"Non sono fatto come nessuno di quelli che ho incontrato, oso credere di non essere come nessuno di quanti esistono. Se non valgo di più, sono almeno diverso". Leonardo Pazzagli sceglie una frase di Jean-Jacques Rousseau per aprire il suo curriculum e non sembra un caso. Perché il suo Lapo, il personaggio più ambiguo e tridimensionale del cast giovane di "Pezzi Unici", sembra un altro simbolo della rivoluzione narrativa della Rai, ormai in atto da un paio di stagioni. La fiction sta conquistando e incuriosendo i telespettatori, la dimostrazione che Cinzia TH Torrini, che scrive e dirige la serie, non sbaglia un colpo. Il fatto che il progetto continui a macinare grandi ascolti rende l'idea, ma qui numeri e contenuti vanno finalmente a braccetto.

Il segreto di Pezzi Unici

Gran parte del merito, oltre a un Sergio Castellitto inaspettatamente profondo, è certamente della scrittura del personaggio di Lapo, che regge la sottotrama migliore tra tutte quelle dei "pezzi unici". Un diciannovenne che ha perso il padre, un grande artigiano, quando aveva solo 7 anni. Che ha convissuto con una madre tossicodipendente e un patrigno violento e spacciatore. La storia di Lapo è quella del ribelle dannato. Un personaggio in chiaroscuro che dietro tanta sofferenza, conserva un lato dolce ma sui pende sempre l'alone del mistero e del sospetto. E la narrazione si regge, episodio dopo episodio, su questo strano legame tra lui e Vanni, il maestro artigiano alla ricerca disperata della verità sulla morte di suo figlio Lorenzo. Un equilibrio sottile tra due personaggi forti che capovolgono continuamente il loro rapporto di forza. Sono l'uno l'antagonista dell'altro.

Chi è Leonardo Pazzagli

Ma chi è Leonardo Pazzagli? Classe 1992, nasce a Lecco ma si trasferisce giovanissimo a Siena. Ha gli occhi più azzurri di tutta la fiction e parla due lingue, l'inglese e il portoghese. Si forma a Siena, poi studia a Londra e presso il laboratorio permanente di A. Prete. Leonardo Pazzagli ha già esordito al cinema con Ivan Cotroneo ne "Il Bacio" (era il 2016 e il film vince anche un Nastro d'argento). Poi "Non c'è campo" di Federico Moccia e "Nessuno come noi" di Volfango De Biasi. Ma è in televisione che il volto di Leonardo Pazzagli si vede di più. Prima di "Pezzi Unici", "Il nome della rosa" di Giacomo Battiato" e "Una grande famiglia 3" di Riccardo Donna, tra i lavori migliori.