne (come fossero una specie protetta) e si scatenò la solita tempesta. Il Codacons, indignato, minacciò un’azione legale contro la Rai se fosse stata decisa a volerla, definendo la nota influencer ‘un modello diseducativo’ e motivando così la loro opinione:

Chiara Ferragni è stata oggetto di numerose denunce alle autorità competenti per l'uso totalmente errato dei social network, con particolare riferimento all'utilizzo che la stessa fa su Instagram del proprio figlio, utilizzato a scopo commerciale per promuovere marchi e prodotti vari, in totale violazione delle norme vigenti che tutelano i minori e la loro privacy.

La Ferragni ebbe, giustamente, da ridire. Chiese fatti e non illazioni, e le fu risposto che sarebbe stato inammissibile accogliere nel tempio di Sanremo la madrina della pubblicità occulta, soprattutto come modello comportamentale per i giovanissimi. Tanto più, aggiunsero, dopo aver reso una star inconsapevole il figlio Leone, aver accettato di promuovere un acqua al prezzo di 8 euro e aver organizzato una festa di compleanno (quella di Fedez) in un supermercato, con tanto di spreco di cibo e di bevande. Un disastro insomma.

La blonde salad, che aveva sostato al banco frigo prima di affittare  tutto il supermercato, chiese un confronto civile e prove concrete della sua inettitudine morale, poi tacque. Ad oggi, semmai fosse di nuovo nominata come padrona di casa della kermesse, al fianco di Amadeus e Fiorello, non è pensabile cosa potrebbe nuovamente accadere. Soprattutto in seguito alle polemiche che hanno attraversato i corridoi degli Uffizi e sono arrivate fino ai TG. L’arte non si riduce a un tormentone social, come ha tenuto a precisare Tommaso Montanari su Il Fatto Quotidiano, e non si mescola con filtri e stories.

Figuriamoci cosa accadrebbe se ‘la biondina’ (appellativo in cima alle preferenze degli haters) da 21 milioni di followers, 12 mila dollari a post su Instagram, 40 milioni di utenti mensili come dote in engagement (che interagiscono con i suoi post con like e commenti), un posto fisso in classifica Forbes tra gli influencer più pagati del world wide web, scendesse le sacre scale dell’Ariston dopo aver già profanato il simulacro della Mostra di Venezia, con il suo Unposted. Se la ‘bambolina’ (sempre fonte haters) poliglotta, che intrattiene rapporti commerciali con le maison più accreditate del mondo e se ne intende anche di cinema e audiovisivo, si azzardasse a cimentarsi in interviste con ospiti internazionali presi direttamente dalle sue liste amici. Se, al posto della ‘fidanzata di’ e della ‘giornalista presa da’, volesse stare un passo indietro solo per impugnare meglio il selfie stick e realizzare una foto panoramica con tutto l’Ariston da spedire direttamente negli States, come una Ellen DeGeneres durante la notte degli Oscar. Cosa accadrebbe? Le darebbero la morte e lei, alla faccia loro, troverebbe il modo di monetizzarla, fasciata nella bandiera tricolore.

E allora dovrebbe accadere. Siamo già in ritardo per limitarci solo a pensarlo.