Rosario Fiorello voleva andare in pensione. A Maggio compirà 60 anni ed era pronto a fermarsi. L'ha dichiarato lui stesso nel corso della conferenza stampa di presentazione della nuova Raiplay e di VivaRaiPlay, primo programma prodotto dalla tv di Stato e affidato al Mr. Auditel della rete ammiraglia. Fiorello è stato chiamato per fare la rivoluzione e non ha perso tempo, puntando il suo cellulare in faccia ai più istituzionali rappresentanti della stampa nazionale.

Perché Fiorello è così, non ha regole, né limiti. "Chi fa questo mestiere, quello dello spettacolo, non può averne, sarebbe finito" dice, giocherellando con gli occhiali da vista, accarezzandosi la chioma sale e pepe, flirtando con i cellulari della quota young schierata in prima fila, materia di studio di questa rivoluzione, e deridendo un po' tutti, anche l'anziano se stesso.

"Salini è l'amministratore delegato e io lo chiamo sempre AD" scherza, cercando la complicità di Fabrizio Salini alla sua sinistra, "Solo che AD è pure l'inizio di Addio e qua se va male mi sa che può essere profetico" aggiunge, scatenando la platea, che non sa più se sta partecipando a una conferenza stampa o a una pillola del tanto agognato show in Rai, più volte annunciato ma mai realizzato.

Rosario pare avesse chiuso con la tv, almeno a quanto dice, si era divertito con la radio, aveva aperto nuove frontiere sul web con la sua Edicola, subito dopo aver sdoganato l'hashtag in tv nel 2011, quando lo antepose al nome del suo programma #Ilpiùgrandespettacolodopoilweekend, stupendo il pubblico e anche la buonanima di Bibi Ballandi.

Per fare la rivoluzione, tentando di alfabetizzare il pubblico over 50 della Rai nel mondo digitale, di guidarlo alla scoperta della fruizione in rete e aprire un varco nella comunicazione mesozoica di molti suoi programmi, hanno chiamato un rivoluzionario. E Fiorello lo sa bene, mentre riprende qualsiasi cosa intorno a sé e commenta fuori campo la realtà come fosse uno e trino: lui, il suo cellulare e la gente avida del suo umorismo.

E in questo unicum che è ‘la gente' ci passano tutte le fasce d'età, perché con Fiorello ci vogliono parlare i grandi ma anche i ragazzini. Ed è un attimo sul palco quando il registro passa dalla derisione del reparto geriatria Rai, fatto di lastre, sfigmomanometri e analisi del sangue, a quella di un mondo diametralmente opposto, tutto social, fatto di tik tok, boomerang e video usa e getta. La capacità di attraversare realtà collegate tra loro ma spesso incompatibili, realtà che invece di guardarsi con sospetto o sentirsi unite solo da una discriminazione immotivata che non li vorrebbe più alle urne, adesso potranno (se vorranno) interagire, parlando ognuno il proprio linguaggio.

Un progetto ambizioso, una Babele su multipiattaforma (tv – radio – web), che aveva bisogno dell'aspirante pensionato Fiorello, arzillo 60enne che non è più semplicemente un one man show, bensì un esperto di comunicazione, che sta alzando l'asticella ancora una volta per non appendere il cellulare al chiodo prima che il suo chiosco itinerante possa trasformarsi in un'aula per la terza età e in un'occasione per i nativi a digiuno di teche.