A due giorni dall’approvazione del Consiglio d’Amministrazione della Rai della nuova policy che regolamenta e risolve i conflitti d’interessi nell’azienda pubblica tra conduttori, agenti televisivi e produttori, non sono mancate le prime reazioni di chi si ritrova in un modo o nell’altro a essere direttamente colpito da un provvedimento che è stato approvato ormai quasi tre anni fa dalla Commissione parlamentare di Vigilanza. A fare più rumore è l’intervista che Fabio Fazio ha rilasciato questa mattina, 19 giugno 2020, al Fatto Quotidiano in cui contesta quella che il giornale di Marco Travaglio chiama “norma anti-Fazio”. Su questo punto, occorre fare estrema chiarezza perché si rischia di confondere un documento approvato da una commissione bicamerale, che rappresenta gli interessi degli italiani, come una mannaia ad personam.

Perché è stata travagliata la storia di un atto che la Commissione Vigilanza ha approvato il 27 settembre 2017 e che l’AgCom ha accolto con parere positivo il 2 agosto 2019. La Rai di Salini avrebbe dovuto approvare la risoluzione già in gennaio, come da lui stesso anticipato in Vigilanza lo scorso novembre 2019. Ora, la policy sarà finalmente realtà. Ma il documento in questione sarebbe dovuto essere adottato dalla Rai entro novanta giorni dall’approvazione della Commissione. Termini che, come è evidente, sono stati abbondantemente superati.

Cosa dice la risoluzione? Con il documento si cerca di limitare la produzioni di quei programmi che rischierebbero di diventare sub-appalti dei conduttori stessi. In particolare quelli in cui la Rai affida “a società di produzione controllate e/o collegate ad agenti di spettacolo che rappresentino gli artisti che a qualunque titolo prendano parte ai programmi medesimi”. Con la risoluzione si cerca ancora di "escludere che sia affidata a società di produzione controllate e/o collegate ad artisti l'esecuzione, anche tramite appalti parziali, di programmi trasmessi dalla Rai, nei quali gli stessi artisti siano a qualunque titolo presenti e che per questo motivo percepiscano un corrispettivo dalla concessionaria” e ancora di "escludere che in uno stesso programma possano essere contrattualizzati più di tre artisti rappresentati dallo stesso agente o da altra società di cui l'agente sia socio”.

La risoluzione non colpisce solo Fabio Fazio

La risoluzione è nata quindi allo scopo di valorizzare la produzione interna e adottare un principio di massima trasparenza nella scelta degli artisti, dei conduttori, degli ospiti delle trasmissioni evitando quindi di concentrare ogni cosa nelle mani di pochi. Troppo spesso accade che le trasmissioni appoggiate su produzioni esterne finiscano alla fine per rappresentare una conclamata anomalia per cui un conduttore di una trasmissione finisce per essere gestito da un agente che figura anche come produttore e che inserisce, all’interno dello show, altri elementi da lui rappresentati. Avviene normalmente, come una routine consolidata. Una routine tossica che la risoluzione avrebbe quindi risolto già tre anni fa, se solo fosse stata applicata.

Di recente, sull'onda di pressioni interne, ne avrebbe fatto le spese anche Amadeus. Il conduttore di punta del servizio pubblico avrebbe dovuto dire addio a un progetto musicale alternativo a Sanremo. Questo progetto sarebbe stato affidato alla Arcobaleno Tre, casa di produzione del suo agente Lucio Presta. Agente televisivo, conduttore e produttore: un circuito e un legame che non potrà mai più verificarsi con questa norma applicata a partire dal prossimo 17 settembre 2020. Un singolo agente non potrà rappresentare più del 30% degli artisti di una stessa produzione oltre a non poter curare gli interessi degli artisti dei programmi da lui prodotti. Un altro degli agenti, che come Lucio Presta si ritrova inserito in queste dinamiche è certamente Beppe Caschetto. Un esempio? Pensiamo a "Quelli che il calcio": Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Enrico Lucci, Federico Russo, Ubaldo Pantani. Tutti gestiti da Caschetto.

Per questo, chiamarla norma “anti-Fazio” appare strumentale. Come se il bersaglio fosse soltanto lui perché rientra nella doppia veste di conduttore e produttore dello show (“L’Officina”). È sbagliato considerarla "ad personam", quindi. Si tratta di una policy che corregge un abuso che nel servizio pubblico non può più esserci. Sarebbe più corretto chiamarla norma “salva-pubblico”. O, se proprio vogliamo essere strumentali fino in fondo, “salva-italiani”.