Una situazione surreale quella dei giorni dopo Sanremo. Sembra quasi di vivere in una brutta puntata di "Black Mirror" (sì, più brutta di Bandersnatch). Luigi Di Maio ha in buona sostanza parlato di "televoto sovrano", esprimendo le sue perplessità senza remore, attaccando con forza la Giuria di Qualità e quella della sala stampa. In un certo senso, potremmo dire che ha spinto il presidente Rai Marcello Foa a un intervento a "Uno Mattina""Bisogna ripensare ai regolamenti. Il sistema va corretto". Matteo Salvini ha subito twittato in tempo reale: "Mahmood…mah! Preferivo Ultimo. E voi?". Da quel momento, è partita la sassaiola digitale sul ragazzo che ha vinto il Festival di Sanremo 2019. Un triste carosello di insulti dei quali abbiamo provato a dare contezza nella giornata di ieri.

Alessandro Mahmud, nome all'anagrafe dell'artista che ha vinto il Festival, nato a Milano da padre egiziano e madre sarda, è stato attaccato perché considerato "non italiano". Così, dopo la strategia di sfruttare il sentiment negativo sul trend a proprio vantaggio, concausa di questa violenza social che, a memoria di chi scrive, non ha pari nel mondo della musica, Matteo Salvini, in una intervista a La Stampa, ha fatto sapere di essersi scusato telefonicamente con Mahmood: "Mi sono sentito in torto da chiamarlo. È un ragazzo italiano che suo malgrado è stato eletto a simbolo dell'integrazione, ma lui non si deve integrare, è nato a Milano. Lo hanno messo al centro di una storia che non gli appartiene".

Intanto, le polemiche passano e la musica è quella che resta. Per Mahmood, dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2019, arriva la legittimazione del pubblico. Perché il brano "Soldi" è il più ascoltato su Spotify, primeggiando in tutte le classifiche e conquistando il primato di brano italiano più ascoltato nella prestigiosa Top50 Global, che comprende i brani di tutto il mondo. Un suono internazionale, finalmente. A dispetto di una politica che non ha nulla di inclusivo.