Il Paradiso delle Signore chiuderà, ormai non è più un mistero. La Rai però potrebbe finire per pentirsi di non aver confermato il prodotto per la prossima stagione, visti i risultati che la soap pomeridiana sta ottenendo in queste settimane. I dati raccontano infatti di una crescita costante negli ultimi mesi, arrivando a stabilire un record personale di 1.831.000 telespettatori e il 16,5% di share segnando un nuovo record stagionale. Risultati, quelli dei giorni scorsi, favoriti anche dalla temporanea assenza della concorrenza di "Detto Fatto", che da due settimane va in onda in forma ridotta per lasciare spazio alla corsa a tappe ciclistica della Tirreno-Adriatico.

Dopo una partenza timida a inizio stagione, la crescita de "Il Paradiso delle Signore" è stata costante e questo non fa che alimentare una maggiore perplessità per la scelta dell'azienda di chiudere un progetto avviato con investimenti importanti a inizio stagione e bloccato in tronco. Gli ultimi episodi sono stati realizzati il 15 marzo, giorno in cui l'attore Alessandro Tersigni ha salutato i telespettatori dicendo addio alla serie di cui è stato protagonista per nove mesi.

Da Aurora Tv, la casa che co-produce la soap con Rai Fiction, erano già arrivate proteste per la scelta di Rai1, definendo la chiusura de "Il Paradiso delle Signore" un vero e proprio spreco, non solo per le 300 persone cui dava lavoro, ma anche per l'importante investimento che l'avvio della soap aveva comportato e che sarebbe stato probabilmente ammortizzato con il proseguo nelle prossime stagioni. In queste ore è stato reso noto un altro comunicato, con un commento del  produttore di Giannandrea Pecorelli relativo ai successi di ascolti di questi giorni:

Con tutto il cast, vogliamo ringraziare gli spettatori che ci seguono con sempre crescente interesse e attenzione non solo il pomeriggio su Rai Uno ma sulle varie piattaforme Rai e in tutto il mondo, grazie a Rai Italia. Il gradimento del pubblico aumenta il dispiacere per la chiusura di una serie che offre alla Rai un'altissima redditività ad un costo bassissimo che avrebbe potuto tornare ad essere trasmessa con successo anche nel prime time. La chiusura, oltre a togliere il lavoro a centinaia di persone che si erano dedicate con passione a a questa produzione unica in Italia, che prevedeva la realizzazione ogni giorno di puntate di 40 minuti, provoca un grave danno economico in quanto vengono perse le spese sostenute per avviare importanti strutture produttive