Il direttore del Tg1 Giuseppe Carboni
in foto: Il direttore del Tg1 Giuseppe Carboni

"E adesso parliamo dell'ipotesi che il virus sia sfuggito da un laboratorio nei pressi di Wuhan". Così l'anchorman del Tg1 introduce un servizio dell'edizione delle 13.30 del 19 aprile partendo da una questione che si sta insinuando nella discussione pubblica in queste settimane di emergenza sanitaria globale. Il servizio in questione, una panoramica su come l'america stia affrontando il lockdown, prende spunto dalle parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nelle sue esternazioni pubbliche fa sempre più leva sulle presunte responsabilità del governo cinese nell'aver nascosto presunti errori in grado di aver originato la pandemia.

Un'ipotesi, quella di un virus che sarebbe "scappato" più o meno inavvertitamente da un laboratorio cinese, che ipotesi non è, dato che fino a questo momento, al netto di una campagna mediatica alla quale ha contribuito una parte ampia della politica anche qui in Italia, non è sostenuta da alcun dato fattivo e compiuto o da ragionamento logico e supportato da dati certi. L'america sta conducendo delle indagini (ne ha parlato il Washington Post), ma alti esponenti delle istituzioni hanno chiaramente parlato di risultati al momento inconcludenti.

Salvo che non venga considerato come dato il parere del premio Nobel per la medicina Luc Montagnier, secondo cui il Covid19 sarebbe un virus manipolato, uscito accidentalmente da un laboratorio cinese a Wuhan dove si studiava il vaccino per l'Aids. Parere, quest'ultimo, che resta tale e che non è stato accompagnato da elementi certi. È, in sostanza, una supposizione.

Resta quindi da capire per quale motivo il primo telegiornale del Paese, certamente il più seguito, dia spazio ad una notizia di questo genere che in questo momento corre il rischio di dare adito a speculazioni politiche che hanno più che altro il sapore del complottismo.

Non è la prima volta che sentiamo parlare della versione di un virus sfuggito a un laboratorio cinese. Alcune settimane fa diventava di pubblico dominio l'improvvisa circolazione virale sui gruppi di messaggistica istantanea di un servizio del Tg Leonardo del 2015 in cui si parlava di esperimenti in un laboratorio cinese su un coronavirus. Un servizio datato, basato su una notizia vera che nulla aveva a che fare con il coronavirus che ha provocato la pandemia mondiale, ma che in poche ore, anche grazie alla condivisione di personaggi politici come Matteo Salvini e Giorgia Meloni, era riuscito ad alimentare il possibilismo sull'ipotesi di un virus concepito in provetta e non sviluppatosi naturalmente, come la scienza fino ad ora ha dimostrato. Possibilismo favorito dal momento critico e precario che viviamo, in cui un nemico invisibile e sconosciuto ci coglie alla sprovvista, portando molti a rifugiarsi dietro la necessità di trovare un nemico, un avversario per darsi una spiegazione, favorendo il proliferare di ipotesi e congetture in grado di fornire risposte certe e definite, con tanto di colpevoli, lì dove la realtà è sempre più complessa.