In questi ultimi anni abbiamo visto il volto di Greta Scarano in molti contesti diversi, dal cinema alla Tv, Rai, Mediaset, Sky. Ma il mondo della recitazione segue logiche tutte e in quest'anno in cui le cose possiamo guardarle solo sul piccolo schermo, Greta Scarano è praticamente ovunque. Dopo avere stravolto l'universo del Commissario Montalbano, l'attrice interpreta Ilary Blasi nella serie Tv "Speravo de morì prima", su Sky dal 19 marzo, che si concentra sugli ultimi due anni di carriera di Francesco Totti e il dramma dell'addio al calcio. In questa intervista racconta il suo momento d'oro e l'esperienza di entrare nella vita quotidiana della coppia più chiacchierata degli ultimi vent'anni insieme a Pietro Castellitto.

Partecipi al racconto della leggenda Totti. A giudizio di molti è ancora troppo presto perché possa diventare epica. Come hai vissuto questo pregiudizio potenziale?

Anch'io non sapevo cosa aspettarmi, ero piena di dubbi e non riuscivo a capire di cosa e come poter parlare di Totti. Poi ho letto la sceneggiatura e me ne sono innamorata. Credo abbiano trovato una chiave di racconto molto intelligente e che intrattiene. Io poi ero curiosa di interpretare un personaggio come Ilary, con cui posso addirittura parlare. Mi sentivo molto responsabile nel riportare sullo schermo questa icona della Tv pop italiana, al contempo compagna di una leggenda. Dopo aver parlato con lei mi sono rilassata, ne era felice e questo è stato fondamentale per il passaggio dal pensare di essere Ilary al diventarlo sulla scena. 

Totti-Blasi è stata la coppia da copertina per eccellenza per un ventennio. Come siete riusciti ad attraversare questa patina ed entrare nel loro privato?

Il testo ci ha permesso di entrare in quei posti inesplorati come la loro intimità, la loro casa. Poi c’è stata la nostra interpretazione, io ero concentrata sul mio rapporto con Pietro, che da quando ho iniziato a lavorare con lui non è stato più Pietro, ma Totti. Ho avuto la fortuna di recitare accanto ad un attore straordinario, generoso.

Da queste serie emerge un ruolo da consigliera di Ilary Blasi che è quasi materno, non a caso nella serie c'è una sorta di competizione, seppur velata, con la madre di Totti, Fiorella (Monica Guerritore, ndr).

Ilary è una figura estremamente solida, per Totti ha rappresentato la bussola delle cose. Lei non l’ha mai guardato con una ammirazione che sfocia nel divinatorio, ma sempre per l’essere umano che è. Questo le ha permesso con distacco di dire quello che pensava, da donna, con un punto di vista molto forte e vivace sulle cose e non ha mai avuto remore nell’esprimerlo. Credo questo sia stato anche il punto forte e la ricchezza della loro relazione non affatto semplice. 

Questa complicità li ha anche salvati.

Si sarebbero potuti lasciare, sì, il loro guardarsi vicendevolmente con estrema umanità è l’ingrediente che li ha resi la coppia longeva che sono.

Uno dei passaggi cruciali della serie è proprio quello della volontà di indipendenza di Ilary Blasi. 

Desiderava fuggire dallo stereotipo, non essere la velina accanto al calciatore. Sin da ragazzina è stata una persona molto volitiva che sapeva esattamente cosa voleva ed ha fatto di tutto per ottenerlo, a prescindere da chi aveva accanto. Questo l’ha resa estremamente forte, molto sfaccettata, per niente piatta. È interessante per un’attrice che deve interpretarla.

Classe '86, romana. Hai vissuto tutte le fasi del mito di Totti in contemporanea. Che ricordi hai?

A me ha sempre fatto molta simpatia e ne riconoscevo il genio e il talento. La Roma è la squadra della mia famiglia, quindi soprattutto per loro era un mito, un simbolo che ho guardato con ammirazione per l'irreplicabilità di quello che ha fatto, ma credo anche di averlo guardato con un distacco simile a quello di sua moglie. Per me non è stato una divinità come accade per molte persone, soprattutto uomini, anche nella mia industria. C'è chi, legittimamente, davanti a Totti resta pietrificato.

Nelle ultime settimane sei entrata anche nel mondo di Montalbano, rompendo totalmente gli equilibri della fiction più amata di sempre. Come l'hai vissuta?

Mentre giravo trovavo molto interessante quello che stava accadendo, avevo percepito di poter rappresentare una rottura notevole anche attraverso Zingaretti, confrontandomi con lui molte volte. Veder capitolare Montalbano in maniera quasi definitiva è stato estremamente intrigante, ma il clamore che questa cosa ha generato non me lo aspettavo, io cerco solo di stare attenta a finire in prodotti che guarderei. Non sempre è così, non sempre ci riesco, ma a volte ci riesco e questo mi fa felice. 

Dopo Montalbano, Ilary Blasi, in più sarai protagonista di "Non chiamarmi amore", in onda su Rai1 a maggio. Per te è un momento d'oro. 

Diciamo che bazzico da un po', sono tanti anni che faccio questo lavoro. Chiaro che mi fa piacere essere consolidata, sarei scema a non cogliere l'aspetto positivo di questa cosa. Però sono anche molto pratica e ti dico che queste sono cose che ho fatto con la stessa serietà di sempre, quindi non mi siedo sugli allori di un successo momentaneo. Per me l'importante resta sempre emozionare, stare in un contesto di cui possa essere fiera di ciò che faccio e, in questo momento particolare, lo sono. 

Simone Liberati e Grate Scarano in "Non chiamarmi amore"
in foto: Simone Liberati e Grate Scarano in "Non chiamarmi amore"