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19 Marzo 2021
21:37

Speravo de morì prima, Pietro Castellitto: “Non sono la macchietta di Totti”

L’attore protagonista della serie Sky su Francesco Totti, racconta la difficoltà di provare a vestire i panni di una vera e propria leggenda contemporanea nel momento più drammatico della sua carriera, ovvero la fine: “L’ironia ci ha permesso di tenere insieme l’intenzione di raccontare certe cose senza fare la macchietta di Totti e il non allontanarsi troppo dal suo spirito”.
A cura di Andrea Parrella
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Si può essere scettici e prevenuti per diverse ragioni davanti a Speravo de morì primala serie su Francesco Totti, in onda su Sky dal 19 marzo. Chi lo sarà per tifo calcistico incompatibile a quello romanista, chi perché convinto sia ancora troppo presto per una mitizzazione dell'ex capitano della Roma. Non c'è dubbio, però, che la serie diretta da Luca Ribuoli, una volta vista, lasci un segno e vieti l'indifferenza a chiunque abbia vissuto il tempo che racconta, da qualunque prospettiva questo sia avvenuto. In Speravo de morì prima è Pietro Castellitto a caricarsi della responsabilità di essere Totti, ci ha raccontato come è andata.

Oltre alla somiglianza vistosa, ti sei concesso la licenza di portare sullo schermo qualcosa di Totti che non c'è?

Era necessario per creare un racconto audiovisivo, non potevamo limitarci alla semplice battuta o alla sua sintesi ironica. Tutto andava calato in un contesto narrativo che avesse un obiettivo preciso. Eri costretto a fare dei dialoghi, dei monologhi, a fare tutta una serie di cose che magari Totti non sa, che inevitabilmente andasse anche oltre la verità documentaristica di ciò che accadeva in casa sua. In fondo è l'essenza del cinema, la rappresentazione, altrimenti basterebbe un documentario. L'intento era creare una maschera evocativa in cui tutti potessero riconoscersi, era la sfida maggiore. Totti a volte vede alcune scene e dice "questo non è mai successo, ma se fosse successo sarebbe successo così".

C'è questa linea comica e in un certo senso surreale che ti permette di scansare il rischio dell'imitazione.

Si trattava di mettere in scena una cosa molto dolorosa, la fine di una vita, in un certo senso anche la morte, perché quando un calciatore smette di fare quello che ha sempre fatto da quando ha memoria, è costretto a fare i conti con un nuovo terreno oscuro che non conosce minimamente. È un passaggio doloroso per tutti e nel caso di Totti è stato eclatante. Provare a ridere è stata la chiave, l'ironia ci ha permesso di tenere insieme l'intenzione di raccontare certe cose senza fare la macchietta di Totti e il non allontanarsi troppo dal suo spirito. Il clima doveva essere quello che si respira quando si pensa a lui, a come parla e a come si esprime, la pedanteria era esclusa.

Credi che Francesco Totti abbia elaborato il lutto della fine?

Penso siano spaccature così grosse che dimenticarle è impossibile, la sola cosa da fare è imparare a conviverci e credo che sempre di più lui ci stia riuscendo. 

Il prodotto restituisce dei personaggi in una luce completamente diversa, Spalletti su tutti. Come pensi che possa prenderla questa cosa?

Io credo che Spalletti nella serie sia innanzitutto un personaggio di finzione, quindi i rancori più o meno sopiti che i tifosi della Roma hanno nutrito nei suoi confronti restano lì, non si cancellano e non si risolvono tramite la serie. Posso però dire che tutto ciò che fa Spalletti mostra da qualche parte una grande fragilità di fondo che secondo me Gianmarco Tognazzi è riuscito a rendere alla grande, con enorme sensibilità. Questa fragilità credo umanizzi il personaggio, non si tratta di cattiveria fine a se stessa, ma della reazione di un uomo con i suoi dubbi, le sue idiosincrasie, la sua umanità.

La costruzione narrativa è credibile a tal punto da rendere lecito pensare all'assurdo, ad esempio una seconda stagione che parli di quello che nella vita di Totti non è ancora successo. Sei d'accordo?

Se si verifica questo pensiero per me significa che il trucco che abbiamo creato regge. Tu ti affezioni al personaggio in scena, sai che è Totti, ma dopo un po' te ne scordi. Se succede questo guardi la serie e ti ci perdi dentro, ragionando anche come hai fatto tu. Nello specifico non so quanto sia fattibile questo discorso e anche quanto senso possa avere, perché in fondo una cosa più resta nel suo ambito di frammento, più è forte. Allungarla sarebbe rischioso.

Per chiudere: qual è per te il gol più bello di Totti?

Molti diranno il pallonetto contro l'Inter, io mi sbilancio sul tiro al volo contro la Sampdoria.

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