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Chiude Il Paradiso delle Signore, protesta la casa di produzione: “Ingiusto, è uno spreco”

La cancellazione della serie in onda ogni pomeriggio su Rai1 ha scatenato le proteste del pubblico affezionato, mentre si alza la voce di Aurora Tv, casa che produce la soap: “Scelta assurda, visti i costi e gli ascolti”.Durissimo anche Giancarlo Leone, presidente di Atp: “La chiusura rappresenta un passo indietro per la Rai”.
A cura di Valeria Morini
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Divampa la polemica contro la Rai per la decisione di cancellare Il Paradiso delle Signore. La soap opera in onda con cadenza quotidiana sparirà dal palinsesto di Rai1 da fine maggio, ufficialmente per via dei costi troppo alti associati ad ascolti considerati non esaltanti. Ai malumori degli spettatori, si sono unite le vive proteste della casa di produzione, Aurora Tv (società di Banijai), che sostiene di non aver mai ricevuto dalla Rai una comunicazione diretta della chiusura e offre una rilettura ben diversa sulla questione dei costi.

Quanto costa Il paradiso delle signore

Ispirata liberamente a un romanzo di Emile Zola e ambientata nella Milano degli anni 50-60, Il Paradiso delle Signore è andata in onda in prima serata su Rai 1 per due stagioni, tra il 2015 e il 2017, per poi trasformarsi in una produzione quotidiana, con un cast rinnovato. La durata delle puntate (40 minuti anziché i consueti 25), insieme alla qualità tecnica e all'ambientazione d'epoca la rendono una produzione diversa alle consuete soap opera italiane. Eppure, il prodotto non risulterebbe così dispendioso per la Rai, a quanto sostiene una nota di Aurora Tv e dell'amministratore delegato Giannandrea Pecorelli, riportata da Davidemaggio.it:

Il costo della prima stagione è stato di 23 milioni di euro. Questa cifra è coperta al 75% dalla Rai (ovvero per 17 milioni 239mila euro) e il restante da Aurora Tv (quasi 6 milioni di euro). In circa dieci mesi, con tre troupe, 180 persone impiegate, una settantina di attori fissi, 30 comparse di media al giorno (tutte in costume) abbiamo realizzato 7.200 minuti. Ovvero con un costo per il servizio pubblico di 2.400 euro al minuto. In questa cifra ovviamente sono comprese le spese per realizzare una produzione unica nel suo genere, in particolare la costruzione di circa 60 set in 3.500 mq di scenografie in teatri coperti e 2.000 mq in esterno, ma anche, ad esempio, un sistema integrato di post produzione che impiega 7 montatori video e 3 montatori audio e che permette di editare in due settimane 10 puntate da 40 minuti. Abbiamo proposto a Rai di abbassare i costi totali di produzione, di alzare la nostra quota produttore al 30% e di limitare quella Rai al 70% con un costo reale per Rai di 13.500.000 per 180 puntate da 40′ ciascuna. Ovvero un costo orario per Rai di 1.875 euro al minuto.

La questione ascolti

Aurora Tv mette in discussione anche l'altro punto focale che avrebbe portato alla decisione di chiudere la trasmissione, vale a dire gli ascolti troppo bassi. La collocazione oraria, secondo la casa di produzione, sarebbe dannosa per la soap: "Il Paradiso delle Signore nella forma daily era stato concepito inizialmente per essere trasmesso alle ore 14.00 con un bacino di ascolto molto ampio e con maggiori possibilità di raggiungere spettatori di diverse fasce di età che avevano seguito con passione la versione prime time". Rai1 ha invece scelto di collocare alle 14 il programma Vieni da me, spostando la serie intorno alle 15.40 come "cuscinetto" tra lo show di Caterina Balivo e La vita in diretta. Va tenuto conto del fatto che a quell'ora sulla concorrente Canale 5 è già in onda Uomini e Donne, programma che ha un target analogo a quello de Il Paradiso delle signore: "Successivamente la Rai ha deciso di collocarlo alle 15.30, in una fascia oraria che da alcuni anni ha subito una continua perdita di ascolti assestandosi intorno al 10% di audience. I risultati di share raggiunti da Il Paradiso delle Signore, quasi il 50% in più in pochi mesi, sono sotto gli occhi di tutti". La serie è in fatti assestata intorno al 14-15% di share. A questo si aggiunge il fatto che Il Paradiso delle Signore nasce come uno di quei programmi adatti alla visione multipiattaforma:

Il Paradiso delle Signore infatti oltre al primo passaggio su Rai1, viene visto con sempre crescente successo su tutte le piattaforme Rai (Rai Premium e RaiPlay) e ha una rilevanza notevole nel canale Rai Italia destinato all’estero, anche perché racconta l’Italia. Oltre a essere per la sua struttura, un prodotto altamente replicabile ad esempio in estate. Il Paradiso delle Signore, come detto, ha anche una forte rilevanza nel mercato internazionale e chiunque fa questo mestiere sa che il maggior numero di ore sul mercato aumenta la valorizzazione dei diritti. Al contrario interrompere una serie attualmente in vendita, vuol dire deprezzare i suoi valori unitari, creando un gravissimo danno ai detentori dei diritti.

Il dubbio sulla chiusura legata a Fazio

La nota chiude la questione precisando che bloccare Il Paradiso delle Signore andrebbe in controtendenza con la volontà della gestione Rai di razionalizzare le spese ed evitare gli sprechi. Cancellare Il Paradiso delle Signore "dichiarando che ‘costa troppo’, oltretutto non ammortizzando gli investimenti già fatti, anzi buttando tutto il denaro già speso in strutture fisse, può quindi significare altro". Intanto, nelle ultime ore si è già diffusa l'insinuazione secondo cui eliminare la soap dai palinsesti sarebbe una mossa politica, al fine di colpire indirettamente Che tempo che fa di Fabio Fazio (prodotto da L'Officina, anch'essa parte del gruppo Banijai), programma da tempo osteggiato dal governo.

Giancarlo Leone contro la chiusura della serie

A chiedere alla Rai di tornare sui propri passi è anche Giancarlo Leone, che dopo essere stato direttore di Rai1 è oggi presidente dell'Associazione produttori televisivi. Queste le dichiarazioni riportate su PrimaOnline: "L’APT si augura che la chiusura venga smentita perché la produzione non soltanto rappresenta un investimento strategico il cui beneficio è palese per la rete con una media di oltre il 15%, ma è anche la prova che con nuovi modelli industriali di produzione è possibile realizzare 180 puntate l’anno di day time al costo di due serie da 8 episodi l’uno di prime time, creando dunque valore per un settore in forte crescita come quello della produzione seriale. Una scelta diversa dalla conferma della produzione costituirebbe un passo indietro della Rai rispetto al suo ruolo di volano dell’industria dell’audiovisivo ed una sottovalutazione degli eccellenti risultati finora ottenuti da Rai Fiction e Rai1. Inoltre Rai rinuncerebbe a presidiare la produzione di serialità in day time, unico caso in Europa".

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